Rassegna storica del Risorgimento

<> 1836-1846; GIORNALI TRIESTE 1830-1846; TRIESTE
anno <1978>   pagina <278>
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278 Giorgio Negrelli
pubblica romana, che nell'articolo di congedo, nell'ultimo numero della Fa­villa, aveva potuto affermare ormai provato che Trieste avesse a chiamarsi città italiana , la incita, negli entusiasmi quarantotteschi, a diventare ad un tempo città italiana, e città libera , città anseatica , l'Amburgo dell'Adria­tico ; Pacifico Valussi nello stesso periodo, sull'Osservatore Triestino, parla di Trieste come di un Portofranco delle nazioni e delle opinioni e, emigrato nel­la Venezia repubblicana, scrive su // Precursore che la città, se emancipata dalla tutela austriaca , benché italiana, sarebbe tratta verso il settentrione , che i suoi particolari interessi la indurrebbero a proclamarsi città libera , che infine, delle varie voci che si erano sentite nel momento della lotta per l'afferma­zione delle nazionalità, quella che diceva siamo triestini rispondeva più di tutti alla situazione di Trieste .
Riconoscere nella nazione triestina la prevalenza dell'elemento nazio­nale-culturale italiano significava dunque negli anni '30-'40, per il ceto dirigente commerciale e finanziario plurinazionale, affermare l'esistenza di un'unità spi­rituale in quella società sulla quale esso si apprestava ad esercitare una concreta egemonia. Nessuna meraviglia perciò che vedesse di buon occhio l'uscita di un giornale come La Favilla, svelto vivace moderno, tutt'altra cosa del ros-settiano Archeografo, una specie di museo in carta stampata. Li troviamo nume rosi, gli appartenenti al gruppo dirigente, tra i suoi soci fondatori >:3) c'è Bruck e c'è Hagenauer, c'è Parente e Revoltella, Morpurgo e Sartorio... È proprio C. L. Bruck a portare il migliore degli estensori della Favilla, Pacifico Valussi, nel dicembre del 1839 alla redazione del Giornale del Lloyd; nel '45 sarà la tipografia del Lloyd ad assumersi la stampa della rivista, mentre fin dal giugno del '43 lo stesso Valussi veniva chiamato dalla Direzione lloydiana a di­rigere VOsservatore Triestino: a prendere il suo posto nella redazione del Giornale era un altro favillatore , Adalberto Thiergen (noto con lo pseudonimo di Tito Dellaberrenga). E non sono, tutte queste, scelte casuali: lo si vede in particolare nell'esperienza dell'Osservatore che sotto la direzione di Valussi, da raccolta di atti ufficiali e notizie legali, diventa un vero moderno quotidiano, dove una rivista di giornali delle varie nazioni maschera l'elzeviro politico e lo sot­trae alla censura metternichiana; dove si discute parlando dei problemi degli altri di temi che in Austria sono scottanti ed attuali: delle istituzioni liberali e rappresentative, dei principi federativi, degli istituti sociali ed educativi, del libero commercio e dell'unione doganale, dei congressi unitari per le diverse scienze, le arti e gli interessi economici...
L'Osservatore raccoglie un pubblico sempre più vasto, affronta sempre nuovi argomenti di attualità: si appresta a coprire, con la più agile struttura del quo­tidiano, lo spazio già occupato dalla settimanale Favilla. Quando, alla fine dei '46, la rivista dopo dieci anni e mezzo di attività è costretta, per le difficili condizioni finanziarie, a sospendere le sue pubblicazioni, la sua eredità spirituale e letteraria è raccolta dall'Osservatore e il proprietario-compilatore della Fa~ villa, Valussi, trasferisce nel giornale, ormai da lui diretto a tempo pieno , i suoi migliori collaboratori. Il fuoco certamente consistente, anche se non proprio quella gran fiamma vagheggiata dai fondatori che la Favilla è riu­scita a destare trova dunque il suo ambiente ideale nella roccaforte del ceto di­rigente plurinazionale, commerciale e finanziario: il Lloyd. Sorta per l'iniziativa personale ed entusiasta di due giovani intellettuali, l'eclettico disordinato auto-
3) Sappi, n. 7, del 31 dicembre 1837.