Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI MILANO 1896-1900; <
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1978
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Mariella Rizzo
sulle colonne dell'Idea una polemica con Domenico Zanichelli,18) il quale dalla Gazzetta dell'Emilia dell'I 1 agosto aveva affermato che non meno megalomani di Crispi dovevano essere considerati i più grandi fautori del Risorgimento visto che avevano voluto non solo l'Italia unita e indipendente, ma grande e potente .
Borelli spiega in un lungo articolo di risposta, che il concetto di grandezza e potenza nella tradizione cavouriana è molto diverso dal significato che aveva assunto in Crispi e aggiunge:
Anche noi vogliamo la patria grande e gloriosa; soltanto non ci possiamo persuadere come una politica che organizza la sconfitta per l'esercito e la rivoluzione interna per la monarchia, possa condurre alla gloria e alla grandezza. Grande e glorioso è quel paese il quale promuove prima di tutto il benessere interno, l'educazione e l'istruzione pubblica, concede al lavoro una legislazione di difesa equa e prudente; combatte ogni disonestà, ogni vizio, ogni menzogna nella sua vita pubblica, alimenta tutte le sorgenti della genia* lità e dell'intelligenza paesana, favorisce la libertà e la difende, difendendo e suscitando nella coscienza delle masse il senso della responsabilità e del dovere individuale; protegge il risparmio nazionale e si prepara a rendere, con l'impero della giustizia, saldi i propri ordinamenti e ne feconda l'evoluzione progressiva e logica.19)
Questo che fa il Borelli è in sostanza l'elenco dei punti programmatici sui quali i moderati lombardi avevano trattato l'adesione al governo Di Budini e di cui richiedono spesso l'osservanza e la realizzazione. Perplessità nascono nella redazione dell'Idea a proposito della crisi ministeriale del luglio '96, provocata dall'uscita dal governo di Ricotti, Caetani, Carmine, Colombo, Pe-razzi a proposito del progetto Ricotti sulla ristrutturazione dell'esercito con conseguente ridimensionamento del bilancio della guerra.20) Allarmati, i collaboratori della rivista si chiedono se Rudinì non abbia abbandonato una parte del suo programma e vogliono sapere a quali condizioni entrino a far parte del ministero Visconti Venosta e Prinetti, e manifestano la speranza che i loro due intimi amici non intendano venir meno a quella politica di raccoglimento con la quale avevano identificato tutto l'indirizzo rudiniano.21)
Giovanni Casnati indica punto per punto quale deve essere l'azione del governo in ogni campo, da quello dell'amministrazione, ai lavori pubblici, all'istruzione, alla giustizia; a proposito del decentramento, auspica un'amministrazione libera da ingerenze governative e organizzata su base provinciale ( la Regione deve venire poi da sé, naturalmente, ma senza schiacciare né
18) Sul pensiero di Domenico Zanichelli, fervido sostenitore della politica crispina, v. F. CHABOD, Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1896, voli. 2, Bari, 1965,
passim.
W) G. BORELLI, Sempre fuori strada - All'illustre professore Domenico Zanichelli , hi L7.L., 23 agosto 1896.
Sulla polemica cfr. anche la nota pubblicata sull'Idea del 30 agosto 1896 e l'articolo sempre di G. Borelli, Alla ricerca del buon senso (La megalomania del conte di Cavour) , in UlJL.y 27 settembre 1896, in cui il direttore del settimanale, rispondendo alle difese pro-Crispi di Domenico Zanichelli e di Enrico Panzacchi. afferma che se vi fu un uomo che rappresentò e a continua a rappresentare nella storia l'antitesi più netta di Francesco Crispi e la condanna fiera dei metodi, delle tendenze e, in un certo modo, anche degli ideali di costui, bisogna precisamente cercarlo nel conte di Cavour .
20) Sulla crisi Ricotti, v. M. BELABDINELLI, Orìgini del connubio cit., pp. 198-200.
2 e L'Idea Liberale , in L7X., 19 luglio 1986.