Rassegna storica del Risorgimento
SUVALOV GRIGORIJ PETROVIC
anno
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1978
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pagina
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286
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CT-T f-Vii GRIGORIJ P. SUVALOV E L'ITALIA jf
Checché ne sia. Italia, come ne disse un ingenioso scrittore, si trova in forte imbarazzo. Che ha ella dunque a fare?
Ah! non esitiamo a dirlo, non le resta che un mezzo, ed è compiere il voto da lei tante volte e sì generosamente proferito di fare da sé, unica salvezza ai popoli che vogliono essere liberi; seguire i consigli che qualche mese addietro suggeriale il Signor de Cormenin in un suo energico libretto; resistere, sollevarsi in massa, sollevarsi dapertutto, e versare a torrenti il sangue nemico. Soli i mezzi estremi valgono, quando trattasi d'essere o non essere; bisogna cacciare gli Austriaci, bisogna distruggerli. Già il Ministero di Torino, già Italia intera, certo il suo popolo, protestò contro le condizioni dell'armistizio, già Venezia si erìge nuovamente in Repubblica... e tien fermo eroicamente contro l'Austria. Deh! possa ella essere la culla dell'indipendenza del suo paese! Deh! possa coprire colla gloria i suoi errori! Bisogna che il popolo mostri alla Germania che il suo dominio è ormai impossibile, bisogna eh'ci si sollevi, si batta, e battuto si rialzi ancora, e non concedendo tregua e riposo al nemico Io costringa a sgombrare il territorio della libertà. No, Italia non è per-duta, e questa detronizzata regina impugnerà una altra volta, purché lo voglia, lo scettro di sue mani caduto. Gl'intrighi della diplomazia cederanno all'azione dei popoli.
Così, in questi termini, per nulla retorici, ma concretamente politici, un uomo destinato a raggiungere vette di elevata spiritualità religiosa, si rivolgeva con accento mazziniano agli Italiani nell'autunno del 1848, per sollevarli dallo scoramento e confermarli nella fede per la libertà e l'indipendenza. In un opuscolo pubblicato a Cesena e tradotto dal francese per cura di alcuni cesena ti Gaspare Finali, Euclide Manaresi e il marchese Luigi Almerici il russo Grigorij Petrovic Suvalov entra di colpo nel vivo del problema italiano, in quel momento cruciale della crisi del '48. Lo scritto, dal titolo I popoli italiani ed i loro governi per un testimone oculare de* principali avvenimenti* Traduzione dal francese per cura di alcuni cesenati (Cesena, presso Biasini e soci, 1848, pp. 27)l) voleva essere una testimonianza e una esortazione che, nel giungere da uno straniero, agli occhi dei patrioti romagnoli recava un contributo importante alla battaglia politica e nazionale italiana. E la personalità dell'autore, come i suoi precedenti contatti con l'Italia, la cultura e i patrioti italiani, gli davano titolo per essere ascoltato, appunto come un testimone oculare .
Appartenente ad antica famiglia di elevata nobiltà, di uno Suvalov si cominciò a parlare come dvorjane poni* escile (sorta di feudatari nella Russia moscovita), nella seconda metà del sec. XVI, quando Dmitrij nel 1561 ricevette il feudo di Kostroma. La famiglia salì nei primi ranghi della nobiltà russa, col titolo di conte, soprattutto nel sec. XVIII, quando vari esponenti emersero quali generali, alti funzionari, diplomatici, favoriti, dame di corte, ed anche
1) Un esemplare di questo opuscolo segnalato da G. Maioli è conservato nella Biblioteca Malatestiana di Cesena, con l'annotazione dei nomi dei traduttori, dovuta con ogni probabilità a G. Finali; altro esemplare si trova alla Biblioteca di storia moderna e contemporanea, a Roma. (Cfr. G. MAIOLI, Un opuscolo sul Risorgimento. I. Il conte Gre-gorio Schouvaloff si prodigò per l'Italia. H. Gregorio Schouvaloff e la sua conversione., in Bollettino del Museo del Risorgimento di Bologna Bologna, 1957, a. I, u. I, pp. 22-24.