Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA MONDIALE 1914-1918
anno <1977>   pagina <328>
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Alberto M. Ghisalberti
i Governi d'Europa: udite la voce che sale da ratte le trincee in cui si è squarciato il seno della madre terra; essa detta Vultimntum della vita alla morte: il prossimo inverno non più in trincea. Le stesse tumultuose giornate di Torino del 22-26 agosto 1917, che hanno suscitato molta paura nelle autorità e nella buona borghesia della città di Gianduia, quali ripercussioni reali hanno avuto sui quasi tre milioni di uomini al fronte? I 300 esonerati, dispensati, operai militari, comandati al fronte dopo i fatti non furono mai inquadrati nei reparti combattenti, ma incorporati in centurie di lavoratori. H Monticone, autore del più autorevole studio sull'episodio esclude, pertanto, un rilevante influsso della sommossa torinese sull'animo dei soldati e comunque un qualsiasi nesso di causalità fra essa e la rottura del fronte orientale nell'ottobre 1917 .24J
Senza escludere che il piccolo disfattismo della mormorazione e della de­plorazione, arrivando alle trincee, abbia potuto colorire di sé o accentuare qual­che episodio, la drammatica svolta di Caporetto è dovuta prevalentemente a errori e vicissitudini militari e alla stanchezza, non meno morale che fisica, delle truppe. L'esercito, mal sorretto spiritualmente dal paese, ha sentito gra­vare su di sé tutto il peso e tutta la responsabilità della lunga estenuante lotta ed ha ceduto, come, in circostanze simili, su altri fronti, altri eserciti hanno avuto cedimenti simili. Errori tattico-strategici dei comandi, incomprensione della stessa classe politica, turbata, come altre volte, dai suoi rancori e dalle sue gelosie, si sono accomunati.
Ma è proprio chi ha vissuto quei giorni di passione e l'orrore di certe scene che può meglio rendersi conto del miracolo dell'indomani. Come dimen­ticare lo spettacolo offerto ai fanti della Potenza, la notte dal 24 al 25 ottobre 1917, dalla valanga di migliaia di fuggiaschi del IV Corpo d'armata, simili a un torrente che avesse rotto gli argini, in mezzo ai quali si aprivano faticosa­mente la strada per raggiungere la linea di Monte Stol, resistendo agli appelli di quelle orde disarmate che urlavano: È la pace! È la pace! A Roma è scoppiata la rivoluzione: Giolitti è al governo ? La turpe menzogna, registrata nel mio diarietto tascabile, non nasceva da una consapevole preordinata pro­paganda, ma da quel clima di stanchezza e di crisi morale cui si è accennato. I soldati, arrendendosi e ruggendo, gettando comunque le armi, hanno sperato di finire prima la guerra , affermava, il 25 ottobre Rino Alessi, con 1 quale non concordo nel ritenere che così era stato loro detto da certa stampa e da certi partiti. Se tanta importanza avessero avuto quella stampa e quei partiti, non ci sarebbe stato il rinsavimento di qualche settimana dopo. D'accordo, abbiamo raccolto i frutti della vigliaccheria interna , ma le cause dì questa erano diverge e, in certo senso, più gravi di quelle puramente politiche.
elica del Papa in un momento cosi delicato è un disastro, né più né meno. Da qualche parte si è gridato " Viva Benedetto XV " ... Si figuri che fra le truppe si era sparsa subito la notizia che i giornali non arrivavano perché nel Paese erano scoppiate sommosse... . Ved., a favore. MAURICE VAUSSARD, Dtscours inaugurai du Congrès de Spolète, in Benedetto XV, i cattolici e la prima guerra mondiale, a cura di Giuseppe Rossini, Roma. Edizioni 5 Lune, 1969, p. 9 e segg., ma anche lo riserve del cattolico antico combattente Piero Zama nella recen­sione al volume in Rassegna storica del Risorgimento, a. LII (1965), pp. 90-91.
24' A. MONTICONE, il socialismo torinese ed i fatti dell'agosto, ora in Gli Italiani in uniforme 1915-1918. Intellettuali, borghesi e disertori, Bari, Laterza, 1972, p. 144; ved. anche Linci AMBROSOLI, Né aderire né sabotare, 1915-1918, Milano, Edizioni Avanti!, 1961, pp. 218-237.
25) A LESSI, op. cit., pp. 144-145.