Rassegna storica del Risorgimento

SUVALOV GRIGORIJ PETROVIC
anno <1978>   pagina <301>
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Grigorij P. Suvalov e l'Italia 301
che lo rimettino con libertà tali da Tendere possibile la sua caduta. Ma in ogni modo è caduto. Se lo rimettono assoluto non potrà durare, se lo rimettono costituzionale neppure ...
Non vi poteva essere analisi più lucida, premonitrice dei tempi a venire, quanto questa di Suvalov che rivela sensibilità e fiuto politico non comuni.
La fiducia in Pio IX, il neognelfismo da neofita e largamente influenzato da Gioberti ormai hanno completamente abbandonato Grigorij Suvalov. Impedito di rientrare in Russia, egli aveva considerato l'Italia come la sua seconda patria, legandosi fortemente al suo sforzo di risorgimento nazionale, ma adesso anche questa speranza e relativa partecipazione hanno avuto un duro colpo. Tutto que­sto è sentito da Suvalov in modo drammatico, col senso di vuoto, di inutilità che egli avverte in se stesso. In queste condizioni, ad uno come lui animato da forte tempra morale e che doveva pur dare un senso alla propria esistenza, non rima-neva che un'unica ancora di salvezza: confermarsi ancora più a fondo nell'im­pegno religioso.
Gli anni passati in Francia, prima, ma soprattutto in Italia; la frequenta­zione di altri russi esuli che lo avevano preceduto e accompagnato nel tragitto dall'ortodossia russa al cattolicesimo,38) la stessa partecipazione affettiva e sofferta agli avvenimenti del '48-'49 a Roma e in Italia, tutto questo si era svolto nel se­gno di una sentita esigenza di libertà, religiosa e insieme civile e politica. È strano davvero, aveva scritto ad Almerici 1*11 aprile 1848. Non posso credere che libertà e religione siano conseguenza l'una dell'altra e che l'amore per questi due principi sia vincolato nel cuore dell'uomo con strettissimi vincoli... .39)
Nell'awertire dunque che la libertà religiosa e quella politica fossero un tutto inscindibile, nelle coscienze come negli ordinamenti positivi, Suvalov dal­l'Italia e dalle lotte risorgimentali italiane del '48-'49 guarda sempre intensa­mente alla Russia: un paese ed un regime politico dove all'ombra della for­mula di governo coniata dalFUvarov Autocrazia, ortodossia, nazionalità l'appartenenza alla Chiesa ortodossa rappresentava un dovere civile e politico cui non ci si poteva sottrarre. Non diversamente da altri suoi connazionali, ap­prodati in Italia da ben altra sponda politica e sociale, cioè dalla Russia dei primi populisti, che si muovevano in quegli stessi anni intorno ad Herzen fra Nizza, Genova e Torino, in fondo, come questi, anch'egli sente prepotente il bi­sogno di vedere riflessi i propri problemi nell'Europa, per poterli guardare nel loro insieme, in tutta la loro importanza .40) Ed il problema fondamentale per Suvalov era appunto quello della libertà religiosa.
Egli ne aveva colto tutto il peso determinante giusto in Occidente, specie attraverso il prisma delle aspirazioni risorgimentali italiane, nelle lotte per le libertà civili e politiche, per l'affermazione del principio costituzionale, contro l'assolutismo dei governi infeudati all'Austria. L'affermazione di un regime libe­rale in Russia ai suoi occhi sarebbe stata la premessa essenziale perché una vera
3T) Ivi, Lettera, Napoli, 14 agosto 1849.
M> Secondo l'opuscolo conservato alla Bibliothèque slave di Parigi Notìces sur les principale* conversioni qui ont licu pormi les Russes, Parigi, 1862 (annotato a mano dai gesuiti I. S. Gagarin e P. Pierling che vi hanno aggiunto nomi e notizie) i russi pas­sati al cattolicesimo avrebbero raggiunto il numero di circa centodieci.
39) Archivio storico dei Barnabiti cit., Suvalov ad Almerici, 11 aprile 1848.
*>) F. VENTURI, // populismo russo, Torino, 1972, 2* ed., voi. I, p. 37; vedi anche Esuli russi in Piemonte dopo il J848, Torino, 1959.