Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI MILANO 1896-1900; <
> 1896-1900
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1978
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Mariella Rizzo
II 1899 si chiude con un'ennesima delusione per i liberali moderati; le elezioni del 10 dicembre per il rinnovo totale delle amministrazioni locali vedono a Milano una schiacciante vittoria dei partiti di Estrema Sinistra. I moderati che avevano rifiutato il connubio con i cattolici (non per difesa della propria individualità, ma soprattutto per diffidenza verso gli intransigenti), con amarezza devono tirare le somme di un bilancio tutt'altro che positivo per il biennio 1898-'99; lo stesso Borelli, che con spirito battagliero aveva tentato di reagire all'avversa fortuna, con rabbia, ad elezioni avvenute, deve constatare la caduta della città di Milano in balia della coalizione radico-repubblicano-so-cialista , ed ammettere l'indifferenza dei moderati ormai destinati ad un processo di decadimento fino alla dissoluzione ultima, da cui solo il danno e la vergogna potranno far scaturire la ripresa.
Accanto alle parole forti del direttore dell'Idea, espresse con la solita enfasi retorica, va rilevato il tono ugualmente pessimista di Antonio Castiglione il quale in un articolo-bilancio di fine d'anno sull'operato del ministero nel 1899 (in particolare sul secondo governo Pelloux) parla di errori gravi > commessi in politica interna (un po' voluti, un po' imposti dalle circostanze eccezionali della vita parlamentare ), anche se manifesta la sua soddisfazione per l'indirizzo seguito in politica estera e finanziaria dai lombardi Visconti Venosta e Pietro Carmine.J37)
Nel febbraio del 1900 la Corte di Cassazione di Roma dichiarava non valido il decreto legge del 22 giugno 1899 (col quale erano stati farti passare i provvedimenti restrittivi) poiché le Camere, chiuse il 30 giugno, non avevano avuto la possibilità di discuterlo. Il governo Pelloux ripresentava un nuovo decreto legge e, di fronte alla ripresa della tattica ostruzionista, il deputato della destra Tommaso Cambray Digny presentava una proposta di modifica del regolamento della Camera per impedire (concedendo larghi poteri decisionali al Presidente dell'Assemblea) lunghi interventi dei deputati. La mozione Cambray Digny passò solo il 3 aprile (dopo le dimissioni rientrate del nuovo presidente della Camera Giuseppe Colombo, che era succeduto al Chimirri) con i voti della sola maggioranza, mentre gli oppositori della Sinistra costituzionale e dell'Estrema si allontanavano dall'aula per protesta.138)
!35) A. Castiglione dirà chiaramente perché non è stata varata l'alleanza elenco-moderata: Si imponeva evidentemente l'opportunità al partito nostro di battersi colle sue proprie forze e per nomi suoi proprii, e non perché tra i nomi dei clericali temperati non vi siano degli elementi ottimi sotto ogni rapporto... Ma, dacché si sapeva che la parte intransigente dei clericali fusasi in una sola Associazione coi temperati avrebbe certamente fatta votare sottomano la massa inconscia dei propri elettori soltanto per quei nomi della lista concordata che appartenevano più o meno al partito clericale ma certo non per quelli che rappresentavano integralmente il partito liberale-conservatore, era naturale che per legittimità di difesa si dovesse non prestarsi ad un gioco così facilmente previsto e che si portasse alla lotta delle urne una lista che non potesse dar luogo allV escamotage di far guadagnare la minoranza ai preferiti dei clericali. Calcolo di aritmetica elettorale e quindi non calcolo sublime; ma che, date le condizioni elettorali odierne e la fisionomia di vari partiti, si imponeva inesorabilmente a coloro che si sono assunti la direzione delle elezioni attuali (A. CASTIGLIONE, a Le elezioni amministrative nostre , in I.7.L., 15-30 novembre 1899).
136) G. BOHBLLI, All'opposizione , in L'I.L., 30 novembre-15 dicembre 1899.
137) A. CASTIGLIONE, a Politica - A fine d'anno , in L'/.L., 15-30 dicembre 1899.
138) Cfr. G. CANDELORO, Storia dell'Italia moderna* voi. VII: La orisi di fine secolo e l'età giolittiana, Milano, 1975, pp. 77-79.