Rassegna storica del Risorgimento

VITTORIO EMANUELE II RE D'ITALIA
anno <1978>   pagina <261>
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Vittorio Emanuele li
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toria e le battaglie giornalistiche erano meno incisive. Fu, soprattutto, fortuna somma che Vittorio Emanuele avesse giurato di mantenere lo Statuto sotto la spinta emotiva dell'abdicazione. La politica autoritaria del ministro dell'Interno Pinelli era anch'essa vincolata da quel giuramento; non poteva spingersi troppo oltre e, nel frattempo, dava modo ai liberali moderati di riprendere le loro posizioni e quel predominio sull'opinione pubblica che avevano dovuto cedere ai democratici-demagoghi sul finire del regno di Carlo Alberto.
Vittorio Emanuele insisterà per tutta la vita sulla difesa dell'operato del suo Magnanimo Genitore. Ancora nel 1858 scriverà a Napoleone HI: La morte in esilio di mio padre per la più nobile delle cause, quella che mi ha conse­gnata non compinta, mi imponeva sacri doveri . Prima di partire per la cam­pagna del '59 raccomanderà al ministro della Real Casa, nell'eventualità di scon­fitta, di abbandonare ogni tesoro, ma di salvare, dopo i figli, le bandiere austria­che del '48 conquistate da Carlo Alberto, perché rappresentavano i trofei della sua gloria. Quando, nel 1861, consegnerà le nuove bandiere all'esercito, ricorderà che, tredici anni prima, suo padre aveva consegnato il tricolore ai suoi soldati pronunciando le fatidiche parole: I destini cPItalia si maturano .
Sono pochi esempi, tra i tanti, di questo attaccamento a un padre che in vita non deve avere mai veramente amato, temuto forse; con il quale non c'erano stati mai momenti di confidente abbandono; di un padre che l'aveva volutamente tenuto al di fuori di quella politica che ora egli sentiva il dovere di proseguire.
Mese di aprile terribile, dicevo, per il nuovo Re che, tra l'altro, era assai poco conosciuto al di fuori della ristrettissima cerchia della Corte e di amici come La Marmora, Dabormida, Della Rocca, Gerbaix de Sonnaz, che ritroveremo fra i protagonisti della nostra storia militare e politica. Poco conosciuto e così diverso dal padre, anche fisicamente, al punto da aver resa possibile persino la balorda leggenda che non gli fosse figlio.
Se Vittorio Emanuele giurò lo Statuto e stabilì una continuità politica con Carlo Alberto, non pose, invece, tempo in mezzo per sovvertire completamente l'etichetta di Corte, quell'etichetta che aveva condizionato e mortificato la sua giovinezza, fino alle soglie del trono, ed aveva provocato in lui, per contrasto, un desiderio immenso di libertà, il quale aveva trovato sfogo, troppo spesso eccessivo, nelle ore, pochissime, che aveva potuto programmare a modo suo.
Carlo Alberto avrebbe dovuto ricordarsi di quel che aveva fatto nella sua giovinezza e non costringere il figlio, fino ai 19 anni, a orari massacranti di applicazione e di meditazione, ottenendone, in compenso, solo disamore allo studio e passione per la caccia, per le donne, per il contatto diretto con i futuri sudditi più umili e più sinceri. In cinque anni, dai 14 ai 19, Vittorio Emanuele era riuscito a completare il programma di studio previsto per i primi tre, pro­gramma che era stato ispirato da criteri assai antiquati; rimanevano vistose lacune nella sua cultura, anche militare, ma in compenso, a detta del suo governatore, possedeva un 4 vigore fisico ' notevole. Voleva e doveva sfogarsi e si sfogherà prima e dopo il matrimonio.
A Maria Adelaide aveva dato una grande prova d'amore quando, fidanzato, aveva provato a mettersi a studiare il tedesco.... La rispettò sempre, anche perché la Regina non si discosto mai da quei compiti che il suo regale consorte assegnava alla donna: Sia regina, sia contadina non ebbe da Dio su questa terra che un uguale mandato, quello di amare chi deve amare, educare bene i