Rassegna storica del Risorgimento
SUVALOV GRIGORIJ PETROVIC
anno
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1978
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pagina
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294
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Angelo Tamborra
Aixles-BaiiiB, in Savoia, per provvedere alle cure della figlia. Il 24 luglio egli fa sosta a Torino, dopo un viaggio fortunatissimo e un breve soggiorno interessante assai a Milano, se scrive all'Annerici:
Quanto mi abbia fatto piacere vedere il teatro della gloriosa lotta di questa eroica città non ti posso esprimere; tutta la strada ove si sono battuti i Milanesi contro i loro oppressori ho percorsa fermandomi nei punti in cui è stata più accanita la strage. Orrori orrori han fatto i Tedeschi, che non si potrebbe neppure credere se non fossero contati da testimoni oculari. Ma questi orrori sono stati come il suggello del loro addio all'Italia. Quante case incendiate, mitragliate, quante falle di cannoni in queste gloriose murai... quanto eroismo! ... e poi che sacrifizii immensi hanno fatto i Milanesi e vanno tuttora facendo, quasi più nessuno possiede un cavallo tutti gli argenti sacri sono stati dati alla patria. Con una campana di Bergamo sono stati fatti 6 cannoni, ma si parla di chiedere ai particolari tutta la loro argenteria e nessuno pensa a ricusarla. Proprio mi vergogno per Roma pensando al poco che ha fatto essa per la liberazione dell'Italia. I tedeschi proseguono sempre nel crudele loro sistema, figurati che hanno liberato i galeotti di Mantova per far incendiare i villaggi e le città lombarde. Un paese il di cui nome ho dimenticato e dove si ha la villa di Manzoni è stato tutto bruciato. Anche a Milano tentano l'i stesso e perciò ieri muravano tutte le finestre delle cantine. Quanto allo spirito pubblico la maggioranza è sempre per la fusione col Piemonte, ma una minorità, alla testa della quale è Mazzini che pubblica il miglior giornale di Milano (L'Italia del Popolo) si agita per la Repubblica. Preghiamo Dio che non riesca. Il governo provvisorio è accusato dì fiacchezza, si lagnano i milanesi che il governo non faccia abbastanza sforzi per la guerra. D'altronde nessuno dell'esito della guerra non dubita. Qui ho ritrovato alcuni amici i quali mi dicono che l'invidia fra Torino e Milano è al suo colmo. Non si sa come finirà la questione della scelta della Capitale. Si vede che la Costituente si terrà probabilmente a Piacenza. La direzione del Re è pericolosa, se viene tutto andrà bene, se no corre un gran pericolo di perdere la sua corona. A Milano come a Torino l'entusiasmo per il Papa non è più quello che era prima dell'infausta allocuzione. Tutti l'accusano di non aver saputo giocare la sua parte.23)
Ad Aix le notizie che giungono dall'Italia, con l'esercito piemontese che ha passato l'Oglio, Brescia e Cremona minacciate, quando si pensa che gli Italiani pochi mesi fa stavano sull'Isonzo , danno a Grigorij P. Suvalov un vivo senso di angoscia, di grave preoccupazione per l'avvenire. Tuttavia, la speranza che gli Italiani possano rispondere all'appello di Carlo Alberto non lo abbandona e per questo cerca di infondere all'amico Almerici la stessa sua fiducia:
Le declamazioni di Carlo Alberto gli scrive da Aix il 2 agosto sono belle e spero che l'Italia tutta si alzerà con entusiasmo per rispondere al grido del re, spero che eroicamente saprà fare un ultimo vigoroso sforzo per riconquistare il sacro suolo italiano e la nazionale indipendenza. Quanto a me, se avessi l'onore e la fortuna di essere Italiano, preferirei, piuttosto che di cedere un palmo di terra all'Austria, seppellirmi sotto le rovine della patria. Con dolore penso a te, a Roma, a voi tutti ed all'afflizione ed allo sdegno che provate! Come finirà questa guerra con tanta gloria [non legg.] ... condotta? Non che abbia fatto Carlo Alberto uno sbaglio, estendendo la sua linea di operazione, ma si è indebolita sopra tutti i fronti l'armata, mentre Radetsky concentrando la sua, agiva con una forza superiore assai a quella del Re. Dalla Savoia partono giornalmente nuove truppe per il campo. Si parla anche dell'intervento dei francesi; pare certo che gli abbia chiamati Milano. Non vorranno essi intervenire? Addio, caro amico, per oggi altro non dico. Sono tanto afflitto ohe non ho più che un solo pensiero e più di tutto mi duole di dover, per la forza delle misere circostanze, stare nell'inazione, mentre vorrei provare all'Italia quanto sarei felice di combattere per la sua santissima causa.
23) Ivi, Suvalov ad Almerici, a Cesena, Torino, 24 luglio 1848.
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