Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA MONDIALE 1914-1918
anno
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1977
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pagina
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341
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Divagazioni sulla Grande Guerra 34rl
e proprio capo volgimento della mentalità degli Italiani, dal più modesto dei fantaccini al generalissimo Diaz... In un clima così radicalmente mutato fu facile per il nuovo Comando Supremo adottare riforme e provvedimenti tecnici che prima si erano sempre arrestati sul confine della zona di guerra.52)
Ma sia lecito aggiungere che quelle riforme e quei provvedimenti erano stati resi possibili anche dal dimezzamento del fronte, consentendo minor peso di turni in trincea, più sicure licenze (un antico mitragliere ricorda sospirando che, abbracciati i suoi a Roma il 1 dicembre 1916, non potè lasciare la poco amata Casa Giudici in quel di Zenson e riprendere la via di Roma che il 6 febbraio 1918. A ogni rinvio di licenza il povero mitragliere si sentiva blandire con un colonnellesco: Mi sensi, ma..., ma Lei conosce bene il fronte, e ora c'è bisogno di lei... . Ho capito, va, è la scarogna che mi perseguita dal pranzo con Del Prà sul Bacchigliene (sottovoce, s'intende...).
Tante altre cose erano mutate da noi, non solo il governo degli uomini, ma l'assistenza morale e materiale del soldato, come ci fanno vedere, per esempio, le memorie di padre Semeria e del mio vecchio più anziano compagno di Palazzo Carpegna, don Minozzi, i discorsi ai soldati fatti da mutilati, le cui paurose ferite erano sicura garanzia di serietà..., i giornali di trincea, che esistevano anche prima, ma ora si erano fatti, starei per dire, più autentici, meno letterari (come, in certo modo, accadde alla pur benemerita Tradotta, troppo scritta bene e più apprezzabile dai signori ufficiali che dalla truppa). Come ha detto otti-inamente in un suo eccellente saggio Fiorella Bartoccini, figlia di un antico combattente del Carso, dell'Altipiano e di Francia, due volte ferito e decorato, il futuro archeologo Renato,
i giornali di trincea offrono poco allo storico che ricerchi una documentazione sicura per una narrazione organica di avvenimenti, colti nella loro genesi e nel loro sviluppo, per una descrizione di ambienti e di uomini, per un inquadramento sistematico di opinioni e di idee. Ma se egli si interessa ai problemi dell'uomo anonimo, preso singolarmente o confuso nella massa [che è quello, mi permetto di aggiungere, che ha fatto la guerra, che ci ha seguito o, spesso, preceduto nel saltar fuori dalla trincea, che ha tutto visto, sofferto e sopportato, che ci è caduto morto davanti o a fianco a noi], travolto da vicende che non può dominare e molto spesso neanche comprendere, se si interessa alla sua psicologia e alla sua vita, alle sue reazioni e alle sue abitudini, allora può anche trovare, in questi fogli, materiale prezioso.
Quanti di noi, allora, erano d'accordo con il poetino che esprimeva in ottonari una sacrosanta verità: Ah, per farsi della vita una chiara e forte idea che gran scuola è la trincea! . B*
Non era bello, ma non posso negare che qualche motivo di soddisfazione e di... ristoro spirituale venisse ai nostri ragazzi da certe notizie di Francia, Embè, po' capita puro a loro... , avrà forse detto quell'artigliere dell'incontro trevigiano di cui s'è parlato, all'annunzio di quella che il futuro maresciallo Fayolle chiamerà la percée allemande en Picardie (21-31 marzo 1918), ma, soprattutto, di fronte a le désastre du Chemin des Dames (27 maggio-8 giugno 1918). Fronteggiati l'uno e l'altro eroicamente, ma sempre episodi che dimostra
si) ALESSI, op. cit., pp. 15-16,
SÌ) FIORELLA BAHTOCCINI, 1 giornali di trincea, in Da Caporetto a Vittorio Veneto cit.t pp. 113-142.