Rassegna storica del Risorgimento

CORRADINI ENRICO; NAZIONALISMO ITALIA1896-1918
anno <1978>   pagina <353>
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Corradini e il nazionalismo proletario 353
guerra, scopi personali e politica settaria a parte. In particolare, la prima guerra mondiale impressionò Mussolini. In realtà Corradini aveva già vigorosamente sostenuto che il mondo era suddiviso da frontiere politiche, da ideologie nazio­nali, da esperienze storicamente diverse e da civiltà tradizionali non già da co­scienze di classe. Fino a qual punto Mussolini sia stato influenzato dal rapporto armonico fra nazionalismo e socialismo, esposto minuziosamente da Corradini, venne reso noto da Mussolini stesso, il 1 agosto 1918, attraverso, Il Popolo <Tlta-Ha; quello che era un quotidiano socialista *, divenne un quotidiano dei com­battenti e produttori.45)
Il nazionalismo proletario fu sostegno dello Stato fascista, quantunque i gruppi che lo avevano sostenuto all'inizio, fossero tutti di diversa e disparata natura. Ciò fu evidente dopo la fusione dell'Associazione Nazionalista Italiana guidata da Corradini con il Partito Nazionale Fascista di Mussolini. Molti socia­listi, sindacalisti, repubblicani, radicali, ed anche liberali, democratici, conser­vatori, democratici cristiani e cattolici moderati, abbracciarono la causa nazio­nalista attraverso il fascismo. Sotto il regime fascista, il nazionalismo proletario si fece portavoce del risentimento e delle misere condizioni di uno Stato recente e povero, poco aiutato dalla natura e privato di ciò che gli spettava dai paesi ricchi. Il nazionalismo proletario poteva essere usato per legittimare la riorga­nizzazione dello Stato, per inaugurare il corporativismo, per imporre una comu­nità d'intenti e una disciplina nazionale. L'Italia non poteva permettersi la vita agevole dell'esistenza spensierata dei paesi capitalisti. Le terre paludose furono bonificate, la battaglia del grano vinta, le industrie nazionali protette, il deficit della bilancia dei pagamenti superata, le misure per l'autarchia formulate, il valore della lira si stabilizzò, il numero delle nascite aumentò e giovani famiglie furono invitate ad andare a vivere nelle colonie italiane in Africa.46)
Il nazionalismo in quanto socialismo del popolo italiano spiegava e giu­stificava le ragioni dell'armamento e dell'aggressiva politica estera italiana. La conquista italiana dell'Etiopia nel 1936 fu popolare tanto quanto lo era stata quella della Libia. Fu la furia suscitata in una nazione proletaria, compressa e disprezzata, a spingere l'Italia a lanciarsi per ottenere disperatamente territori con abbondanza di risorse naturali.47) L'opinione pubblica in Italia e fra tanti italiani all'estero, non avendo delle idee personali al riguardo, pensava che le nazioni ricche come la Gran Bretagna e la Francia si servivano della Lega delle Nazioni a detrimento dell'Italia, nazione assai vulnerabile. Si credeva che le sanzioni economiche non sarebbero mai state facilmente applicate a certi paesi forti.48) A proposito della guerra del 1939-1945, bisognerebbe ricordare che
45) p0poh d'Italia, 1 agosto 1918.
*6) A favore di una mobilitazione interna, si consultino i numerosi discorsi, messaggi e le ordinanze pronunciati ed inviati da Mussolini, raccolti in Opera omnia di Benito Mus­solini, a cura di EDOABDO e DUILIO SUSMEL, Firenze, 1959-1963, voli. 27, 28, 29.
*7) RENZO DE FELICE, Mussolini il Duce, voi. I, Gli anni del consenso 1929-1936, To­rnio, 1974, pp. 771 sgg. Mussolini rivelava a Leo Gei-vai llc-Reaché, corrispondente del gior­nale parigino Matin, in un'intervista del 15 settembre 1935, ciò che l'Italia intendeva cer­care in Etiopia : la nostra sicurezza, prima di tutto, e la possibilità di espandersi per un popolo prolifico, il quale , Mussolini continuava con una certa enfasi, non si rassegna a morire di fame (Il conflitto italo-abissino, in Opera omnia cit., voi. 27, p. 138).
48) Cfr. Il capestro di Demos, in Popolo d'Italia, 3 dicembre 1937, una replica questa a un articolo di fondo apparso nel New York Times, in cui si fa appello ad un embargo unilaterale contro gli Stati dittatoriali, come il modo più efficace per metterli in ginocchio.