Rassegna storica del Risorgimento
SUVALOV GRIGORIJ PETROVIC
anno
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1978
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pagina
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292
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292 Angelo Tamborra
vita a un salotto dove la varietà delle lingue s'intrecciava con la varietà degli argomenti: gli ospiti animavano le lunghe conversazioni con il racconto dei loro problemi e delle loro idee, delle loro esperienze e delle loro opere; nell'arco di dne generazioni essi portarono non soltanto l'eco dei laceranti contrasti e delle battaglie contingenti, ma scandirono le tappe degli sviluppi nel tempo ...; nel clima della Restaurazione, così lento a dissolversi, furono soprattutto personaggi illustri per nobiltà di nascita o per fama acquisita in campo letterario o artistico coloro che, nel solco di una tradizione, continuavano a vedere in Roma l'approdo finale di una esperienza non solo religiosa, ma umana e culturale... .xl) Si può dunque immaginare con quale stato d'animo, con quali certezze interiori Grigorij P. Suvalov appena giunto, dopo lungo travaglio, sulle sponde del cattolicesimo fosse entrato a far parte di una società romana, così cosmopolita e piena di interessi culturali, artistici, religiosi. Palazzo Caetani era uno dei tanti approdi, ma certo uno dei più aperti verso le aspirazioni liberali e più vivaci in sede culturale.
Gli avvenimenti dei primi del '48 dal Benedite dunque, o grande Iddio, l'Italia, e conservatele questo dono, il più prezioso di tutti, la fede di Pio IX del 10 febbraio alla costituzione del 14 marzo sino alla mobilitazione e alla partenza per il Veneto della Guardia civica, del battaglione universitario e dei volontari videro subito una intensa, spontanea e immediata partecipazione agli avvenimenti da parte di Suvalov e Golycin: i nostri due russi racconta Finali si diedero ad aiutare l'impresa con tanto ardore, che se fossero stati italiani non avrebbero potuto fare di più. À centinaia furono i volontari da essi forniti di vestiario militare, e sovvenuti di denaro: ninno di quelli che si apprestavano a partire o delle loro famiglie ricorse in quei giorni ad essi invano . Se Suvalov con la figlia gravemente malata ed un figlio cui pure provvedere, non potè unirsi alla schiera dei volontari, volle tuttavia accompagnare l'amico Golycin arruolatosi insieme all'Almerici nella I Legione romana sino al Ponte Mollo (Milvio). Nonostante il fisico gracile, minato dalla tubercolosi, Golycin volle fare a piedi, col pesante fucile e lo zaino affardellato, l'intera marcia di trasferimento sino a Bologna, poi a Padova, Treviso e Montebelluna. Dopo lo scontro di Cornuda con gli Austriaci e la ritirata, a Treviso Golycin ebbe uno sbocco di sangue e trasportato a Bologna vi morì il 7 luglio fra le braccia di Almerici e Suvalov, subito accorsi. Fu sepolto alla Certosa, in un'urna ornata di una statua dovuta allo scultore Palombini, uno dei giovani artisti che egli aveva aiutato a Roma.
Dopo il primo momento di sconforto per aver visto partire per il campo amici tanto cari,18) il cuore di Suvalov si apre alla speranza e alla gioia per le notizie dalla Lombardia, che hanno a Roma un contraccolpo di entusiasmo, di luminarie e dimostrazioni. Una di queste raggiunse il pontefice al Quirinale con bandiere papali, tricolori, bianche e una rossa , ma Pio IX indisposto non comparve al balcone; preferì benedire in camera sua la bandiera bianca e gialla, dicendo: Ricordatevi la moderazione nei paesi che passerete, non siamo conquistatori ma difendiamo una Causa giusta . E alla trentina di volontari della
17) F. BARTOCCINI, op. cit., pp. 8 sgg.
18> Archivio storico dei Barnabiti, Roma, Carte Suvalov, Suvalov a L. Almerici, Roma, 28 marzo 1848: a Lasciare i miei ornici cari in un momento sì solenne, e specialmente Galitzin e te, mi ha costato assai, e poi col desiderio di accompagnarvi, di entrare a parte dei vostri perigli, delle molte fatiche e forse anche della gloria, tutto ciò ha prodotto in me un convulso che taccio, per non sapere come esprimerlo... .