Rassegna storica del Risorgimento
CORRADINI ENRICO; NAZIONALISMO ITALIA1896-1918
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Ronald S. Cunsolo
abilmente in opposizione all'etica marxista, pure era contraria al predominante punto di vista dei ceti liberali e democratici dello Stato, i quali ritenevano le classi sociali, come la nobiltà, la borghesia, il proletariato e la classe contadina, strumenti attivamente competitivi e compatibili con la struttura della società. A dire di Corradini, la nazione era la forza propulsiva della storia; la guerra era applaudita come Tatto di maggiore solidarietà... nazionale ,17) o, come dichiarò Francesco Coppola, uno dei più intimi collaboratori di Corradini, nel suo prematuro messaggio del 25 dicembre 1913, la guerra era la madre degli uomini e degli dii,... la legge della vita universale,... l'eterna creatrice di moralità e civilizzazione . IS> Secondo il punto di vista di Corradini, unendo il socialismo al nazionalismo, si formerebbe una forza dotata di autorità, credibilità e impulso positivo, una potenza, cioè, fornita di programmi precisi e risonanza. Molti ita* liani, specialmente gli intellettuali, come ovunque in Europa, rispettavano e stimavano il socialismo per le sue qualità scientifiche e credevano nell'inevitabilità del suo successo. Marx e il marxismo erano utili ai giovani italiani contemporanei come punto di partenza e di orientamento nello stesso modo con cui la fede repubblicana e il nazionalismo democratico di Giuseppe Mazzini erano stati di esempio alle precedenti generazioni. Corradini non fu un'eccezione. Egli lodava il socialismo in quanto era scuola di azione; lo ammirava per la capacità che esso aveva di organizzare le masse, per il suo valore marziale e lo spirito battagliero e la sua abilità di ispirare sacrifici a favore della propria causa. Queste furono le virtù che Corradini sperava infondere nel nazionalismo.
L'immissione del socialismo e delle sue diramazioni nel nazionalismo avrebbe fornito a quest'ultimo un misticismo populista senza comunque concedere o perdere il proprio significato antiliberale e antidemocratico. Poiché il socialismo era elitist per temperamento, collettivo negli intenti, e deliberatamente antiparlamentare, Corradini e i suoi seguaci si sentirono liberi di attaccare le tendenze tumultuose e disgregatrici dei partiti di estrema sinistra (socialista, radicale, repubblicano, gruppi anarchici) e le tattiche settarie del blocco liberale e democratico senza necessariamente piazzarli in un fondamentale atteggiamento di opposizione al popolo. Molti liberali e democratici (anche tra coloro che furono fra i primissimi ad unirsi a Corradini e all'Associazione Nazionalista) ed anche quei socialisti e sindacalisti che s'erano avvicinati al nazionalismo credevano ingenuamente che i manifesti lanciati da Corradini e dai suoi compagni conservatori e reazionari fossero semplicemente rivolti contro la pratica e non i principi del liberalismo e della democrazia. Senza dubbio furono presi in contropiede dalle audaci aperture di Corradini al socialismo e delusi dalle numerose allusioni adulatorie al sindacalismo, identificato con la giustizia sociale, la distribuzione della ricchezza, l'emancipazione proletaria. Inoltre essi potrebbero aver sopravvalutato il loro legame al liberalismo, alla democrazia o al socialismo.20J
ff) E. COURAJOINI, Solidarietà, in La vita nazionale, 2" ed., Siena, 1923, p. 31.
18) FRANCESCO COPPOLA, H loro ideale, in Tribuna, 25 dicembre 1913.
W U continuo rispetto e la costante stima di Corradini per i pratici contributi e il ruolo storico sia del socialismo, sia del sindacalismo si rispecchiano nel suo romanzo dottrinale, La patria lontana, Milano, 1910, in cui egli propone l'unione del nazionalismo con la nuova scuola del socialismo-sindacalismo (p. 191).
20) Giovanni Amendola, consacratosi al liberalismo è una delle prime vittime delle tattiche terroristiche fasciste, ebbe difficoltà nell'accettare l'avversione dei nazionalisti verso il liberalismo. Messo a confronto con la piattaforma antiliberale accettata dall'Associazione