Rassegna storica del Risorgimento

CORRADINI ENRICO; NAZIONALISMO ITALIA1896-1918
anno <1978>   pagina <354>
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Ronald S, Cunsolo
quando ritali a decise, il 10 giugno 1940, di entrare in guerra, Mussolini, parlando dal balcone di Palazzo Venezia a Roma, quello stesso giorno, esortava:
scendiamo in campo, contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell'Occidente, ... Noi vogliamo spezzare le catene che ci soffocano nel nostro mare.... Questa lotta gigante­sca ... e la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatoli che detengono ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze e di rutto l'oro della terra, ty
In verità tutte queste idee brillanti e questi faticosi tentativi, intrapresi pur­troppo a costo della distruzione della democrazia italiana, terminarono nella disfatta della seconda guerra mondiale e nella caduta del regime fascista.
Tracciando un concetto parallelo tra il nazionalismo e il socialismo, Corra-dini potrebbe aver considerato solamente la situazione italiana. Ciononostante, ci sono oggi nel Terzo Mondo molti esempi di Stati marginali in via di sviluppo, i quali indipendentemente hanno usato la stessa maniera di pensare e di giusti­ficare nazionalizzazione di compagnie estere, confisca di proprietà straniere, con­trollo di produzione di materiali strategici greggi, limiti sugli investimenti in­ternazionali, proibizione dell'espatrio del capitale, tutto nell'interesse di auto­rivendicazione, ammodernamento e salvaguardia dell'indipendenza dello Stato a cospetto di civiltà più antiche e avanzate.
Con l'uso della terminologia socialista per rendere più. mordaci e comuni­cativi i principi cardinali dell'ideologia nazionalista, Corredini dimostrò chiara­mente la sua innata ostilità per l'idea sansimoniana circa l'uguaglianza dei po­poli e delle nazioni. Egli rivelò anche la sua intransigente avversione per le commoventi aspettative di Mazzini riguardo alla liberazione e la coesistenza di tutti i popoli prima della loro integrazione in un ordine continentale o un si­stema universale, nonostante le innate differenze.51)
Nel constatare i rapporti dialettici esistenti fra il nazionalismo e il socialismo, e il fatto che il nazionalismo ormai solido aveva preso il posto del socialismo, Corradini confermò in modo singolare la forza di attrazione e la potenza del na­zionalismo nell'offrire a tanta gente solidarietà, coesione e predisposizione al sacrificio per la patria. Benché, specie nel caso dell'Italia fascista e quello della Germania nazista, una pazzia irrazionale, una fede falsa e fanatica prevalessero, fino ad oggi siamo stati incapaci di sostituire il nazionalismo con una ideologia
1 popoli poveri , sottolineava 1 organo ufficiale del partito, <c avendo poco da perdere, sono insensibili più degli altri a motivi di carattere economico . Circa l'atteggiamento di molti americani e italo-americani nei confronti del fascismo in generale, si consulti l'autorevole saggio di JOHN P. DICGINS, Mussolini and Fascism, the Vieto front America, Princeton, New Jersey, 1972. Per quanto riguarda la crisi italo-etiopica come problema in seno alla Lega delle Nazioni, vedere il resoconto diplomatico di GEORGE W. BAER, The Corning of the haUan-Etlùopian War, Cambridge, Massachusetts, 1967.
49> B. MUSSOLINI, Popolo Italiano! Corri alle armi, in Opera omnia cit., voi. 29, pp. 403-405.
5) Si consulti il trattato ideologico di KWAME NKRTJMAH, il defunto leader del Ghana e un pan-africano, Neo-Colonialism: the Last Stage of Imperialism, Londra, 1965. Di interes­se considerevole sono BARRINGTON MOORE, Jr., Social Origins of Dictatorship and Democracy, Boston, 1966, DAVID APTAR, The Politica of Modernization, Chicago, 1965, e ROBERT A. PACKENHAM, Liberal America and the Third World, Princeton, New Jersey, 1973.
5') Circa l'impressione suscitata in Italia dal pensiero di Claudio Henri di Rouvroy, conte di Saint Simon, e delle interpretazioni italiane e francesi, vedere RENATO TREVBS, La dottrina sansimoniana nel pensiero italiano del Risorgimento, Torino, 1973.