Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1977
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Libri e periodici
guita dall'elaborazione dì quella carta costituzionale, che, sottoposta a successive puntuali revisioni, regola tuttora l'ordinamento statale svedese.
Gli successe lo zio Carlo, al quale, nel quadro dell'avvicinamento a Parigi, venne affiancato, come consigliere ed erede al trono, il maresciallo francese Jean Baptiste Bernadette, emulo di Napoleone, svedesizzato col nome di Karl Johan. Da lui il paese si attendeva la riconquista della Finlandia, che implicava la ripresa dello scontro con la Russia, di nuovo nemica di Napoleone: invece il Bernadotte preferi l'alleanza russa, che significò, a sua volta, il riaccostamento all'Inghilterra, puntando sulla compensazione territoriale della Finlandia, ormai perduta, con la Norvegia, che, infatti, si unì, con un proprio statuto ed un proprio parlamento, alla Svezia e le rimase congiunta, nutrendo un crescente desiderio d'indipendenza, fino al 1905.
Nel corso dell'Ottocento la Svezia conobbe un incremento demografico, relativamente notevole, un progresso siderurgico, un decollo industriale, una trasformazione dell'agricoltura, pur travagliata da momenti di crisi, un allargamento dell'istruzione pubblica, un rafforzamento delle tradizionali autonomie amministrative. Sul piano politico crebbe il movimento liberale, che, fondato sull'apporto dei ceti medi, sfidò le tendenze autoritarie di Karl Johan, divenuto re, nel 1818, col nome di Carlo XIV, pervenendo, nella seconda metà del secolo, a conseguire la sostituzione dei tradizionali quattro stati con un moderno parlamento, più rispondente all'effettiva composizione sociale del paese. Il successivo passo, che dal liberalismo portò alla democrazia, fu, nel Novecento, l'estensione del diritto elettorale fino al suffragio universale.
Di fronte all'avanzata del liberalismo, le tendenze conservatrici col tempo si disposero dialetticamente in funzione antagonistico-complementare, nella logica di un comune sistema parlamentare, fondato sull'evoluzione dell'opinione pubblica. La strutturazione partitica, piuttosto elastica, con suddivisioni e riunificazioni, non dava luogo ad un preciso bipartitismo, tanto più che alle formazioni politiche si aggiungevano movimenti organizzati di opinione, traenti impulso da particolari motivazioni, come il movimento contro l'alcoolismo, il cooperativismo, il femminismo, l'associazione dei datori di lavoro, le chiese libere.
Tra le forze di destra si delineava un partito agrario, che riuniva grandi e piccoli proprietari, mentre a sinistra dei liberali emergeva dal 1889 il partito socialdemocratico, che arrivava durante la prima guerra mondiale al primo posto nei suffragi ed al di là del quale si formavano, a loro volta, gruppi di socialisti estremi e comunisti. Caratteristica costruttiva della vita politica svedese è stata la possibilità di accordi sulle grandi questioni nazionali, in una prassi di negoziato e confronto.
Lo sviluppo economico non bastò nell'Ottocento ad assorbire nell'occupazione l'incremento demografico, che si riversò pertanto nell'emigrazione: un apposito capitolo tratta, in proposito, i flussi migratori da e verso la Svezia nella storia, senza però prendere in considerazione (e qui delude il lettore italiano) le immigrazioni straniere recenti. Più in generale, appare carente il discorso sulle minoranze etniche (per es., i Lapponi) e religiose, fuori del quadro protestante, analizzato in modo abbastanza esauriente. Una delle maggiori conseguenze ed influenze dell'emigrazione, infatti, fu il sorgere delle chiese libere, in seguito al contatto degli emigrati col pluralismo religioso americano, che ebbe i suoi riflessi nella madrepatria col distacco dalla Chiesa luterana di Stato di correnti evangeliche più aperte ai tempi moderni ed inclini alle riforme
All'agitazione dei temi sociali ed al rinnovamento dei costumi concorsero altresì avanguardie letterarie impegnate ed un autore come August Strindberg, cresciuto tra disagi e ristrettezze* All'incontro tra politica e cultura si svolse nell'Ottocento l'idea-forza dello Scandinavismo, che suscitò contatti giovanili ed intellettuali coi paesi affini, ma non riuscì a convogliare le forze politiche in un'azione coerente nel momento decisivo dell'attacco austroprussiano alla Danimarca: il proposito dell'intervento a favore di questa, nutrito da Carlo XV, fu bloccato dal governo, non sufficientemente responsabilizzato nella faccenda dal sovrano e comunque più cauto di lui in un'iniziativa così grave.
Il distacco della Norvegia, cui si giunse per una crescente stanchezza reciproca dell'unione, segnò l'ulteriore fallimento dello Scandinavismo, ma si risolse in una migliore spinta al salto di qualità della vita svedese su un terreno nazionale più omogeneo, corroborato