Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI MILANO 1896-1900; <> 1896-1900
anno <1978>   pagina <331>
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Videa Liberale dal 1896 al 1900 331
inente il dibattito svoltosi tra i partecipanti e, riprendendo concetti più volte affermati sulla rivista, sostiene che il compito più urgente è sembrato a tutti quello di intraprendere un'opera di conservazione e restaurazione della li­berta. ' Nessuna paura per il termine conservatori, nessun timore di apparire una consorteria,109J o peggio, bisogna assolutamente evitare di lasciarsi prendere da una certa pruderie democratica, come avevano dimostrato nelle discus­sioni alcuni dei moderati piemontesi. Bisogna rilanciare il partito conservatore facendo leva su un'opera di propaganda che aggreghi i giovani ed è necessario allo stesso tempo abbandonare la proposta (di cui pure Ercole Vidari si era fatto portavoce sulla stessa Idea) della costituzione di un unico partito della mo­narchia intorno al quale si possano ritrovare i militanti della Destra e della Sinistra contro i comuni nemici e cioè socialisti, repubblicani e clericali ar­rabbiati . 110>
Necessità di divisione dei partiti, di distinzione dei ruoli da svolgere, de­siderio di rilanciare e modernizzare le strutture del partito rispetto alle nuove esigenze della società, appaiono le preoccupazioni immediate dei conservatori dell'Idea,111* che non mi sembrano orientati ad incoraggiare genericamente una politica repressiva (che coinvolga anche la sinistra liberale) in appoggio alle manovre del governo, come lascia ancora una volta intuire Levra che annota il sorgere di divergenze nel fronte di classe della borghesia a proposito del­l'avventura cinese e della successiva crisi di governo. m> Non solo tra Destra
tenersi a Bologna nella primavera del 1900. Per l'adesione delle Associazioni monarchiche toscane all'iniziativa milanese, v. C. PwzA.NI, op. cit., pp. 230-231.
108> G. BORELLI, Dopo , in L'I.L., 30 aprile 1899.
10?) La polemica contro i conservatori più retrivi ritornerà puntuale anche nel 1900 negli articoli di Borelli il quale ricorderà che: Conservazione, nelle leggi della materia, è moto, è rinnovamento incessante, evoluzione graduale, progresso indefinito; nelle leggi umane, è sinonimo di conquista, cioè di avvenire. Orbene noi che siamo deterministi ed evoluzionisti puri, ci ribelliamo a tutte le mummie senili ed infantili le quali per le vie opposte alle nostre, cioè per quelle che metton capo ad una immobilità putrida e cieca, ostinandosi a salvare, a capire, a legittimare tutto quanto di più marcio e tramontato ni­difica nel cuore delle istituzioni, hanno la pretesa di monopolizzare la causa della conser­vazione politica e sociale (G. BORELLI, Perché conservatori , in L7.Z,., 28 febbraio 1900).
UO) D fronte al dinamismo dimostrato dai moderati milanesi e al contenuto delle proposte avanzate, non mi sembra giustificato quanto afferma genericamente Levra a pro­posito del Congresso delle Associazioni liberali del 22 aprile. II contenuto ideologico di tale fermento egli sostiene è però del tutto sommario e non si spinge al di là della generica difesa delle istituzioni e della violenta ostilità antipopolare, ohe trova uno sbocco nell'appoggio incondizionato ai provvedimenti politici di Pclloux (U. LEVRA, op. cit., p. 254).
ni) Giovanni Borelli, ricordando nel 1907 Patteggiamento dei liberali conservatori di fronte ai fatti del '98, lamenterà che alcuni dei liberali conservatori italiani compresero poco di quella profonda modificazione della vita pubblica... Riuniti a Milano nel 1899 a tentare un'organizzazione nazionale di forze monarchiche, le vecchie e care formule die­dero nuovi lampi nell'eloquenza del Negri, del Prinetti, del Panzacchi... ma in sostanza, il sentimento animatore verso il sorgere del problema proletario fu uno: la paura ... Il ten­tativo abortì . Delusi, i giovani liberali che non si diedero per vinti, fondarono il primo nucleo di quello che fu poi a Firenze nei 1901 il Partito Giovanile Liberale Italiano (G. BOHELLI, Il valore ideale del partito , Discorso pronunciato a Torino il 20 settembre 1907, in G. BORELLI, Discorsi cit, p. 261).
2> Cfr. U. LEVRA, op. cit., pp. 310-311.