Rassegna storica del Risorgimento

SUVALOV GRIGORIJ PETROVIC
anno <1978>   pagina <298>
immagine non disponibile

298 Angelo Tamborra
del pontefice, capo morale d'Italia . Se Tommaso d'Aquino stesso (citato da Suvalov) aveva affermato che fosse lecito a vescovi e clerici combattere in guerre licita et justa ... in quantum tuentur pauperes et totani rempublicam ab hostium injuriis , non c'è dubbio che secondo lui il dramma di Pio IX fosse tutto qui: da una parte il suo cuore italiano traevalo a favorire l'Italia e la ragione gli persuadeva che senza il combattere vincere è impossibile; dall'ai-tra egli Pontefice rifuggiva dal pensiero, che s'avesse a versar sangue in suo nome e per suo comandamento: finalmente la perfida Austria ed i perfidi consi­glieri si giovarono accortamente della larva d'uno scisma per atterrirlo... . Di colpo, dunque, con l'Allocuzione del 29 aprile, Pio IX venne meno alla sua alta posizione di capo morale della Penisola e perde la sua influenza ; ... le sue oscillazioni, la sua irresolutezza ne hanno messo in crisi la popolarità: poi­ché nello stesso tempo che ei permette ai volontari di muovere al campo, invia truppe al Po, né si oppone al ministero che ordinava di valicare questo fiume, dichiara di non voler la guerra, benedice all'Italia, prega per lei, chiede la sua indipendenza, ma s'arresta solo a dimandarla; a dir breve i suoi popoli infiamma, ed agghiaccia ad un punto... .
Se responsabili dell'esaurirsi delle speranze italiane furono i governi che ovunque a se stessi mancarono, perché o traditori, o inetti, o deboli , ad ecce­zione del Re di Piemonte cui Suvalov stima suo debito render giustizia , spontaneo e naturale è in lui attendersi ora l'iniziativa dal popolo . Nobile russo di antico lignaggio, rimasto esule dalla patria per una scelta di libertà reli­giosa, egli mostra di avere bene assimilato la lezione dell' '89 : giunta sino a lui attraverso l'amara esperienza dei Decabristi, essa si era consolidata nella sua coscienza grazie alla frequentazione dei circoli liberali a Parigi, a Firenze e, soprattutto, a Roma. I principi della Rivoluzione francese gloriosa d'aver la prima sul continente proclamato i diritti dell'uomo avevano preso quasi dovunque diritto di cittadinanza, soli si ebbero per ragionevoli e giusti. In queste condizioni la maggioranza de* popoli europei è pervenuta all'epoca di sua esistenza, nella quale sente il diritto di chiedere a che si usi il suo danaro, a che il lavoro, a che il sangue; perché a certa legge, o a certa forma di governo debba sottostare; il dritto infine di resistere alla tirannide... .
Una simile concezione, riscaldata dal clima del '48 e dove si coglie più di una eco della predicazione mazziniana, appare veramente di tutto rilievo, addi­rittura avveniristica, per l'uomo che la esprime e per l'epoca, se Suvalov sostiene la necessità del voto universale , anche se è lungi dall'ammettere le nazioni tutte abbastanza mature per goderne . Tuttavia, continua, non sono... le masse che cominciano le rivoluzioni; vengono esse sempre istruite, illuminate, condotte da questa classe di uomini attivi ed intelligenti, cui i nemici della libertà odiano e calunniano . Ora, in Italia, come del resto altrove e sempre ,
... non le popolazioni in massa, ma il vero popolo, ossia le classi intelligenti e attive domandavano la guerra. E per essere Italia divisa, ed i gradi di civilizzazione diversi, a se­conda dei diversi Stati della Penisola, questa classe non è dovunque la stessa. Fatta qualche onorevole eccezione, specialmente fra i giovani che alla nobiltà appartengono, a Roma, in Toscana, a Napoli ed in Sicilia il terzo stato va primo; in Lombardia la nobiltà s'unisce al
29) Q, P. SUVALOV, / popoli italiani eco., cit., p. 27; la citazione di S. Tommaso d'Aquino è tratta dalla Stimma Theologiae, pars secunda secundae, art. 2. (Cfr. Summa ecc., Torino, 1948, voi. Ili, p. 1224).
30 /vi, pp. 17-19.