Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA MONDIALE 1914-1918
anno <1977>   pagina <337>
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Divagazioni sulla Grande Guerra 337
lui che veniva, per ripartire subito, dal deposito di Lodi del reggimento, era uno di quelli che si sacrificavano a star lontani dalla prima linea. Ed ebbe il torto di accennare a dubbi e a critiche sull'andamento delle cose e sul com­portamento delle truppe, stando accanto alla poltrona alla quale era ancora costretto per i postumi d'una ferita, non gradito ricordo della 208 Sud, il mag­giore Vittorio Varaldo, nostro comandante di battaglione, fratello dello scrittore Alessandro. Ci volle tutta la sua autorità per farlo smettere. A me che gli suggerivo sottovoce ho scritto altrove la solita ironica consolazione: Signor Maggiore, siamo nati per soffrire... , rabbioso e balbuziente com'era replicava, e non così piano che altri non lo sentisse: No, no, tenente, siamo nati per star bene, ma ci fanno soffrire... . *
Quel capitano era un tipo che non avrebbe avuto alcuna difficoltà a comandare un plotone d'esecuzione. Al contrario di un mio caro collega, il tenente Farina, al quale toccò quell'atroce compito all'indomani della ritirata austriaca sull'Altipiano di Asiago alla fine di luglio del '16. Si doveva fucilare un soldato che, vittima della paura, non aveva seguito il reggimento a Ma. gnaboschi. Nella vita militare tutto è servizio , dalla corvè del rancio alla fucilazione. Per quel servizio ero stato designato io... Siccome, però, nella notte precedente, avevo compiuto un altro servizio comandando una corvè per il trasporto di gabbioni di filo spinato alla nuova linea, lo feci presente e fui sosti* tuito da Farina. L'ho rivisto subito dopo il povero amico: era sconvolto, aveva ancora davanti agli occhi la visione della vittima e ne ripeteva con angoscia le disperate grida di pietà. E quel ricordo lo perseguiterà fino al giorno in cui. Tanno dopo, in Val di Daone, risalendo dalle trincee sul Chiese al comando di battaglione a Baite Promonte, sarà travolto e ucciso, con tre degli undici sol* dati che aveva con sé, da una improvvisa valanga. Riuscimmo a ricuperare la salma solo molte ore dopo. Aveva un braccio spezzato ripiegato sul corpo: forse aveva cercato di farsene scudo.
Ad ogni modo, a parte la mia esperienza personale, non posso negare in maniera assoluta che, in quei seicento e passa chilometri del nostro fronte sui quali quotidianamente si rischiava la ghirba prima di Caporetto, in certi momenti e per diversi motivi, la mancanza di simpatia (oggi si potrebbe, forse, chiamarla astensione di simpatia ) tra le due categorie di ufficiali non si facesse sentire. Si veda quanto ho avuto occasione di ricordare, qualche anno fa, a proposito del gruppo degli Immortali per la durata della guerra fratelli agitati del Pentacoenobium del coppo , con evidente intenzione di contrarre una assicurazione Bulla vita... Lo componevano quattro studenti universitari... in congedo forzato, uno dei quali laureando in legge dal tempo dell'Arca di Noè, e prossimo alla promozione a capitano, due del secondo Corso di Mo­dena, il sottoscrìtto, e tre simpatici non universitari, uno dei quali era un architetto ebreo, stanchi tutti della letteratura degli ordini del giorno, dei ruolini di marcia, dei biglietti di punizione e, si, dei comunicati firmato Cadorna , che, qualche volta, non dicevano la verità su faccende che avremmo dovuto
46) Per l'episodio e per quello che c'era dietro ved. A. M. GHIS ALBERTI, Vecchi libri, vecchi amici, in Rassegna storica del Risorgimento, a. LVIII (1971), pp. 443-444. Sul Carso (3* battaglia dell'Isonzo) il 42 fanteria ebbe 7 ufficiali morti, 25 feriti, 16 dispersi, e tra la truppa 248 morti, 781 feriti, 350 dispersi. Vedi Riassunti storici dei corpi e comandi nella Guerra 1915-1918. Brigate di Fanterìa, Roma, Libreria dello Stato, 1925, voi. Vili, p. 275.
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