Rassegna storica del Risorgimento
SUVALOV GRIGORIJ PETROVIC
anno
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1978
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pagina
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296
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296 Angelo Tamborra
straniero sarà buono. E mi è stato assicurato che se regge Venezia, se resiste ancora l'Italia per qualche tempo, se si sollevano in alcune città le popolazioni, non potrà far la Francia a meno che d'intervenire. Un gran numero di volontarii profughi, giunti giorni fa a Ginevra, sono stati spediti a spese del governo francese a Marsiglia ove s'imbarcheranno per Genova o Livorno onde aiutare la causa italiana. Spero che si potrà mantenere anche Garibaldi, che sarà tutto ciò che vuoi, non lo conosco, ma che nelle attuali circostanze rende al parer mio grandissimo servizio alla causa dell'Indipendenza... *Q
Come si vede, quali che siano le forze che confluiscono nello sforzo risorgimentale italiano Mazzini o Garibaldi, impegno in senso monarchico del Piemonte e dei Savoia o soluzioni repubblicane come a Venezia Suvalov considera tutto questo senza esclusivismi o preconcetti di parte. Resogli impossibile il rientro in Russia, perché la conversione al cattolicesimo gli aveva fatto perdere i diritti civili in forza del codice penale del 1845, egli si è ancorato, con trasporto, all'Italia ed al suo impegno di risorgimento nazionale:
Tu lo sai, amico, scrive sempre ad Almerici a questa santa causa io mi sono dato con tutta l'anima e nessun sagrifìzio mi avrebbe costato per veder coronati di successo gli sforzi dei buoni italiani. E poi evvi ancora questo: io non ho, non posso avere una patria propria. La nostra nazionalità libera, che pure un giorno si deve effettuare, è per ora un mio sogno. All'Italia, dunque, alla sua causa nazionale avea dato il mio cuore ed i miei più intimi affetti tutti tutti. Con quanta gioia assisteva al rinascimento di un popolo che ho sempre amato. Ne andava, te rassicuro, veramente superbo... Ed ora ricaduto! Oh Dio! E pure, amico mio, non ci scorriamo. I frutti che ragionevolmente sperar si potevano, per ora non si coglieranno, pur troppo lo vedo. Ma non sono perciò essi perduti. Li fece Dio. L'Italia ha fatto un passo immenso e materialmente e moralmente ha guadagnato. Questa, benché disgraziata lotta, non è che una fase della gran lotta dell'italiana indipendenza, la quale un giorno si verrà, ne ho l'intima convinzione. L'Italia è stata vinta, è vero, ma codesta caduta non è. Il desiderio della nazionalità non è più un pensiero delle sole anime generose, è divenuto esso un bisogno, una indispensabile necessità. E poi le costituzionali libertà e la stampa -affrancata sempre più spargeranno il sublime concetto nelle masse, le quali alzandosi un giorno come un solo uomo forzeranno i governi a andare avanti. So bene che non sono stati abbastanza uniti i popoli. Ma è la loro disunione una logica e naturale conseguenza di tutta la storia, di tutto E passato dell'Italia, non sono dunque essi colpevoli. I veri colpevoli sono, non esito di dirlo, i Principi italiani, e i governi i quali sono stati traditori, inetti e fiacchi. Basta! la mia opinione conosci e taccio per non dir troppo. Per ora pare, da quel che si legge sui fogli, che l'Austria non abbia voglia di accettare la mediazione e che la Francia si prepari energicamente a sostenere con una sua armata le sue pacifiche proposizioni. Tanto meglio. Ma nel Piemonte v'è del subuglio. Chi predica la pace, chi la guerra. Si dice che l'armata non sia in istato di marciare, manca tutto e più di tutto il danaro, le nerf de la guerre. Temo assai che si prolunghi l'armistizio. Fra otto giorni deve decidersi la questione. Oh! Se l'Italia volesse!... Se le popolazioni animate dal santo amor patrio si alzassero!... Se si potesse convincere l'Austria che è oramai la sua dominazione impossibile! 7)
E ancora, pochi giorni dopo, il 12 settembre Suvalov continua a insistere, cerca di infondere fiducia nell'animo dell'amico lontano e, per suo tramite, in Finali e tanti altri patrioti noti o sconosciuti. La sua partecipazione al dolore,
26) IvU Air, 26 agosto 1848.
27) /oì, Aix, 6 settembre 1848.