Rassegna storica del Risorgimento
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> 1836-1846; GIORNALI TRIESTE 1830-1846; TRIESTE
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1978
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281
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a La Favilla di Trieste
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nire qualche utile insegnamento all'uditorio , l'autore non può infatti scostarsi dal vero e, poiché tra le alte classi sociali e le infime, un medio stato s e venuto formando, il quale è la più numerosa e la più notabil porzione del-1 umanità: il dramma, come i moderni lo intendono dipinge i vizi e le virtù, le gioje e i dolori di questa classe . La destinazione ed il punto di riferimento del-1 arte moderna sono dunque qui ben precisati, perciò può concludere che il conflitto de' sociali interessi e delle umane cupidigie, gli odii e i dolori che ne conseguono, e l'influenza de' principi religiosi e morali che li placano e temprano secondo le leggi dell'ordine e dell'amore sono il vero campo dove il poeta drammatico dee cercare i soggetti dei suoi lavori .
Chi possa, però, in una società che cangia per il prevalere di nuove classi sociali, assicurare uno stabile contenuto a quei principi dell'etica che dovrebbero placare i conflitti, questo DalTOngaro non se lo chiede: invita anzi l'artista ad operare sul vero in modo da scegliere i tipi opportuni ad esprimere il suo concetto. Ma il tipo non è più il vero , è strumento per un'affermazione ideologica, per la celebrazione di un ideale etico precostituito. L'opera d'arte vien giudicata allora proprio in rapporto alla sua capacità di esprimere quell'ideale etico: scomunicate i romanzi immorali, insulsi, noiosi, in una parola cattivi, e sarò con voi , scrive la Redazione della Favilla,8) ma se i romanzi si fanno leggere con piacere, se educano a migliori sentimenti, se esaltano ad opere generose, se insegnano quel ch'è utile rendere di generale conoscenza, si scrivano pure romanzi, si traducano e continuino ad invadere i gabinetti di lettura . E sulla base di questo metro di giudizio viene duramente criticata l'opera di un Balzac, sia da parte di DalTOngaro che da parte di Va-lussi: 9) la sua missione è eminentemente falsa e infernale dice l'uno, quando è riuscito a decomporre un'esistenza sociale, non c'è più modo di ricomporla , incalza l'altro.
L'unità sociale, la sua coesione in rapporto agli ideali della vita borghese vengono descritti, celebrati: l'operosità, la superiorità estetica ed etica del sudore del lavoratore sulla noia oziosa del ricco viene esaltata, mentre in quegli anni la borghesia tende ad assumere su di sé con la filantropia la cura degli interessi dell'intera società. L'inno al lavoro innalzato da una civiltà operosa si distende ad abbracciare i ceti diseredati, che ritrovano nel lavoro, nell'affermazione di una loro utilità sociale un motivo di aggregazione: i problemi degli asili d'infanzia, delle case per le derelitte , dei manicomi, del sistema penitenziario, ormai discussi dai Congressi degli scienziati italiani, trovano ampio spazio nella Favilla, L'educazione o la rieducazione significano ricupero, adesione di altri ceti al modello etico dominante: il detenuto salendo di grado in grado ad una vita più laboriosa, più attiva, più meritoria e ad un consorzio progressivamente migliore, si sentirà sollevato dal peso dell'infamia, riconciliato con sé medesimo, rigenerato a1 propri occhi medesimi, scrive DalTOngaro ricordando i lavori del Congresso degli scienziati di Lucca,l0) e nel numero successivo, affrontando questioni analoghe a proposito delle Case per minorenni, nota come tutti loro, che la povertà, i vizj, l'incuria de' genitori e de' congiunti esponevano a certa perdita , qui invece raccolti, nutriti, educati crescono utili a sé stessi e ad altri, lungi dai pericoli e da' mali esempi domestici.
) A. XI, n. 38 del 20 settembre 1846, p. 454 sgg.
9> Per es. a. Ili, n. 47 del 23 giugno 1839 e a, IV, n. 7 del 15 settembre 1839.
10) A. Vili, n. 20 del 31 ottobre 1843.