Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA MONDIALE 1914-1918
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1977
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Alberto M. Ghisalberti
di guerra.63I) Che non fosse fante come i suoi soldati si capiva subito dal suo frequente raccomandare agli ufficiali soprattutto la scuola a piedi . Portava elegantemente il monocolo (una volta che venne a pranzo alla mensa del mio battaglione a Borgo Furo, in quel di Treviso, ordinai ai miei ufficiali di non presentarsi senza la caramella , con la conseguenza che molti vetri d'orologio finirono nella pastasciutta...), accurato nel vestire, era un eccellente comandante, pieno di iniziativa e di autentico coraggio. Una volta me lo vidi capitare a cavallo a pochi metri dalie trincee del mio battaglione sul Piave, con molto rischio personale, ma anche per quei poveracci dei miei soldati. Fu in quella occasione che, dopo che gli avevo illustrato la situazione, si rivolse ad uno dei miei migliori ufficiali, un tenente effettivo, Struffi, e gli disse, male ispirato, a bruciapelo, Scommetto che Lei non ha mai visto il suo campo di tiro... . La risposta del fante autentico fu immediata: Se non l'ho mai visto, signor Generale, lo vedo adesso , e, d'un tratto, l'atletico Struffi saltò in piedi sul parapetto della trincea... Ma cosa fa? è matto? scenda giù subito! Se me lo comanda, signor Generale , e Struffi gli si piantò davanti in un attenti da manuale. L'episodio passò subito da baracchino a baracchino e, la sera, si brindò allegramente alla prodezza di Struffi. Della quale gli Austriaci parvero accorgersi solo quando il tenente ebbe toccato terra.
Il generale Giampietro (che più tardi servirà da tramite fra d'Annunzio e Mussolini prima della Marcia su Roma), guidò molto bene la brigata nella battaglia del giugno e in quella di Vittorio Veneto. Aveva sotto di sé grognards autentici che non avevano nulla da invidiare a quelli di Napoleone, comandati da ottimi ufficiali affiatati tra loro e con la truppa attraverso prove aspre e continuo rischio della vita. II generale sapeva trattare gli uomini e aveva accanto due eccellenti coadiutori, il giornalista e campione di scherma Augusto Turati e il professore universitario, proveniente dai bombardieri, Emilio Bodrero. All'uno e all'altro spetteranno più tardi compiti politici: allora erano eccellenti ufficiali, orgogliosi come tutti noi che la Potenza fosse sempre degna del suo passato.
Tra le molte doti del generale Giampietro c'era anche quella dell'inventore. Da una sua invenzione gli derivò il, diciamo così, confidenziale nomignolo di Generale Sàgola. Come racconta il De Camelis, il nostro comandante, assillato dal desiderio di dare ai pattuglieri [che dovevano varcare il Piave per molestare il nemico] un valido aiuto, considerando che la bomba di bombarda opportunamente modificata, avrebbe potuto servire allo scopo di ancorare automaticamente l'estremità di un cavo alla sponda nemica, escogitava genialmente la bomba àncora - lancia sagola, cui dava il nome significativo di bomba Piave .68) L'invenzione fu fatta brevettare, ma non riuscì di grande utilità. Quando passammo il Piave per la vittoria finale non ce ne fu bisogno. Fu molto più utile la erezione, su sua proposta, a Cendon sul Sile, di una Scuola passaggio corsi d'acqua. Ma se Giampietro non era un Edison o un Guglielmo Marconi era, però, sul serio un buon comandante.
Quei tre generali li ho avuti come capi nelle Giudicarle, a Caporctto, sul Piave sul drammatico itinerario che non fu mio soltanto, ma di tutto il popolo italiano. Un itinerario che, per qualcuno di noi, e legato alla visione delle disperate donne di Buia che si aggrappavano piangendo alle nostre uniformi, gridandoci:
62> L'attività del generale Giampietro e la sua azione di comando sono largamente esposte in DE CAMELIS, op. cit., p. 97 e sgg. A3 DE CAMELIS, op. eie, pp. 102-103.