Rassegna storica del Risorgimento

ESULI ROMANI BRASILE 1837
anno <1978>   pagina <164>
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Elio Lodolini
Già nel dicembre 1837 erano giunte a Rio de Janeiro notizie sulla parteci-passione degli esuli romani alla Sabinada: diversi coloni scriveva il Fab-brini da Rio U 2 gennaio 1838 al segretario di Stato2* - avevano preso parte attiva nella rivoluzione, come in seguito ne fui informato la sera dei 23 decem-bre [1837] dal Ministro degli Affari esteri >.
Il 29 dicembre 1837 il ministro degli Esteri, Antonio Peregrino Macie! Monteiro, d'ordine del Reggente interino in nome di S. M. l'Imperatore, comu­nicava al Fabbrini cbe
os Subditos Pontificios, residente na Cidade da Bahia, esquaecido dos seus dcveres ou, talvez, illudidos pelos Chefes da rebelliao, que infelizmente rebcntara naquella Cidade, tem nella tornando urna parte activa237)
e chiedeva l'intervento dell'Incaricato d'Affari pontificio.
Ministro degli Esteri e Incaricato d'Affari si accordarono per compiere un tentativo per staccare gli emigrati romani dai ribelli. Ai coloni il Governo bra­siliano offriva il pagamento della spesa del viaggio compiuto da Civitavecchia a Bahia e di quanto altro da essi dovuto all'erario pontificio: il Governo brasi­liano si sarebbe accollato, cioè, tutti i debiti dei coloni, che in alcuni casi, come abbiamo visto, ammontavano a somme abbastanza alte (abbiamo trovato debiti di se. 174,80 per un deportato e di 152,45 per un altro), se essi avessero acconsen­tito a staccarsi dai ribelli di Bahia.
La situazione era dunque considerata come molto seria dal Governo di Rio, ed alla partecipazione degli emigrati romani alla rivolta indipendentista e repub­blicana si annetteva un notevole peso, se il ministro brasiliano degli Esteri era disposto a concessioni così ampie.
Nuovi accordi furono ancora presi verbalmente fra il ministro degli Esteri ed il Fabbrini alcuni giorni più tardi, il 28 dicembre 1837. Il 1 gennaio 1838 salpava da Rio per Bahia un bride, con il quale il Fabbrini si proponeva di inviare nella città ribelle uno dei coloni di quelli non compromessi >, che si trovava nella capitale, per portare agli altri emigrati romani le offerte del Go­verno brasiliano. All'ultimo momento, però, il Ministro degli Esteri si tirò indie­tro e gli accordi presi verbalmente non ebbero conferma.23S)
vuto durare sino a quando l'imperatore del Brasile, Pedro II, avesse raggiunto la mag­giore età. H Sabino, che rivestiva la carica di segretario del Governo repubblicano, teneva in realtà nelle proprie mani la maggior somma di potere. Nel gennaio 1838 gli imperiali, ricevuti cospicui rinforzi, bloccarono la città da terra e dal mare e nel marzo successivo, dopo una sanguinosissima lotta strada per strada, durata tre giorni (13-15 marzo 1838) riuscirono a riconquistare Bahia ed a porre fine al tentativo repubblicano. Le perdite fu­rono altissime, soprattutto in rapporto all'entità delle forze che presero parte alla lotta nei due campi: gli imperiali ebbero 594 morti, gli insorti 1.091 morti e 2.989 prigionieri {Historia geral da Civilizagào brasileira, pubblicada sob o auspicios da Facullade de Filo-, sofia, Ciencias e Letras da Universidade de Sao Paulo, sob a direcào de SÉRC10 BUARQUE DE HOLANDA, asistìdo por PEDRO MOACYR CAMPOS, voi. 4, tomo II, O Brasil monórquico, voi. 2, Dispersóo e unidade (di vari autori), Sao Paulo, 1964, pp. 279-284).
Lettera del Fabbrini n. 555 (Brasile 409), in ÀSV, SS, anno 1847, rubr. 7, fasci-colo rilegato 2, ce. 10-11.
237) Lettera allegata, in copia, al citato dispaccio dei Fabbrini del 2 gennaio 1838. m> Lettera del 2 gennaio 1838, cife