Rassegna storica del Risorgimento

<> 1836-1846; GIORNALI TRIESTE 1830-1846; TRIESTE
anno <1978>   pagina <275>
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La Favilla di Trieste 275
si lancia nella sua più grande iniziativa: crea, accanto a quella degli asBicuratori, Tina seconda sezione, della Navigazione a vapore . Dopo il monopolio che sta assicurando al proprio trust assicurativo, il ceto dirigente plurinazionale triestino si avvia ad assumere un nuovo monopolio nell'Impero, quello delle comunica­zioni marittime.
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Ricca, potente, la borghesia triestina celebra se stessa. Già dall'inizio del secolo crescono i nuovi, grandi palazzi neoclassici; servono spesso contempora­neamente da abitazione, da foresteria e da magazzino: l'utile cerca il bello, talora anche la pompa. La città, con i suoi nuovi edifici per il culto, con i nuovi teatri, muta d'aspetto e non solo nella sua apparenza esteriore: anche nella mentalità che rapidamente si diffonde. La spinta testarda ed affannosa al gua­dagno si distende ormai in una più consapevole e solida sicurezza della forza acquisita: la società mercantile si apre alla cultura, all'arte, a quelle forme raffi­nate di edonismo che il secolo può offrire. I palazzi dei grossi mercanti, nuovi finanzieri, si aprono ai pittori, ai paesaggisti e ai ritrattisti; ceramiche pregiate già formano rinomate collezioni; i rampolli, le gentili signore della buona società partecipano a spettacoli di beneficenza, si riuniscono nella Società filarmonico-drammatica; la borghesia triestina occupa i palchi del Teatro Grande o dell, Anfiteatro Mauroner , templi consacrati del melodramma e visitati da prestigiose compagnie di prosa.
Internazionale per origini, per vocazione economica, questa borghesia non può appagarsi del municipalismo d'antiquariato dei rossettiani. Già, arrivando a Trieste, il romantico poeta istriano P. Besenghi degli Ughi ne aveva avvertito con fastidio la ristrettezza culturale: aveva sottoposto alla sferza della satira la < classe de' così detti letterati , gonfi di un nome che non avean , che solca­no raccogliersi (...) sotto il patrocinio della diva Minerva , ed aveva rifiutato ed irriso il ritornante mito di una città la cui origine perdevasi tra le nuvole, e si aveva in tanta venerazione che generalmente teneasi per fermo che fosse la più antica terra del mondo .J) Ma la città mercantile di fine '700, e quella pure che nel primo '800 era stata frenata, danneggiata nella sua espansione dal periodo napoleonico, quella società che aveva dovuto duramente lottare per sopravvivere durante l'occupazione francese, non era certo riuscita né lo poteva a creare uno spazio sufficiente per l'espansione di una vivace piccola o media borghesia intellettuale e impiegatizia che avrebbe potuto porsi come principale fonte e massima utente di una più moderna, aperta vita culturale.
Le maggiori ricchezze degli anni di crescita della città mercantile hanno sì migliorato il tenore di vita di molti ceti popolari urbani, ma questi restano neces­sariamente in posizione subalterna, incapaci di assumere una qualsiasi funzione di spinta, di iniziativa. Occorre attendere gli anni trenta per assistere al raffor­zarsi di una moderna classe media; occorre aspettare il momento delle prime grosse concentrazioni di capitali delle compagnie assicurative, per trovarsi di fronte alla creazione di quell'ossatura burocratica che si afferma ormai anche nell'organizzazione delle maggiori ditte commerciali già a conduzione personale o ristrettamente collegiale. Occorre, d'altra parte, giungere al momento della distensione autocelebrativa del ceto economico dominante, di cui si faceva prima
n Saggio di novelle orientali, Venezia, 1826, pp. 10 e 25.