Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI MILANO 1896-1900; <> 1896-1900
anno <1978>   pagina <322>
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Mariella Rizzo
che i collaboratori dell'/dea, i quali ostentavano una buona dose di scetticismo nei confronti dell'operato del marchese,70J ora dimostrino una certa ambiguità nelle scelte di campo.
A me pare, in sostanza, che si riaffacci sulla rivista la frattura che si era già manifestata nei confronti del contratto clerico-mo derato del '95; accanto a uomini come Ricci che, di fronte all'avanzata dell'estrema sinistra, pensa al­l'apporto dei voti dei cattolici come ad un'ancora di salvezza, riemerge l'anima intransigente, anticlericale di alcuni collaboratori (basti pensare, per i primi anni del settimanale, alle posizioni del liberale scientifico G. Martinelli) i quali non hanno abbandonato alcune pregiudiziali di fondo nei confronti dei cattolici considerati sempre nemici della patria e delle istituzioni, nonché ostacolo ad una rinascita del partito liberale in senso and trasformistico. Ercole Vidari vor­rebbe conciliare le posizioni diverse all'interno della rivista e placare gli spiriti più intransigenti nei confronti dei clericali; a proposito del putiferio sollevatosi a Milano per avere l'autorità ecclesiastica proibito che sulla cupola del Duomo fosse issata la bandiera nazionale, il fedele collaboratore dell'Idea affronta il problema dei rapporti fra clericali e autorità civili e indica una soluzione:
Ciascuno segua la propria via. Il partito clericale continui pure a stare in armi contro l'Italia; meglio un amico aperto che nascosto. L'Italia, da sua parte, si dia meno pensiero di quel partito, se non per tenerlo a freno quando minacci di offendere le leggi dello Stato. Ma, ove queste leggi non siano offese con fatti positivi e non con semplici astensioni, lasci ad esso quella libertà che lo Statuto guarentisce a tutti; e quindi anche ai clericali, che sono cittadini essi pure e pagano le imposte come le paghiamo noi.71)
Il dibattito sui rapporti tra liberali e clericali (ai quali qualcuno come Ricci pensa come a probabili alleati) è uno dei segni della crisi in Cui ver­sano i liberali moderati i quali, dopo i risultati elettorali del '97 e l'allon­tanamento dalle posizioni rudiniane, sono alla ricerca di una propria identità e autonomia; in un articolo indirizzato ai lettori per l'annata 1898, Giovanni Borelli lancia, in evidente polemica con i conservatori indifferenti e inattivi, un appello al serrate le fila >, per quella che ritiene l'ultima occasione rima­sta per il rilancio del partito moderato; il tono usato dal direttore del settima­nale appare quello di un ultimatum:
Non è giusto che gli uomini nostri, gli affini a noi, coloro i quali con noi concor­dano in un programma decisamente conservatore, ma appunto perciò audacemente innova­tore e instauratore di verità e di giustizia per tutte le classi e per tutti gli individui, ci abbandonino alle nostre forze, in una lotta improba, ingrata, ardua come questa che contro corrente da destra a mancina, per un'alta idealità intellettuale e per un inflessibile rigore morale, andiamo combattendo.72)
7Q) I moderati deìTIdea, come sappiamo, si erano staccati da Rudinì per avvicinarsi ai leader lombardi e soprattutto a Prinetti, il quale non approverà le circolari anticleri­cali emanate dal governo; a tal proposito basta ricordare che l'uomo politico milanese ai primi di ottobre si recherà, con un gesto ricco di significato polemico, a far visita al card. Ferrari.
Sui motivi ispiratori delle circolari anticlericali ai è avuto un ampio dibattito storio­grafico; ne fa un bilancio 0. CONFESSORE in Conservatorismo politico e riformismo reli­gioso cit., pp. 130-131.
7I> E. VIDAIII, a II XX settembre e il partito clericale , in 7.1., 3 ottobre 1897.
72) G. BORELLI, a Ai nostri abbonati, amici, lettori , in UI.L. 31 dicembre 1897. II direttore della rivista accenna nell'articolo anche a gravi sacrifici di natura economica;