Rassegna storica del Risorgimento
CORRADINI ENRICO; NAZIONALISMO ITALIA1896-1918
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Ronald S. Cunsolo
tempi di Roma antica e durante il Rinascimento nella politica e nelle sfere delle belle arti e dell'artigianato. U)
Una fragile coscienza nazionale fu il segno più evidente di decadenza e declino, segno che si manifestò nell'aver mancato di affrontare la guerra d'Etiopia con vigore e prontezza. Divergenze e lotte partigiane erano state permesse per paralizzare gli sforzi dell'Italia in Africa. Senza scopi unitari e comuni, non poteva sorprendere il fatto che Corradini e altri individui e gruppi avessero preso la determinazione di seguire la propria egoistica direttiva, alla ricerca di interessi personali. Che l'Italia permettesse ad un antiquato regno quale l'Etiopia di ostacolare le sue legittime aspirazioni imperiali potrebbe essere spiegato facilmente dal fatto che l'Italia era stata sconfitta internamente. Il senso d'unità del paese fu indebolito al punto che statisti demagogici e servili avrebbero favorito una vittoria etiopica nella speranza che essa potesse provocare la caduta del ministero dell'austero Francesco Crispi. Terrore e regicidio, cinismo e apatia furono le logiche e dolorose conseguenze.U)
Sebbene Corradini intrawedesse sia nella teoria socialista-sindacalista, sia in quella nazionalista caratteristiche spesso analoghe, egli si riferiva in particolare alla lotta di classe, della quale, comunque, smentì l'esistenza. In realtà Corradini seppe ammettere e nello stesso tempo riconoscere la supremazia della lotta nazionale. In ogni caso la sua intenzione di chiarire e rendere nota l'ideologia nazionalista fu soddisfatta e la prospettiva di nuove adesioni aumentò. La lotta che venne in primo piano fu quella che sommerse nazioni, popoli, razze, civiltà, prese forma di tensione nei rapporti, di animosità ereditaria, di conflitto politico, di tariffa protettiva, di rappresaglia economica, di discriminazione nel commercio, di boicottaggio della valuta, delle merci e servizi fino al punto in cui saggi calcoli e dominanti interessi nazionali decretarono apertamente lo stato di guerra.
Con l'allargamento del conflitto dall'ambiente locale a quello mondiale, la lotta di classe del socialismo sarebbe stata elevata ed assorbita dalla lotta nazionale del nazionalismo. Ciò che i socialisti consideravano essere il normale e irremovibile motivo delle ostilità che esistevano fra borghesia e proletariato sarebbe stato sostituito da antagonismi fra nazioni. Per sopravvivere e prevalere alla dura prova di rivalità internazionale, l'unità, la disciplina e una vo-
19 Corradini ammetteva sarcasticamente: Noi non abbiamo più, è vero, sul collo il giogo politico degli Austriaci, ma... siamo ancora un popolo scimmio.... Ci calziamo all'inglese ... cuciniamo alla francese, facciamo scuola coi metodi tedeschi (E. CORRADINI, L'ombra della vita, Napoli, 1908, pp. 138-139). Poiché il classicismo era considerato da Corradini come una forma di imperialismo letterario, e come tale di origine indigena e congeniale al temperamento italiano, egli difese un riveduto sistema di istrazione classica, qualcosa che non sopprimesse l'iniziativa individuale (La scuola moderna, in Marzocco, a. Ili, n. 38 (23 ottobre 1898), p. 1). Cfr. anche E. CORRADINI, I regolamenti universitari del ministro Nasi, in Rassegna Scolastica (Roma), a. Vili, n. 28 (14 luglio 1902), p, 350. Sull'influenza esercitata sull'Italia dalla cultura tedesca, vedere ROSARIO ROMEO, Germany and Italioti Intellectual Life from Unification to the First World War, traci, di EMILIANA P. NOETHER, in Modem Italy, A Topical History, a cura di EDWARD R. TANNENBAUM e E. P. NOETHER, New York, 1974, cap. 13, pp. 292-310.
13) Nel romanzo di Corradini, La guerra lontana, Milano, 1911, Ercole Gola, redattore del fittizio Giornale di Roma, denunciò il nemico all'interno, ce Sappiamo , egli accusava, che le opposizioni parlamentari invocano la sconfitta della patria per poter rovesciare il ministero (p. 85).