Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1977
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Libri e periodici
l'egemonia austriaca e da quella prussiana. Austria e Prussia erano infatti invise ad Oscar II (che vagheggiava questo piano prima di salire al trono) per il loro attacco alla scandinava Danimarca, mentre l'Italia avrebbe dovuto, nelle sue previsioni, temere che la garanzia prussiana al mantenimento del Veneto sotto l'Austria suggellasse l'alleanza delle due potenze tedesche, per i ducati, contro la Danimarca stessa. Di qui la speranza nella convergenza di fondo italo-svedese, mentre poi proprio l'acquisto del Veneto fu ottenuto dall'Italia combattendo a fianco della Prussia.
Tre anni dopo la guerra del 1866, il secondo ministero Menabrea fece un discreto passo per Pacquisto dalla Svezia (purché con poco denaro) deil'isoletta di San Bartolomeo, ubicata a nord delle Sottovento, gruppo insulare delle Piccole Antille in mano britannica, intendendo destinarla a colonia penitenziaria per ovviare al fenomeno, già allora dilagante, delle evasioni dalle carceri. La Svezia, che non ne ricavava nulla, essendo l'isoletta priva d'acqua sorgiva, pensava in effetti a disfarsene, sull'esempio della Danimarca, che ne aveva vantaggiosamente cedute due agli Stati Uniti; ma doveva fare i conti con questa potenza, che, non intenzionata a comprare per sé San Bartolomeo, era piuttosto contraria, nel solco della dottrina di Monroe, a nuove presenze europee nel continente americano. Ma, a prescindere dalla posizione statunitense, che non impedi la successiva vendita alla Francia, il ministro degli esteri svedese mise una propria pregiudiziale, che fece di colpo cadere l'interesse del Menabrea all'acquisto, cioè che l'isola non dovesse essere adibita a bagno penale. Il motivo di questa condizione era il rispetto nutrito verso l'esigua popolazione indigena, un rispetto che derivava nel ministro, conte Wachtmeister, per bella coerenza, dagli stessi ideali e sentimenti di libertà, che lo avevano mosso in gioventù a simpatizzare per l'Italia, dove aveva vissuto come diplomatico. Furlani si sofferma convenientemente sulle relazioni, anche di personale amicizia, intessute dal conte col Cavour e col pugliese Giuseppe Massari, suo stretto collaboratore a Torino, ben documentate dalla corrispondenza e dal diario di quest'ultimo.
Ebbene, preceduta da una così circostanziata analisi dei rapporti italo-svedesi durante il Risorgimento, riesce indubbiamente più stimolante e gradita al lettore italiano l'opera del* rAndersson che, nel suo organico e sintetico itinerario, muove dalla preistoria, con dati geologici, archeologici, clima tologico-ambien tali, con l'esame dei miti e dei più antichi riferimenti geografici, parlandoci del viaggio del greco Pitea e riportando le informazioni di Tacito (prime attestazioni storiche) sulle tribù dei suiord, forti di uomini, armi e flotte. I caratteri fondamentali dei primi insediamenti accomunano la Svezia ai paesi vicini in una identica area di civiltà nordica, il cui substrato unitario porge lo sfondo remoto e permanente ai propositi di aggregazione tra i popoli scandinavi. Ma l'attività dei vichinghi spaziava ben oltre quest'area già vasta, proiettandosi con l'aggressività, la navigazione e i commerci in varie direzioni, tra l'altro nelle profondità della Russia, fino ad entrare in contatto con gli arabi, le cui monete si scoprono in scavi svedesi e le cui fonti levano accenti stupiti per i corpi di questi nordici alti come le palme, per il rosso della carnagione e dei capelli, per le ricchezze denotate, con simbolica esibizione e facile computo, dalle collane delle donne.
Entrate con la conversione religiosa (in un processo segnato da resistenze pagane), tra l'830 ed il 1100, nella compagine cristiano-europea, le genti vichinghe del territorio svedese sì avviarono, nel XII secolo, ad una prima unificazione monarchica sotto una famiglia del-l'óstergotland; ma feroci lotte dinastiche e contrasti tra la corona e i nobili portarono il paese, in seguito, allo smembramento e quindi all'Unione di Kalmar sotto una dinastia danese. Periodi di unione alla Danimarca si alternarono con fast di riscossa autonomistica fino all'avvento di una monarchia svedese con Gustavo Vasa nella prima metà del XVI secolo*
La Svezia si pose allora nei sentieri della sua storia moderna con l'adesione alla riforma luterana (peraltro dopo aver conosciuto un fiorente monachesimo che aveva dato un notevole apporto all'affermazione dell'agricoltura), con la fissazione del diritto regio ereditario, ad evitare nuovi smembramenti, e con l'emancipazione dall'egemonia politico-economica dell'anseatica Lubecca. L'accordo tra la corona e i nobili avvenne questa volta a spese della Chiesa tradizionale, il cui patrimonio fu smantellato con la riforma, ma solo una crudele repressione stroncò le forze che ancora contrastavano l'autorità di Gustavo.
Il rafforzamento dello Stato con Erik XIV, figlio e successore di Gustavo, si svolse in