Rassegna storica del Risorgimento

<> 1836-1846; GIORNALI TRIESTE 1830-1846; TRIESTE
anno <1978>   pagina <284>
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Giorgio Negretti
mente eccitabile come Madonizza, avverte che difficilmente la linea del perio­dico potrà corrispondere alle esigenze di una saggia amministrazione statale e che finirà perciò per dare molti fastidi alla censura: ma il Governatore dà l'autorizzazione. L'altro si rivolge ad organi superiori per sollecitare un ricono­scimento al suo zelo, ma non ne viene nulla: si accanisce perciò contro il foglio che, lo vede bene, diffonde idee liberali . Finisce per diventare lui... il vero direttore del giornale: a furia di tagli, di censure, ben difficilmente la rivista può uscire come la vorrebbero i compilatori.
Uno schema tuttavia può esser colto: a un paio di articoli d'impegno (quasi sempre a firma C.: Carrer), seguono degli articoletti di varietà, una rubrica teatrale o bibliografica, un' effemeride storica , una sciarada o un logogrifo; qualche volta c'è una novellina (anche tradotta) o una poesia. Pare poco, ma è già molto: le indicazioni bibliografiche possono servire di pubblicità alla libre­ria Orlandini, ma sono pure utili informazioni sulle recenti pubblicazioni; le traduzioni alleggeriscono il peso dei contributi originali, ma richiamano l'at­tenzione sulla viva cultura internazionale, inglese tedesca francese.
La partecipazione diretta di Madonizza cessa improvvisamente alla XXVI puntata: se ne ritorna a Capodistria per motivi personali (di carattere sentimen­tale), continuerà a collaborare fino al '38, ma la direzione del giornale resta al solo Orlandini. È cessata frattanto anche la partecipazione attiva e qualificante di Carrer, e durante il '37 la rivista diviene sempre più il foglio personale del suo compilatore: tra quelli firmati, quelli siglati, quelli redazionali, sono i suoi articoli dei più disparati argomenti a riempire le colonne del giornale. È il periodo peggiore della sua storia: lo slancio della Favilla sembra esaurirsi nel confuso attivismo egocentrico di Orlandini.
A risollevare le sorti e il tono del periodico sopravviene Dall'Ongaro, che alla fine del '37 si stabilisce a Trieste. Arrivano nella città anche il trentino Gazzoletti e Antonio Somma, originario della Carnia: nel maggio '38 vien stipu­lata una convenzione tra i nuovi arrivati, Orlandini e un provvidenziale mece­nate, Carlo Fontana; resta ancora ad Orlandini l'attributo di << editore , ma tutti i diritti passano agli altri e Dall'Ongaro assume l'ufficio di Direttore . Con il primo numero della terza annata muta anche la testata: non è più La Favilla -Giornale di Scienze, Lettere, Arti, Varietà e Teatri, ma semplicemente La Favilla Giornale Triestino. E il giornale comincia a precisare quella linea culturale di fondo di cui si è ampiamente discorso; inizia la sua collaborazione il friulano Vaiassi, cognato di Dall'Ongaro, compare, sempre dal Friuli, Caterina Percoto, dapprima un po' maltrattata da Orlandini;17> poi pienamente appoggiata dai nuovi responsabili della rivista. Ma, mentre scompare definitivamente Orlandini, e Valussi ad assumere man mano la parte di maggior rilievo nella compilazione del periodico: cambia lo stesso formato con l'anno IV (ed è tolto il verso dan­tesco dalla testata); l'inizio dell'anno V è anticipato al gennaio del '40 per dare una più conveniente decorrenza alle annate.
Sotto la direzione di Valussi la rivista si fa più agile e nello stesso tempo più completa, un Supplemento settimanale concorre a soddisfare le esigenze della varietà e della cronaca. Come un giornaletto periodico possa farsi leggere con piacere dal massimo numero possibile, senza adulare opinioni ed abitudini, apparentemente popolari, ma contrarie al buon senso; accennando a qualche cosa di utile ed importante, senza perdere il suo carattere leggero e festivo : era
17) Nn. 31 e 39.