Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1977>   pagina <351>
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LIBRI E PERIODICI
INGVAR ANDEBSSON. Stona della Svezia.; traduzione di Bruno Argenziano, introduz. di Sil­vio Furlani; Reggio Calabria, Parallelo 38, 1975, in 8, pp. LXI-360. L. 7.500.
Nel recente fascicolo del terzo trimestre del 1976 è apparso sulla Rassegna storica del Risorgimento il testo di una conferenza di Sergio Furlani, cultore italiano di studi svedesi ed esperto dei rapporti italo-svedesi, che ha illustrato l'interesse suscitato in Svezia dal Risor­gimento italiano, specialmente nel contesto dello Scandinavismo o tendenza all'unione dei paesi scandinavi, ai cui fini il Piemonte si proponeva come un modello d'iniziativa unitaria.
Questa influenza archetipica di modello per un processo di unificazione, partito da una realtà statale già esistente, il Piemonte la esercitò anche su altre aree e nazioni dell'Europa ottocentesca, ma è significativo che si sia manifestata in un paese di antica indipendenza, dotato di un'ampia estensione e di un'omogenea dimensione nazionale, che mirava ad una ulteriore integrazione con paesi affini dell'area nordica. In particolare, il punto di riferi­mento piemontese si evidenziò tra la fine della guerra di Crimea, quando Torino cominciò a sviluppare il suo dinamismo diplomatico, e l'indomani della guerra del 1859, quando parve che la Svezia fosse chiamata, con le altre potenze firmatarie dell'atto finale del con­gresso di Vienna, a pronunciarsi sull'assetto dell'Italia centrale, modificato dagli sconvolgi­menti politici e dai voti di annessione al Regno sardo, per poi perdere di attualità col ripiegamento dell'iniziativa svedese nei confronti della Norvegia e della Danimarca.
H Furlani, che ha esaminato, nelle varie pieghe, la politica italiana della Svezia (sia quella ufficiale come degli ambienti liberali più decisamente favorevoli alla nostra unifica­zione) in tale fase (1856-1864) ed in rapporto al problema dello Scandinavismo, ha in prece­denza tracciato una più ampia panoramica dei rapporti italo-svedesi durante il Risorgimento nell'esauriente introduzione a questa edizione italiana della Storia della Svezia di Ingvar Andersson, uno studioso scomparso, all'età di 75 anni, nel 1974: si tratta della prima tradu­zione diretta in italiano di una storia di quel paese scritta nella sua lingua. II Furlani anzi­tutto ragguaglia sulle precedenti edizioni italiane di opere sull'argomento, cioè la traduzione di un testo francese della fine del Settecento (Tableau general de la Suède di Jean Pierre Guillaume Catteau-Calleville), eseguita dal neofita e gesuita svedese Lorenz Dirger Thjulén, e la Storia della Scandinavia, composta in italiano dal bresciano Virgilio Soncini sotto il probabile impulso di un legame italo-svedese, scaturito dal viaggio in Italia del principe Oscar, figlio di Carlo XIV (l'ex maresciallo Bernadotte), e dal suo matrimonio con la prin­cipessa Giuseppina, figlia di Eugenio Beauharnais e di Amalia Augusta di Baviera. Un acco­stamento più concreto tra i due paesi (di quanto non fosse il vincolo con una dinastia deca­duta), venne dal ricorso dell'ufficiale piemontese Giovanni Cavalli alla siderurgia svedese per la realizzazione di un particolare cannone a retrocarica, il cannone rigato, ideato da lui in cooperazione ed emulazione con un inventore ed industriale svedese. La nuova arma ebbe il suo decisivo impiego nell'assedio di Gaeta, in un momento storico contrassegnato, come si è visto, dal grande interesse svedese per la causa italiana ed il modello piemontese.
L'iniziativa filoitaliana pel riconoscimento del nuovo regno fu specialmente assunta dal deputato liberale Gustav Lallerstedt nella Camera della borghesia, che investi con tale discussione la tematica della politica estera, sollevando perplessità nei più scrupolosi fautori della ripartizione dei poteri con l'esecutivo. Al liberalismo del Lallerstedt si affiancava sul versante di sinistra dello schieramento politico svedese la corrente democratica di August Bianche, che simpatizzava con Mazzini e Garibaldi.
Frattanto negli ambienti di corte, in precedenza logicamente più prudenti, emerse ad­dirittura una prospettiva di alleanza centro-europea (intendendo il concetto di centro nel senso della longitudine), estesa dai Nord scandinavo fino al Sud mediterraneo, col tramite di una Germania liberale, che la Svezia e l'Italia avrebbero dovuto aiutare ad uscire dal-