Rassegna storica del Risorgimento
CORRADINI ENRICO; NAZIONALISMO ITALIA1896-1918
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1978
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Corredini e il nazionalismo proletario 351
dei diseredati e degli sfortunati. Quando quest'ultimo accolse e solennizzò il con-flitto con la sonora dichiarazione, la Grande Proletaria si è mossa ,35) egli ripeteva in forma poetica quanto Corradini e i nazionalisti avevano per primi annunciato e anticipato. Secondo Roberto Michele, pioniere della sociologia e scienziato politico, gli Italiani andarono in Libia per motivi demografici e spinti dal legittimo desiderio di farla finita una buona volta con quell'odiosa parte dell'eterna cenerentola che gli altri popoli loro avevano assegnato . I sindacalisti, Angelo Olivetti, Libero Tancredi, Orano, il repubblicano Salvatore Bar-zilai e il deputato cattolico Filippo Meda, già inveteratamente contrari a espansioni territoriali, presero il loro posto a favore della guerra ed espressero il loro sostegno morale con parole e frasi che assomigliavano molto a quelli dei nazionalisti. L'autorevole sindacalista Arturo Labriola scriveva che l'occupazione della Libia rappresentava una disfatta per l'Europa reazionaria e plutocratica , la quale riforniva la Turchia, nemica dell'Italia, con denaro e armi .37J
Frattanto i socialisti ricordavano come il venerato Antonio Labriola, i cui corsi universitari a Roma alla fine del secolo XIX erano stati fondamentali per l'espandersi del marxismo fra gli intellettuali italiani, avesse sostenuto con insistenza che le colonie d'oltremare erano mezzi necessari per lo sviluppo delle condizioni atte a promuovere una rivoluzione proletaria e uno Stato socialista.381 In verità tanto la necessità di negare ai nazionalisti il monopolio del sentimento patriottico, quanto il loro sincero affetto per l'Italia, furono i motivi che indussero i socialisti Leonida Bissolati, Ivano e Bonomi, Angiolo Cabrini e Guido Po-drecca a sostenere apertamente la guerra. Giudicati traditori della causa socialista, la loro posizione in favore della conquista della Libia provocò la loro espulsione dal movimento socialista e la divisione di quest'ultimo in due parti, il Partito Socialista Ufficiale e quello Socialista Riformista.39) Mentre i nazionalisti erano decisi a fare della Libia un modello di lealtà e dedizione alla patria, non fu assolutamente possibile ai socialisti, come neppure ai sindacalisti, radicali, repubblicani e cattolici, mantenere una stretta disciplina nelle loro organizzazioni. La guerra italo-turca così Meda ammoniva i suoi compatrioti che il nazionalismo vanta come vittoria sua, e che come tale è ritenuta da
taneità e la falsità e l'artificio della sincerità e della verità. Costui non fa che risfruttare il già sfruttato abbastanza, ov'è un poco di suo e molto di quello degli altri (Elegiae ro-manne, in Germinai, a. I, n. 30 (10 luglio 1892), p. 234.
35' GIOVANNI PASCOLI, La Grande Proletaria si è mossa, in Tribuna, 23 novembre 1911.
3*) ROBEBTO MICHELS, L'imperialismo italiano, Milano, 1914, pp. 178-179.
ARTURO LABRIOLA, L'Europa contro VItalia, in Scintilla, 12 ottobre 1911. Orano, per citare un altro esempio, considerava il conflitto italo-turco per la questione della Libia l'ultima delle guerre puniche e la prima delle guerre mediterranee , La vigilia del mare, in Giornale d'Italia, 1 novembre 1911. A proposito della conversione di Bnrzilai. si consulti, Gli otto motivi di Barzilai per l'Italia che va a Tripoli, ivi, 29 settembre 1911.
38) BENEDETTO CROCE, A History of haly 1871-1915, trad. Cecilia M. Ady, New York, 1963, pp. 259-260.
) Bissolati, Bonomi, Cabrini, e Podrecca fuori del partito, in Corriere della Sera, 10 luglio 1912. Furono raggiunti da Graziarci ed altri deputati socialisti. A proposito della posizione fondamentale di Bissolati, si consulti il suo La politica estera dell'Italia dal 1897 al 1918, Milano, 1923, pp. 264-265. Lo storico prosocialista Ferrerò asseriva che una decisiva vittoria in Libia avrebbe accresciuto il prestigio e l'orgoglio degli emigranti italiani, te Quest'altra palinodia di Guglielmo Ferrerò in favore della guerra provocò il disprezzo e il disgusto dell'organo socialista, il giornale Avanti! con l'articolo, Sul campo, 17 ottobre 1911.