Rassegna storica del Risorgimento
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> 1836-1846; GIORNALI TRIESTE 1830-1846; TRIESTE
anno
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1978
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pagina
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270
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UNA RIVISTA BORGHESE NELL'AUSTRIA METTERNICHÌANA *}
Quella Trieste che nell'estate del 1836 vede l'uscita del primo numero della Favilla è una città ricca, in continua espansione (raggiungerà e supererà di li a poco i 40.000 abitanti), emporio e porto internazionale dei commerci, centro emergente del capitale finanziario austriaco: ai margini dell'antico Impero degli Asburgo, nell'aristocratico centralismo assolutistico dell'età metternichìana. vive una città nuova, moderna, borghese.
La sua storia è recente: poco più di un secolo prima, là c'era solo un piccolo borgo di tremila anime, dominato da una vecchia, ristretta oligarchia patrizia, con qualche barca, un po' di vigna e alcune saline.
Quel chiuso mondo medioevale è ormai scomparso: al suo posto è cresciuta la città forse più moderna dell'Impero. Un secolo: anzi, ancor meno se si pensa che il vero sviluppo della società triestina si era avuto soprattutto grazie alle riforme di Maria Teresa. Con ritmo travolgente erano avvenuti mutamenti politici ed economici, rivolgimenti sociali che altrove avevano avuto bisogno di periodi ben più lunghi di maturazione: è anche questo ciò che rende particolarmente attraente, e singolare, la storia della Trieste sette-ottocentesca.
C'erano stati, dapprima, i provvedimenti di Carlo VI: avevano sconquassato l'antico Comune medioevale, erano riusciti a dare un nuovo respiro alla sua esausta economia, ma le capacità di assorbimento del vecchio municipalismo avrebbero ancora potuto prevalere, come tante altre volte nella storia triestina, se la città, il suo sviluppo, non fossero poi stati posti al centro del generale programma teresiano di razionalizzazione dell'intera struttura amministrativa ed economica dell'Impero.
Alla politica asburgica che, cessato il pericolo turco e nella piena decadenza della potenza veneziana, cercava rapidamente di assumere quel ruolo centrale che le spettava sulla scena europea, Carlo VI aveva offerto nel 1719 uno sbocco sul mare.
Aveva costituito a Trieste il Porto franco: nuovi privilegi reali, personali, sui dazi, sui transiti, avevano richiamato sulle sue spiagge gente di fuori, i primi novelli , artigiani e commercianti... Ma i provvedimenti non avevano neppure lambito le mura della vecchia città e avevano sottratto invece i nuovi venuti e le nuove attività al controllo politico ed economico della antica oligarchia patrizia locale, che per tanti secoli aveva egemonizzato, assorbito, annullato ogni forza economica, ogni tentativo di rinnovamento. Erano arrivati anche i funzionari della Cesarea Privilegiata Compagnia Orientale, decisi a realizzare secondo lo schema mercantilistico quasi un monopolio del commercio e dell'industria navale per conto dello Stato: il vecchio ceto patrizio era corso a serrare le porte
*) Ampia documentazione offrirà a La Favilla (1836-16146). Pagine scélte, di cui questo testo in parte anticipa VIntroduzione, che ho curato per le Edizioni di oc Lo Zibaldone di M. Bolaffio.