Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA MONDIALE 1914-1918
anno
<
1977
>
pagina
<
338
>
338
Alberto M. Ghisalberti
conoscere personalmente perché, a crederci, erano accadute in settori abitati da noi. Falso come un bollettino , si diceva già, del resto, fin dal tempo di quel lieutenant dartillerie autopromossosi imperatore.47)
Ma non era sempre e soltanto astensione di simpatia verso gli effettivi, perché, certe volte, si trattava di incomprensione indiscriminata che si creava, all'interno di uno stesso battaglione ( fante per tutta la guerra, non oso parlare di batterie e di squadroni ). Sul rovescio del frontespizio del primo volume della dannunziana Leda senza cigno ritrovo un vecchio appunto che, forse, potrà servire di testimonianza. Il 271 era attendato, come ho già detto, dopo la Bainsizza, a Dolegnano. Di qui mi spingevo spesso sulla bicicletta della compagnia mitraglieri, allora 966" Fiat (che, dopo Caporetto, con i resti delle altre due, i cui comandanti erano tornati al deposito di Brescia uno, veramente, di complemento come gli altri due, aveva marcato visita sullo Stol e qualche rinforzo, ricostituii non a Brescia, ma al reggimento, assumerà il numero 964a) alla non lontana San Giovanni di Manzano. Qui, presso la stazione, una gentile signora inglese, Mrs. Watson, e la sua bella figliola Christobel, conosciute ante bellum a Roma, tenevano un posto di ristoro per soldati di passaggio (le ritroverò Tanno dopo, il 13 agosto, impegnate nello stesso compito umanitario, a Istrana, sede del comando della Vili Armata, quella di Caviglia, i cui sonni, più tardi, si interromperanno rabbiosamente se, in sogno, gli comparirà Badoglio...). Nel vicino ospedale inglese di Villa Trento , diretto da un'altra simpaticissima conoscenza romana, l'archeologo Thomas Ashby, conobbi lo storico di Garibaldi, George Macaulay Trevelyan. Per me e per il mio inseparabile collega Ettore Arnulfo, morto pochi mesi dopo in prigionia, San Giovanni di Manzano era un'oasi di serenità e di cultura, che ci consentì di salvarci dalla atmosfera di banalità imperante tra gli ufficiali del IH battaglione, tanto che, contrariamente al saggio principio Mai sfidare il destino , finimmo per presentare entrambi domanda di trasferimento in Macedonia. Ma sopraggiunse Caporetto... A Caporetto quei nostri colleghi fecero tutti il loro dovere, ma, in quei giorni, la dissenteria amebica che stroncava il reggimento, la pignoleria del generale Carmelo Squillace, comandante della 66a Divisione (capacissimo di infliggere gli arresti a un povero cristo di mitragliere, assente tutto il giorno per una manovra a fuoco dall'accampamento, trovando in una improvvisa visita alle tende deserte qualche buccia di limone!), e la meschinità dei colleghi ci facevano apparire San Giovanni di Manzano poco meno che il porto della salvezza .
Forse eravamo ingiusti con gli altri: per Arnulfo e per me, pome, altrove, per tanti altri, l'umanesimo letterario, chiamiamolo così, offuscava la nostra
A7> Ved. per il Pentacoenobium, del quale mi sono deciso, come mi ero ripromesso, a scrìvere la simpatica e non ingloriasa storia, GHISALBERTI, Vecchi amici, ecc. cit., pp. 443-444. Con Elio Zorzi e Alberico Fiori, nipote di un grande gioielliere genovese, abbiamo scritto, alla Colletta Slemc (che collegava quecsto monte con il Mrzli, ma i miei fanti lombardi ricordavano: Quand s'erum sul Smerli e ondavum sul Siem , i primi due canti di un poema in terza rima destinato a celebrare le glorie del '42, rimasto, purtroppo, incompiuto per sopravvenuti impegni bellici ... Sul Pentacoenobium ved. ALBERICO FIORI, In trincea in un giorno di sosta, in La lettura, febbraio 1916, pp. 843-845, e se vi riesce dì trovarlo, perché è fuori commercio e fu di limitata tiratura, RAUL RESTELLINI, Per i morti del 42 fanteria. Dicembre 1915. Edito a cure del Pentacoenobium, Milano, Bea teli i e Tumm incili, 1916.
48) GHISALBERTI, Vecchi libri, ecc. cit., p. 449.