Rassegna storica del Risorgimento
SUVALOV GRIGORIJ PETROVIC
anno
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1978
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pagina
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297
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Grigorij P. Suvalov e l'Italia
297
all'angoscia di tutti è sincera e sofferta se, grazie alle maggiori informazioni che può attingere dai giornali francesi e svizzeri, scrive:
Le notizie politiche sono cattive. Il tanto sperato intervento non avrà luogo. È stata accettata dall'Austria la mediazione anglo-francese. Povera Italia! Sei per ora nelle mani della diplomazia! Le cose andranno per le lunghe e Dio sa come e quando abbino a terminarsi. Dal mio dolore posso ben giudicare il tuo. Ma se tutto va male, non ci vogliamo però scorare. E venuto ormai il tempo per l'Italia di adempiere il suo generosissimo voto: di fare da sé. I governi sono stati dappertutto traditori o fiacchi o egoisti o ... [illegg.]. Tocca dunque adesso ai popoli abbandonati di mostrare ciò che possono fare essi. Se l'Italia lo vuole, se ad immensi sagrifizi siete pronti, non è ancora perduta la causa. Basta che lo vogliate tutti! Benché vinta, ha fatto l'Italia un passo immenso, almeno moralmente ed è questo l'essenziale. Già non è più un vano desiderio l'indipendenza, è desso oramai un bisogno, una necessità del popolo e del secolo. Mi pare impossibile che non diano almeno, almeno all'Alta Italia, la stampa libera, le garanzie costituzionali e la guardia nazionale. Sono, queste istituzioni, .tre mezzi, tre fortissimi strumenti di libertà... Un mezzo solo rimane all'Alta Italia, e per quello ci vuole unione ed energia.28)
Nel sentirsi interamente all'unisono con i sentimenti e le aspirazioni dei patrioti liberali italiani, forse perché straniero e lontano dall'incalzare degli avvenimenti, Suvalov non si fa coinvolgere dallo scoramento generale. Egli si mantiene in qualche modo obbiettivo, considera la prima fase della guerra contro l'Austria per quello che realmente è, vale a dire solo una battaglia, a patto naturalmente che la guerra trovi animi ed energie pronti a continuarla sino alla vittoria finale. Ih questo senso Suvalov si impegna a fondo a tenere alto il morale degli amici di Romagna. Soprattutto, al di là di essi, egli guarda a tutti gli Italiani, cui rivolge appunto l'opuscolo / popoli italiani ed i loro governi. Pubblicato a Cesena nell'autunno o sul finire del 1848, esso si presenta come una rielaborazione più ampia e distesa delle idee che Suvalov aveva espresso nella corrispondenza con Luigi Almerici, così come gli erano state suggerite dall'incalzare degli avvenimenti e delle notizie. In questo senso, pochi scritti sono, come questo, singolarmente aderenti allo stato d'animo generale degli Italiani e, insieme, espressione di una viva e sofferta partecipazione di un russo, esule in Italia.
Nel prendere le mosse dal trattato di Vienna, che nell'arco di trentatre anni avea ricevuto più d'un colpo nei suoi pretesi diritti , Suvalov sottolinea anzitutto come * gli spiriti erano fatti maturi per lunga pace: ed i popoli d'Europa non solo aveano altamente sentito il bisogno del loro ben'essere, ma quello pure della loro nazionalità; il possente bisogno de' loro diritti politici e di attuare i principi! di eterna giustizia... . Se la Polonia per prima si era eroicamente sollevata, risvegliata dall'eco delle tre giornate di Luglio , l'Italia soltanto ancora desta , era tuttavia divisa, debole, e cui altro mezzo non soccorreva che le società segrete, le quali affaticantesi nel mistero a politicamente e socialmente ricostituirla, preparavano una sanguinosa rivoluzione.
Ripercorsi con brevi efficaci tratti gli avvenimenti, a partire dall'elezione di Pio IX e dai suoi primi atti, quando l'Italia allora fu tutta un grido di gioia , sino all'armistizio di Salasco, Grigorij P. Suvalov con tipica impostazione neoguelfa largamente influenzata dal Primato di Gioberti continua a credere, ancora, nel pontefice. Insieme, da cattolico convinto e di fresca conversione, e da italiano quale si sente, l'esule russo riesce a cogliere in poche battute il dramma stesso
2*) Ivi, Cluy, 12 settembre 1848.