Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1977>   pagina <355>
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Libri e periodici
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dalla difficile prova della neutralità nelle due guerre mondiali. Del resto, la solidarietà scandinava, fallita sul piano politico, e si è sviluppata nei tempi lunghi con molteplici colla­borazioni ed ha promettenti prospettive per il futuro.
In conclusione, riesce interessante l'equilibrata visione dall'interno (quindi con le lotte, le imperfezioni, le carenze e le fatiche umane) del cammino storico di un popolo, che ha saputo pervenire, su questo travagliato pianeta, ad un esemplare livello di civiltà, prosperità, sicurezza nazionale e sociale, nella continuità delle tradizioni e delle istituzioni, nella libertà e nella democrazia.
BRUNO DI POSTO
CLAUDIO DONATI, Ecclesiastici, e laici nel Trentino del Settecento. 1748-1763 (Studi di storia moderna e contemporanea, 5); Roma, Istituto storico italiano per l'età moderna e con-temporanea, 1975, in 8, pp. 338. L. 10.000.
Per quanto ogni periodizzazione, in storia, abbia valore relativo e sia, di conseguenza, adottata per ragioni pratiche, pure il quindicennio preso in esame dal Donati riveste, rela­tivamente alle vicende del Trentino, caratteri del tutto particolari. Si potrebbe dire che, in questo caso, i termini cronologici, piuttosto che essere mero espediente formale, delimi­tano un'organica realtà storiografica. Mentre, a livello europeo, la pace di Aquisgrana mette fine alle guerre di successione e schiude le porte al cosiddetto ce periodo classico dell'equi­librio , nell'impero absburgico, la conclusione del conflitto dei sette anni, anch'esso combat­tuto per ce l'equilibrio , permette alla corte d'imprimere una netta svolta all'azione rifor­matrice, che è prodotto peculiare dell'età dei lumi e trova fertile terreno nel clima della balance of power.
Il volume ripercorre le fasi della dialettica sviluppatasi, in quell'arco di tempo, nel principato vescovile di Trento estremo lembo meridionale del Sacro Romano Impero, sul quale, pur non appartenendo ai domini ereditari, gli Absburgo, conti del Tirolo, eser­citavano il diritto di protettorato o avvocazia in conseguenza della politica centralizza-trice messa in atto da Vienna. Due mondi sono a confronto. Da una parte, preme la volontà di costruire un moderno Stato burocratico, tendente a sopprimere, o a svuotare di valore effettivo, prerogative e privilegi settoriali dei ceti che costituiscono l'ossatura del-Vancien regime; dall'altra, si contrappone la gelosa difesa, da parte dì questi ultimi, delle antiche sfere di autonomia e di giurisdizione. Da qui le reazioni, spesso vivaci, suscitate dai provvedimenti daziari, dalla definizione dei confini austro-veneti, dalle direttive in materia monetaria, dai tentativi di eseguire un catasto generale ecc...., tutti momenti deci­sivi dell'assorbimento politico, economico e sociale del Trentino nell'area austriaca. Un ruolo di rilievo svolge, in questo quadro, il principe vescovo. Dal 1748 al 1755, la carica è rico­perta da Leopoldo Ernesto di Firmian (rampollo d'un antico casato legato alla corte di Vienna e fratello del più celebre Carlo Giuseppe, ministro plenipotenziario della Lombardia austriaca), un prelato che, alla fedeltà verso gli Absburgo, unisce un sincero ce favore per le riforme ecclesiastiche nel solco moderato muratoriano (p. 73). Un vescovo illuminato, il Firmian, proiettato verso un concetto di sovranità che non [trova] riscontro nelle strutture esistenti (p. 218) e che, fatalmente, nel tentativo di venire incontro alle richie­ste dell'imperatrice, salvaguardando tuttavia le fondamenta dell'autonomia trentina, finisce per suscitare sospetti e malumori da una parte e dall'altra. Quando, preso tra l'incudine di Trento e il martèllo di Vienna, chiede ed ottiene da Benedetto XIV la rinuncia alla sede di Trento, il Capitolo della cattedrale, neutralizzata l'azione dei commissari austro-tirolesi, non si lascia sfuggire Foceasione per eleggere Francesco Felice Alberti d'Enno, rappresen­tante del patriziato cittadino e portavoce dei suoi interessi. Questi, per nulla privo di capacità politico-diplomatiche, porta avanti l'opera di rinnovamento interno del principato, nella misura in cui ne possono essere favoriti alto clero e patriziato; contemporaneamente, nei rapporti con Vienna, fa di tutto per a rimettere le cose allo stato di prima (p. 239) e, favorito dagli sviluppi della guerra dei sette anni, riesce a ribattere colpo su colpo, ai più svariati livèlli, l'offensiva centrai izza trice austriaca. Con la sua morte (31 dicembre 1762) però, ricevono un duro colpo gli ideali di cui è stato strenuo difensore, ce cioè la