Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA MONDIALE 1914-1918
anno <1977>   pagina <340>
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Alberto M. Ghisalberti
l'avversario, che ora toccava il tasto della uguale stanchezza sui due fronti, con qualche accenno a quello che era accaduto su quello russo. Qualcuno, forse, poteva anche crederci, i più portavano i manifestini ai loro ufficiali o se ne ser­vivano per usi più intimi. Un segno del mutamento in atto degli spiriti può essere trovato nel breve comunicato del Comando Supremo del 1 gennaio.
A Zenson (Piave) in seguito alla nostra energica pressione, cominciata il giorno 27 e proseguita senza interruzione, la notte scorsa l'avversario per effetto di abile azione combinata di fuoco e di reparti, dopo aver subito gravissime perdite, fu obbligato ad abbandonare la testa di ponte e ripassare sulla sinistra del fiume. Tutta l'ansa è in nostro possesso.
Bel Capodanno davvero ! Non c'era più un Austriaco sulla destra del Piave... Anche se non sapevano che, un mese dopo, vi avrebbero stabilito la propria casa e avrebbero preso fucilate, mitragliate e cannonate dai due lati dell'ansa, i fanti della Potenza erano contenti del successo dei loro compagni. La propaganda si fa con l'azione, non con la carta stampata.
Era stata una splendida manovra, ideata e guidata da un antico coloniale , il generale Gherardo Pantano, con la sua 44a Divisione. Era interessante sentirgli raccontare sorridendo, qualche anno dopo, con quale sapiente e inesorabile risparmio di munizioni nelle settimane precedenti aveva potuto assicurarsi i mezzi per effettuare questa offensiva. È singolare che il Gasparo ito. prodigo, in altri casi, di citazioni nominative, nel parlare dell'ansa abbandonata taccia il nome del liberatore. L'attacco costituì, indubbiamente, una sorpresa e un mo­nito per gli Austriaci, anche se non per questo in campo alleato si cesserà dal giudicare con faciloneria i nostri soldati. C'era qualche eccezione, è vero, come quelle citate da Guiral, ma non mancavano i troppo svelti denigratori, i cui giu­dizi, sbrigativamente espressi, ferivano i nostri.51' I quali si rifacevano a loro volta, prendendo atto delle sbornie dei poilus francesi sul nostro fronte, della morgue di qualche ufficialetto e di certo modo sbrigativo di risolvere alcuni problemi tecnici da parte dei più ricchi e provveduti artiglieri inglesi. Sia lecito ricordare una conversazione svoltasi in un caffè di Treviso, durante un permesso d'un giorno tra due ufficiali italiani, uno dei quali d'artiglieria, e due simpaticissimi colleghi inglesi. Parlava il nostro artigliere della non sovrab­bondanza di mezzi a sua disposizione. I figli di Albione elogiavano, cortese­mente e meritamente, l'azione della nostra artiglieria. Si, si rispondeva il diretto interessato grazie per l'elogio. Facciamo quello che si può: ma, per buttar giù un bersaglio, mi occorrono almeno tre tiri: corto, lungo, forcella, per risparmiare colpi. Aho yeB, Aho yes, giusto, giusto e vorrei poter tra­durre in queste righe l'accento ; voi cosi, noi, invece, tiro panoramico. C'è da buttar giù una casa? Bene, buono: punì, pum, pah! tiriamo già tutte le case intorno... . Il collega artiglieresco era romano : Ammàzzeli sti fij de bona donna cor tòro panoramico! Sfido io, co' tutti li baiocchi che ciànno! . L'episo­dio è autentico.
Si, molte volte era questione di mezzi. Ma, quello che contava era il cam­biamento avvenuto nello spirito del soldato. Pur conservando la sua generosa stima per Cadorna, AICBBÌ riconoscerà:
Per quel che è del governo degli uomini sul fronte italiano, esso mutò risolutamente connotati dopo Caporetto, non per miracolosa virtù dei successori di Cadorna, ma per un vero
SD Atti Grenoble cit., pp. 55, 58-59.