Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1977>   pagina <353>
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Libri e periodici
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una politica d' 'espansione, in cui l'Andersson ha visto realizzata la grande lezione di Machia­velli, pubblicando nel 1931 un saggio al riguardo: la Svezia, che fin dal XII secolo si era unita la Finlandia, estese la propria influenza nel Baltico, giungendo, dopo Erik (detroniz­zato dai fratelli per la crudeltà dovuta a squilibrio mentale) a conflitti con la Polonia, la Russia, e, di nuovo, con la Danimarca e Lubecca, finché, sotto Gustavo II Adolfo, fu coin­volta nella guerra europea dei Trentanni, nella cui fase finale cadde lo stesso sovrano. È proprio in questo rischioso periodo che il paese sali al ruolo di grande potenza, dimostrando alte capacità militari e traendo dalle conquiste notevoli introiti. La morte del sovrano diede modo alla nobiltà di ricuperare forti posizioni privilegiate (meritate con funzioni elitarie Utili alla nazione), ma l'erede al trono Cristina, uscita dalla minorità, riprese il cammino verso l'assolutismo monarchico, mentre le classi agricole sapevano difendere i propri inte­ressi, giovando aU'equilibrio sociale; esprimevano forme di autonomia amministrativa nelle loro comunità paesane ed erano presenti, con una loro assemblea, negli Stati* da cui si svol­sero le istituzioni parlamentari del Regno. Non senza travagli e contese, la Svezia visse dun­que un'epoca di splendore, dotata di brillanti risvolti artistici e letterari, col suo primo grande poeta, Stiernhielm.
La conversione e l'abdicazione di Cristina, frutto di una crisi interiore e psicologica non risolta dal successo e dalla stima del suo popolo, portarono al trono il cugino Carlo X Gustavo, che sottrasse alla Danimarca la Scania, terra di origine dell'autore, da lui studiata in un'apposita opera (di cui è uscito, poco prima della morte, il H volume). Ma la coali­zione degli Stati baltici nemici, pur affrontata con estrema determinazione da Carlo XII, portò al ridimensionamento del ruolo di potenza della Svezia, nella cui vita politica interna arrivarono a farsi sentire, durante il Settecento, contrapposte influenze straniere. Avveniva, però, nel contempo un'evoluzione del costituzionalismo, tra l'altro con un'interessante pub­blicistica politica e con la formazione di commissioni miste dei diversi stati per una più unitaria impostazione delle funzioni parlamentari; ma, per giungere al liberalismo, la Svezia aveva bisogno di superare lo scollamento prodotto dall'accentuata lotta di fazioni, che non erano ancora partiti, e dalle spinte centrifughe, con un'esperienza di rinnovato accentra­mento monarchico, contemperata da garanzie costituzionali, che s'inquadra nel generale nlìmn settecentesco del dispotismo illuminato: fu l'epoca di Gustavo HI, che recò una certa stabilizzazione monetaria, l'abolizione della tortura, la libertà di culto, l'incremento delle arti, delle lettere e delle scienze, anche se persistevano diffuse sacche di miseria e difficoltà di politica estera.
Le tendenze assolutìstiche del sovrano suscitarono opposizione soprattutto tra l'aristo­crazia, che lo aveva in un primo tempo sostenuto e che reagì ad ima sua nuova guerra contro la Russia, decisa senza il consenso parlamentare. Gustavo la superò con l'appoggio delle classi popolari e medie, che compensò con concessioni e riforme, ma rimase vittima di un attentato nel 1792. Si può dire, con ciò, che mentre il re di Francia periva per essersi ri­tratto, al pari di altri regnanti, dalla via del livellamento illuministico, al re di Svezia toc­cava lo stesso trattamento per aver portato alle estreme conseguenze la sfida ai privilegi, s'intende non per puro senso di giustizia o amore delle riforme, ma anche per rafforzare il proprio potere, spinto dalle inclinazioni assolutistiche. L'Andersson lo ha dunque definito un misto bizzarro di freddo machiavellico, di nobile eroe e di sognante esteta, alludendo con quest'ultimo termine ad un narcisistico compiacimento, che si proiettava nella celebrazione letteraria dei grandi predecessori sul trono del paese. Del resto, che la componente autori­taria prevalesse in Gustavo su quella riformistica è ben dimostrato dalla sua intenzione di poni alla testa di una crociata contro la rivoluzione francese.
La duplice linea del riformismo dall'alto e dell'antigiacobinismo continuò peraltro col successore Gustavo IV, che consenti ai contadini di adunare gli sparsi terreni in pochi e più estesi fondi (sistema delFEnsfrt/te), dando luogo ad un razionale accorpamento, ohe pre­parò la moderna trasformazione agricola della Svezia; mentre in politica estera, contro l'espansionismo napoleonico, si alleò con la Russia e con l'Inghilterra, trovando in questa un sicuro sbocco per l'aumentata produzione del ferro e dell'acciaio. La svolta filonapoleo­nica dello zar e l'alleanza danese con la Francia strinsero in una morsa il paese, cui la Russia tolse la Finlandia, già agitata da fermenti separatistici. Gustavo, nelle difficoltà, diede segni dì squilibrio, ohe causarono nel 1809 la sua deposizione, immediatamente se-