Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA MONDIALE 1914-1918
anno <1977>   pagina <343>
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Divagazioni sulla Grande Guerra 343
d'Annata italiano sul fronte francese.59 Senza stolta pretesa di trarne motivo di funebre orgoglio, che troppa angoscia di madri, di spose, di figli trepida ancora nell'aria, ricordiamo sempre con dolorosa umiltà che le tombe dei caduti ita­liani in terra di Francia coprono più terra di quanta ne coprano quelle dei caduti francesi in terra d'Italia.
Io, com'è noto, sono stato un professore fortunato tutto merito dei miei allievi, s'intende e, Valtro ieri un guidatore d'uomini fortunato. Non mi son dovuto mai lamentare dei miei soldati: ne ho punito una volta uno solo, al 42 fanteria, su per i dirupi di Baite Promonte, per ordine del mio comandante di battaglione, l'ottimo già ricordato maggiore Varaldo. Era sorto uno screzio tra me e il sottotenente che fungeva da aiutante maggiore in 2a, il quale per fare un dispettuccio a quel filetto in più che inargentava il mio berretto, anziché conse­gnarmi la posta al comando di battaglione, dove avevo sede, imposta, non chie­sta, la mandava in riva al Chiese, dove erano appostate le mie sezioni. Una volta, passi; due, tollera, vecchio mio! alla terza, sbotto e gli rifilo un merita-tissimo cicchetto. Quello va a frignare dal comandante, il quale non potendo darmi torto, anche perché mi voleva bene e mi stimava, pensa, da buon Zeneise come può farmela pulitamente. L'occasione gliela offre Congiusta Angelo, di classe dimenticata, seceleano, mi pare. Passeggiavano entrambi, purtroppo, lungo uno stesso camminamento, in diversa direzione; gli occhi da distintivo dei Lin­cei del maggiore s'accorgono che il nominato Congiusta non porta la cravatta (a 1400 e rotti metri), lo cicchetta e, al momento della mensa, mi ingiunge di punire il reo. Detto fatto, qualche minuto dopo, gli presento un regolare biglietto di punizione (anche se non lo ritrovo più tra le mie cartacce, giuro sulle tombe dei miei avi longobardi che affermo il vero): Punisco il soldato Congiusta An­gelo ecc. ecc., per essersi lasciato sorprendere senza cravatta dal Signor Coman­dante di Battaglione . Non potendo metterlo in prigione, avrebbe scontato solo la parte pecuniaria della pena. Non se ne fece nulla: appena il Maggiore lo lesse scoppiò in una risata, strappò il biglietto e tornammo amici come prima...
Anche tra i generali ne ho avuto di ottimi, per esempio, Vittorio De Al-bertìs, della 6a Divisione, che, sul Chiese, veniva a visitarci in linea. Mi pare mi fosse vicino, nella postazione di Pantani, quasi davanti a Daone, quan­do, con un megafono (allora alto parlanti e gingilli del genere non erano stati ancora inventati), il 7 dicembre 1916, dalla trincea oltre fiume ci sentimmo gridare, nella nostra lingua, Italiani! ieri abbiamo occupato Bucarest. Viva l'Austria! e giù una scarica di fucilate. La cosa era grave in sé, ma, dal punto di vista della propaganda, non ho l'impressione che facesse grande effetto sui soldati* Va bene Parigi, va bene Londra, va bene Bruxelles, ma Bucarest, addo' sta?
Quella dei megafoni era una fissazione austriaca. La notte dell'ultimo del­l'anno 1915, il Comando delT8a Divisione (una poesia del Pentacoenobium can­tava, magari con giudizio sommario: Quando, lurco Marghier, quando vedrai di Monte Sleme le sanguigne scale, o non scordarti, non scordarti mai, quanti tu n'hai mandati all'ospedale... . Brutti versi, ma sentiti...) imponeva il cambio del 42 con l'altro reggimento della Modena. Proprio questa notte ? ci chiedevamo tutti, che volevamo, invece, dedicarla al pensiero di casa e a un po' d'allegria sottovoce con i compagni. Sissignore, proprio questa notte: quindi leva i teli da tenda, affardella gli zaini, frena o sottaci, se lo puoi, le bestemmie per quel
59) Atti Grenoble oit, pp. 594-608, 610.