Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA MONDIALE 1914-1918
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1977
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pagina
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345
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Divagazioni sulla Grande Guerra 345
lo svolgimento della battaglia della Bainsizza, come un qualunque Luigi Barzini o un Rino Alessi.
Durante la ritirata ebbi occasione di ammirarne ancora di più le grandi doti di comandante, il coraggio senza pose, la pronta capacità di decisione e la profonda umanità. Il 27 ottobre, presso Sella di Canebola, preceduto dagli squilli di rito (chi li aveva mai saputi?) e dallo sventolio di un drappo bianco, gli si presenta un maggiore austriaco quale parlamentare, Lo scarso gruppo attorno al generale ascoltò questo bell'ufficiale, con una divisa impeccabile, dire ad Amantea che il Comando austriaco ammirava il coraggio suo e dei suoi uomini, ma, essendo impossibile ogni resistenza, gli chiedeva di arrendersi. Mi pare ancora di sentirlo: guardi, signor generale, quelli sono i fuochi di Givi-dale che brucia! .
A Roma studiavo Storia del Risorgimento con Michele Rosi e avevo cominciato a cercare un tema per la tesi di laurea, se un giorno ... Ebbene, quella grigia piovosa fine di mattinata mi riportò al 1848, quando sentii tuonare la voce di Amantea: Signor maggiore, dica al suo comando che finché avrò un uomo e un facile continuerò a battermi! . Mano alla visiera e cenno che l'ufficiale nemico poteva ritirarsi. Anche ora che la rievoco, la scena è viva nella mia memoria, rivedo il gesto e risento la voce. Quel gesto e quella voce guidarono miracolosamente, a notte, gli scarsi resti della giovine e già vecchia brigata ternaria per un sentiero da lupi, non segnato sulle carte, ma noto al colonnello del 271, Luigi Perego, verso Attimis. Era la salvezza.WJ
Poi per Nimis e Tarcento, dove la Brigata, fatto saltare il ponte, lasciò una retroguardia di qualche superstite mitragliatrice e di pochi uomini, che raggiungerà la Potenza a San Tommaso il 29, e procederà fino a Pignano con la stessa, che, il 30, si sistemerà a difesa tra la Chiesa e il cimitero. Nella cappella mortuaria Amantea stabilì il suo comando, una scena che anticipava un lontano allora Tota cerca casa. Eravamo quasi circondati, qualche nostro squadrone si sacrificava eroicamente per allentare la pressione. Io, per farmi un'idea del campo di tiro sul quale potevo essere chiamato ad operare da un momento all'altro, ero salito sul muricciolo del cimitero, bene avvolto in un superbo cappotto con tanto di pelo un tempo bianco all'esterno, preso su un autocarro abbandonato, res nullius. A un certo momento il cielo avvampa e Paria rintrona non di cannonate nemiche, ma di orla, moccoli, bestemmie del generale Amantea, che mi urla alle spalle: Per Dio, tenente, vuol farsi ammazzare come diciamo così un cretino? . Aveva ragione lui e al tenente dell'allora 966a Fiat non restò che obbedire. Nella notte passammo il Tagliamento e arrivammo a Valeriano. A quest'uomo si deve la ricostruzione della Brigata, che egli consegnò al suo successore, Alliana, il 23 novembre, in quel di Brùgine, saldamente inquadrata e rinnovata nello spirito.6"
Non era Amantea, ma colui che il 16 gennaio 1918 succedeva all'Alliana era degno di guidare la Potenza anche se diverso dal suo predecessore calabrese. Questi veniva dai pistapauta, più propriamente dai bersaglieri, il napoletano Emilio Giampietro dall'artiglieria: era di notevole intelligenza e ha dedicato tutta la sua attività a fare della brigata creata dal calabrese Amantea, un solido strumento
a Ved. DE CAMELIS, op. cit., pp. 52-53.
6') Su questa splendida figura di autentico soldato, intelligente, colto e ricco di umanità, ved. DB CAMELIS, op. di., pp. 17-73, dove la sua opera è inquadrata nell'azione della Potenza.