Rassegna storica del Risorgimento

VITTORIO EMANUELE II RE D'ITALIA
anno <1978>   pagina <259>
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Il grido Italia e Vittorio Emanuele è il grido di tutti, scrive il repub­blicano romagnolo Aurelio Saffi il 20 agosto 1859; la Sicilia non si muoverà se non in nome di Italia e Vittorio Emanuele dice Francesco Crispi, in quello stesso mese di agosto, di ritorno da un viaggio nella sua isola. Sire, voi potete fare una l'Italia è costretto ad ammettere, il 23 settembre 1859, un suddito di Vittorio Emanuele che due anni prima era stato condannato a morte per la seconda volta da un tribunale piemontese. Il suddito è Giuseppe Mazzini; la frase è contenuta nella lettera privata che accompagna l'altra già stampata e dif­fusa; essa sottolinea il momento nel quale il mito del Re Galantuomo raggiunge il suo acme, dopo Villafranca.
Come si è arrivati a capovolgere i sentimenti degli Italiani, a dieci anni data da quel 23 marzo 1849, nel quale il giovane duca di Savoia era salito al trono, tra le fucilate che accompagnavano gli atti vandalici dei soldati piemontesi, sfoganti nel saccbeggio la loro gioia per la sospirata fine delle ostilità? Essi non sapevano di condividere i sentimenti del figlio del loro Re, che aveva chiamata inaudite la ripresa della guerra.
Nessuno ha mai descritto lo squallore del quadro nel quale è avvenuta l'abdicazione di Carlo Alberto, con tanta crudezza come il suo successore, quando ne riferisce alla moglie: Alle 20 il Re mi fece chiamare assieme alla maggior parte dei generali, dopo aver chiesto un armistizio ai tedeschi, che risposero in modo assai insolente. Allora il Re, davanti a tutti, col sottofondo rumoroso delle fucilate per le strade, dichiarò di abdicare. Abbracciò me e mio fratello e ci chiese se non l'avremmo odiato troppo; poi mi diede una lettera per la Regina e ci rimandò ai nostri posti. Spedii subito Cadorna e Cossato a parlare al mare­sciallo, dicendogli che il Re ero io, che volevo fare una pace definitiva e, di con­seguenza, un armistizio... Stavamo aspettando la risposta, quando mi si avvertì che il Re era partito in carrozza, da solo. Nessuno sa dove è andato >. Segue la descrizione del primo incontro con il maresciallo Radetzky, alla presenza dei due cognati arciduchi, poi poche parole sul colloquio a Vignale, che l'agiografia porrà alla base del mito del Re. Nella lettera sono riferite solo le frasi un po' smar­giasso sull'intenzione di riprendere a combattere, se le condizioni non fossero state migliori di quelle che avevano costretto Carlo Alberto all'abdicazione; frasi che fanno nascere qualche dubbio sulla loro autenticità. Per ora l'armistizio rap­presentava una tappa tragica e indispensabile prima del ritorno a Torino.
Storici di opposte tendenze si sono cimentati a difendere o ad abbattere l'interpretazione di un Vittorio Emanuele paladino, in quella occasione, delle libertà costituzionali. La sua vera preoccupazione era certamente quella di non fare avanzare più del necessario le truppe austriache in territorio piemontese. Ormai assodato il fatto che il maresciallo di un Imperatore costituzionale non
*) Testo di una commemorazione nel centenario della morte.