Rassegna storica del Risorgimento

SUVALOV GRIGORIJ PETROVIC
anno <1978>   pagina <295>
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Grigorij P. Suvalov e l'Italia 295
E ancora l'8 agosto:
Per l'Italia, per la povera Italia, per quella mia seconda Patria, caro Luigi, vanno male assai le cose: che ne pensi? Chi sa se ora che li sto scrivendo non si siano già i barbari impadroniti di Milano? Non lo voglio credere ma tutto si può temere: l'ha detto Napoleone: e La fortune est toujours dti coté des gros battaillons e pur troppo, non giova solamente contro la forza materiale né coraggio né patriottismo. Dell'intendimento francese, nulla si sa di positivo. Le notizie sono contradditorie. L'Austria si rinforza, anche gli Un­gheresi tradiscono, sbagliandosi sopra i loro veri interessi, la causa della libertà Italiana dunque Europea. Fra la civilizzazione e la barbarie esiste sempre la guerra e benché si possa assicurare 'che vincerà infine la prima, chi sa se per l'Italia sia già venuto il mo­mento del trionfo? Però se un popolo vuole sua indipendenza essa è sicura, potrà la lotta durare degli anni, ma infine egli vincerà. Ci vuole dunque dagli Italiani perseverenza ed unione. Con queste condizioni vincerete e forse vi saranno state anche vantaggiose le attuali disgrazie per farvi vedere che non solamente cantando inni patriottici, si possa ottenere il più bello scopo che sia dato ad un popolo di bramare. Ci vuole adesso grandissima energia ed immensi sforzi. Non scoriamoci, tutto perduto non è basta che lo voglia l'Italia ed è sicuro che essa si salverà infine. Non immagini i popoli che sanno perseverare. Vi ser­vino l'esempio della Spagna, degli Stati Uniti d'America e della Grecia. Vi frutti anche l'esempio contrario della misera e eroica Polonia, che non i nemici presenti ma l'intestine divisioni hanno vinto. Pare che nell'alta Italia l'entusiasmo sia al colmo. Anche a Firenze agisce il Ministero con energia. Vorrà Io Stato Romano restar a dietro? Non lo credo e benché dalla fiacchezza e dagli scrupoli di Pio IX intiepidito, spero che si alzerà per cor­rere alla salvezza della comune patria. A voi altri che non vi potete battere, spetta parlare e agire, riscaldare e animare le popolazioni. Parlo a te, a Finali, a tutti i generosi.24'
La notizia della caduta di Milano in mano alle truppe di Radetzky scon­volge Snvalov a tal punto da ricordare all'amico Almerici e rimuginare conti­nuamente fra sé e sé il passo della prima delle Lettere di Jacopo Ortis dove è detto : Il sacrificio della patria è consumato, tatto è perduto e la vita non ci re­sterà che per piangere la nostra sciagura e la nostra infamia... . L'esule russo si era attaccato con tutto il cuore alla sacrosanta > causa italiana, tanto che della recuperata indipendenza dell'Italia gli piaceva sognare come raggi di libertà i quali dovevano fecondare altri popoli, altre nazionalità..., e tutto è sva­nito . La libertà italiana, dunque, in chiave inconsapevolmente mazzi­niana quale esempio e incitamento per quella di altri popoli. A questo punto, nel crollo generale di tante speranze e in presenza dell'abbandono in cui le Po­tenze Francia e Inghilterra lasciano la causa italiana, Suvalov si chiede: Cosa dunque rimane da fare? La sua risposta, quasi a precorrere stati d'animo e avvenimenti che matureranno solo un decennio più tardi, è chiara e intera­mente in accordo con la sua partecipazione affettiva alle vicende del nostro paese:
Non esito a dirlo, bisogna che faccia l'Italia da sé. Bisogna che tutti i buoni italiani ai unischino, si alzino come un solo uomo, fanatizzino le popolazioni, imponghino il loro possente volere ai governi e infine agischino... Non rimane altro che l'esterminio degli Austriaci, cioè della loro forza armata. Bisognerebbero che cominciassero tutte le città da loro occupate per farne un Vespro. SI, è d'uopo mostrare all'Austria che è impossibile il suo odiato dominio sull'italica penisola, che se anche non hanno potuto vincerla gli eser­citi, la vincerà a suo modo il popolo. Non mi rincresce affatto che si sia dichiarata Venezia repubblica, anzi per ora tatto ciò che si potrà fare per creare... [non decifr.] e guai allo
24) Jvi, Suvalov ad Almerici, a Cesena, Aix, 2 e 8 agosto 1848.
25) Ivi, Suvalov ad Almerici, a Cesena, Aix, 12 agosto 1848.