Rassegna storica del Risorgimento

<> 1836-1846; GIORNALI TRIESTE 1830-1846; TRIESTE
anno <1978>   pagina <274>
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274 ~ Giorgio Negrelli
gruppi etnico-religiosi dotati di propria organizzazione giuridica istituzionale: destinate ad estendere sui membri della comunità un potere disciplinare e tri­butario ed una forma di controllo economico, le nazioni si organizzarono in una struttura rìgidamente piramidale dove la posizione di rilievo era assicurata dal censo. Quell'esperienza corporativa che era mancata al Comune medioevale si sviluppava così nella Trieste settecentesca, e ben presto quei nuovi corpi inter­medi avrebbero ostacolato, deviato, filtrato, frenato Fazione del potere centrale.
Pur divise per la loro natura corporativa, le nazioni di Trieste non esitano ad aprirsi ad una profìcua collaborazione, ed i loro capitali si riuniscono spesso per dar luogo ad importanti attività economiche. Quello del capitale è un buon punto d'incontro cosmopolita e là convergono anche gli altri protagonisti del­l'ambiente degli affari, italiani, olandesi, inglesi... La società plurinazionale della nuova Trieste trova anche il modo per spiritualizzare la propria unione nei vaghi ideali della massoneria. È forte, ha raggiunto un'autonomia e sicurezza di movimento: può amoreggiare con gli occupanti francesi nel 1797 ed accogliere tra gli applausi il ritorno dell'Austria. Organizzata ormai in senso capitalistico, la classe dirigente borghese anche se non più sorretta dalla struttura rigida delle nazioni non solo trae vantaggio dalla legislazione napoleonica, nella successiva occupazione della città (1809-13), ma può anche resistere alla stessa crisi economica che segue il Blocco continentale.
Cadono infatti i commerci, decresce la popolazione, crollano le piccole e le medie imprese collegate al porto: i più forti, però, quelli che godono di maggiori riserve finanziarie e sono variamente collegati l'uno all'altro, riescono a restare faticosamente ma vigorosamente in vita. Si sospendono le attività, come le stesse assicurazioni marittime, collegate al traffico portuale e i capitali vengono utilizzati per nuove imprese, talora anche ardite e non prive del sapore eroico d'un avventuroso pionierismo: G. G. Sartorio apre una via continentale con la Turchia per il commercio dei cotoni, F. T. Reyer organizza il traffico d'impor­tazione attraverso i porti russi... La grande setacciata operata dal Blocco conti­nentale finisce per rafforzare le posizioni del ceto già più potente, che al ritorno dell'Austria può peraltro disporre di ingenti capitali, non impegnati nelle dimi­nuite attività commerciali.
È il momento per tentare decisamente il salto di qualità nell'attività eco­nomica: i maggiori commercianti, negozianti, possidenti triestini si fanno finanzieri. Il campo è soprattutto quello assicurativo, di cui Trieste si avvia ad assumere un monopolio, protetto a lungo per di più, da parte dello Stato, dalla concorrenza estera.
La lacunosità del diritto marittimo porta alla determinazione di una fìtta rete di norme d'uso che spingono ad una stretta solidarietà quel ceto plurina­zionale già sufficientemente compatto; la necessità di raccogliere notizie sui premi altrove praticati, sui movimenti delle merci, sulla solidità delle aziende spinge addirittura gli assicuratori a creare dei centri d'informazione comuni che tendono a diventare tra gli anni '20 e '30 dei veri organi rappresentativi dei loro interessi. Nel '33, il passo definitivo: ci pensano uomini come Reyer, Sartorio o M. Parente, banchiere di livello europeo legato ai Rothschild, e sul modello londinese nasce il Lloyd Austriaco . Ma non si limita al campo assicurativo, garantisce le esigenze di tempestività di informazione di cui ha bisogno un commercio rivolto ormai a scali internazionali; vi si possono asso­ciare anche i negozianti ed altre ragguardevoli persone : il Lloyd assume la rappresentanza totalitaria degli interessi economici di Trieste. Ancora un paio d'anni, e sulla spinta di uno dei suoi più geniali fondatori, C. L. Bruck, il Lloyd