Rassegna storica del Risorgimento

CORRADINI ENRICO; NAZIONALISMO ITALIA1896-1918
anno <1978>   pagina <347>
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Corradini e il nazionalismo proletario 347
Implicita nel contegno accondiscendente di Corradini a favore del socia­lismo c'era la supposizione che il socialismo fosse ormai sorpassato; esso avrebbe perso la propria forza di persuasione come veicolo indipendente. L'inasprimento delle relazioni tra i paesi del mondo, il conseguente irrigidimento delle culture nazionali e il successo, se pure alquanto modesto, dei programmi di riforma in­trodotti dai regimi liberali e democratici, insieme agli effetti accentratori della grande industria e della tecnologia moderna, furono le cause principali delle scissioni avvenute nel movimento socialista in generale; esse lo porteranno verso un graduale ritiro dalle posizioni di minaccia allo Stato capitalista e al suo non essere più. neppure pacifico e autonomo strumento della rivendicazione prole­taria. Il socialismo non poteva reggersi da solo. Una nuova era è apparsa por­tando con sé altri problemi che richiedevano visione più vasta e strutture più ampie di quelle offerte dall'iniziativa individualistica del liberalismo, dal di­segno maggioritario promosso dalla democrazia e dall'interesse proletario del socialismo. La cura doveva essere completa, cioè integrale e rinnovante* in altre parole nazionalistica.2I*
L'infiltrazione teutonico-slava del retroterra italiano a nord e ad est, resa drammatica dall'annessione da parte austriaca della Bosnia-Erzegovina, il 7 otto­bre 1908, seguita da persistenti dicerie di una guerra preventiva dell'Austria contro la sua alleata l'Italia, fu la ragione per cui Corradini e molti italiani, in­clusi i socialisti, furono costretti a rivedere le precedenti posizioni e a ponde­rare lungamente sulla partecipazione dell'Italia al sistema di alleanze europee, sulle spese militari, sugli stanziamenti per la marina, sulla difesa delle frontiere e sullo stato morale dell'Italia. L'intensificarsi di questo riesame fu causato in parte dalle notizie allarmanti provenienti dal settore dell'emigrazione. Benché l'emigrazione fosse stata ritenuta una valvola di sicurezza per qualunque paese che aveva eccesso di popolazione, essa veniva ora condannata e deplorata come una maledizione e un imbarazzo specialmente per l'Italia. Questo cambia­mento di opinione dimostrava una certa influenza che Corradini cominciava a esercitare sulla vita italiana. Anche eminenti figure dell'estrema sinistra contri-buirono alla nuova valutazione dell'emigrazione, fra cui i socialisti Enrico Ferri, Antonio Craziadei, e il simpatizzante repubblicano-socialista Guglielmo Ferrerò. Nel 1907-1908, questi ultimi fecero un ciclo di conferenze nei ghetti degli ita­liani emigrati in Nord Africa e nel Nord e Sud America. Da queste zone face­vano ritorno portando con sé commenti e proposte per istituzioni culturali
nel 1914 e alla secessione dei nazionalisti-liberali, egli ebbe a rammaricarsi in seguito del­l'accaduto, sperando che Corradini e i suoi compagni limitassero la loro opposizione ai soli democratici e alla democrazia (GIOVANNI AMENDOLA, II liberalismo linciato, in Resto del Carlino, 17 maggio 1914).
21) Tali furono i sinceri appelli e le amichevoli obiezioni del nazionalista Piero Buon-delmonti nei riguardi del socialista-sindacalista Giacomo Rumino in La patria lontana. Ve­dere anche di CORRADINI, Nazionalismo e socialismo, in II nazionalismo italiano cit., pp. 145-167.
22) L'esame parlamentare dell'episodio della Bosnia e le relative implicazioni per l'Italia culminarono in un focoso e appassionante discorso patriottico da parte dell'ex-presi­dente del Consiglio dei Ministri, il radicale Alessandro Forti (Atti parlamentari italiani. Discussioni Camera dei Deputati, Tornata del 3 dicembre 1908, Sessione 1904-1909, voi. XV, p. 15245 sgg.). Vedere SAVERIO CILIBRIZZI, Storia parlamentare politica e diplomatica da Novara a Vittorio Veneto Roma, voi. Ili, 1930, pp. 388-418, per un esame dei dibattiti parlamentari riguardanti la Bosnia.