Rassegna storica del Risorgimento

<> 1836-1846; GIORNALI TRIESTE 1830-1846; TRIESTE
anno <1978>   pagina <283>
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La Favilla di Trieste
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testimonianza dell'attenzione di questa fase del liberalismo triestino per lo sforzo di affermazione cultural-nazionale dei popoli slavi dell'Austria, che uomini come Gaj, Kopitar, Kollar, vanno conducendo, per strade anche diverse, e che acquisteranno già nel vicino '48 un concreto significato politico.
Tutt'altro che casuale luogo d'incontro di più o meno giovanili velleità let­terarie, ma preciso strumento di politica culturale, la Favilla di Valussi e Dal-l'Ongaro occupa un posto importante nel panorama delle riviste italiane ed uno eccezionale in quello particolare di Trieste. È la sua fortuna, d'altra parte, a consentire l'esperimento di interessanti nuove iniziative giornalistiche in una città tradizionalmente illetterata: nel '38 P. Marcenio comincia a stampare una Strenna triestina, un'altra strenna letteraria vede la luce nel '44, mentre l'anno dopo esce una strenna musicale; nel '42 T. Dellaberrenga si fa editore del Caleidoscopio e finalmente nel '45, nasce l'Istria di P. Kandler. Il terreno sul quale la vecchia Favilla di Madonizza e Orlandini era stata condotta non era certamente arido: se, alle iniziative personali di cui s'è detto ora, si aggiun­gono quelle direttamente controllate dal Lloyd si può avere un'idea sufficiente­mente precisa della crescente attrazione esercitata dalla stampa periodica sulla società triestina dell'epoca. La Favilla aveva corrisposto ad un effettivo bisogno: si poteva ormai ben dirlo.
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Ad avvertirne l'esigenza era stato un giovane intellettuale capo distriano, fin dal '34: 15) Antonio Madonizza. L'idea era stata sua, tutta sua: soltanto poco prima dell'uscita del giornale, resosi accorto della difficoltà di sostenere da solo il peso dell'impresa, aveva finito per associare alla responsabilità redazionale ed editoriale il librario triestino Giovanni Orlandini. Contava molto sul contributo d'idee e di fattiva collaborazione di Pasquale Besenghi, che non venne, non ostante l'iniziale adesione. Le adesioni da parte dell'ambiente culturale veneto, specie istriano, furono tuttavia parecchie: Dall'Ongaro fin dal '35 gliela assicurò da Parenzo dov'era precettore in casa dei marchesi Polesini, e ci furono anche quelle di J. Crescini, dei fratelli Zecchini, di F. Combi, di P. Antonini, di S. Formiggini, di G. B. Cremonesi. La più importante fu quella di Luigi Carrer, che già dirigeva a Venezia il Gondoliere: lo si voleva far venire a Trieste, non accettò, ma collaborò lo stesso fin dall'inizio (è di suo pugno la presentazione della rivista, nel primo numero, del 31 luglio 1836); la sua era una collaborazione remunerata (uno zecchino d'oro ad articolo), ma ne valeva la pena: quella era una firma che valorizzava tutto un giornale. L'intesa tra Madonizza e Orlandini fu fissata per contratto, e fu quest'ultimo a predisporre il manifesto pubblicitario per il lancio della rivista : dei primi 200 soscrittori sarà fatta onorevole men­zione in apposito Elenco siccome FONDATORI DEL GIORNALE , e lo avrebbero sot­toscritto in 316.
Gli inizi della Favilla non sono facili: gli ostacoli frapposti dalla censura metternichiana sono notevoli, e ad essi si aggiunge una vecchia ruggine tra il Direttore di Polizia Cali e il Governatore Weingarten. ,6> Cali sconsiglia fin dal gennaio del '36 di affidare la direzione ad un uomo d'animo esaltato e facil-
1S> G. QUARANTOTTO, Le origini e i primordi del giornale letterario triestino La Fa­villa J, in Archeografo triestino, 1923, pp. 169-214.
16) G. QUARANTOTTO, La Favilla e la polizia austriaca, ivi, 1930-1931, pp. 199-214.