Rassegna storica del Risorgimento
VALERI NINO
anno
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1978
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pagina
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356
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AMICI SCOMPARSI
NINO VALERI ?
È sempre difficile parlare di chi si conobbe e si ebbe vicino negli affetti e nell'amicizia solo nei termini che si riferiscono alla sua personalità per così dire pubblica, ai soli aspetti, cioè, che di lui possono interessare il pubblico in generale. Particolarmente difficile, poi, nel caso di Nino Valeri, scomparso il 27 aprile di quest'anno, nel quale certi tratti psicologici e certi atteggiamenti verso la vita erano così strettamente intrecciati con la sua opera di scrittore e di studioso di storia. Per poco che amasse di parlarne, egli aveva origini di letterato e di artista, e aveva persino fatto scorribande, quasi di pioniere, nel mondo del cinema. Precedenti scandalosi, diceva, fìngendo un panico persino troppo autentico, che se si fossero conosciuti lo avrebbero rovinato per sempre agli occhi dei colleghi accademici. E tuttavia quei precedenti aiutano non poco a capire certi caratteri della sua stessa opera di ricercatore e di studioso accademico . Così ad esempio il tema dell' artista fallito , che ritorna nelle sue pagine a proposito di situazioni e di uomini diversissimi, da Pietro Verri a Cesare Balbo; o l'interesse che egli conservò per D'Annunzio, al quale era stato vicino in gioventù, e nei cui confronti ebbe sempre un atteggiamento singolarmente ambivalente, diviso tra lo scherno ironico e l'attrazione invincibile per chi aveva saputo realizzare una così integrale fusione tra l'arte e la vita: tanto pericolosa, e tuttavia tanto affascinante. Contro queste tentazioni Valeri trovò i contravveleni adatti nelle intransigenze del gobettismo (per quel poco che questo termine possa significare) e nella limpida razionalizzazione del crocianesimo.
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Nella tensione fra le nascoste tentazioni estetizzanti e il razionalismo liberale si può dire anzi che consistesse molto del Valeri più autentico. E fuori di esse non si intenderebbero né il modo di essere di questo bohémien della nostra vita universitaria (il solo, forse, dei decenni precedenti al '68, incomparabilmente più autentico degli straccioni, non solamente negli abiti, che hanno preso a recitare la parte dei barboni universitari dopo i fausti eventi di quell'anno) né il tono del suo gobettismo e del suo crocianesimo: quanto mai lontani dalle fastidiose ostentazioni dei gobettiani di regime e dal filosofismo posticcio di tanto crocianesimo. La metodologia , insegnava in anni nei quali quella parola era circondata fra i nostri Btorici di un'aura di pia venerazione, bisogna saperla, e soprattutto saperla dimenticare, gettarsela dietro le spalle. Chi allora era giovane, e si avviava alla ricerca storica munito dei testi regolamentari, restava un po'
J) Con il titolo Bohémien in cattedra Rosario Romeo ha rievocato efficacemente la complessa figura del suo antico Maestro nel Giornale Nuovo del 13 maggio 1978. Con il consenso dell'autore riproduciamo questo ricordo del nobile studioso e indimenticabile amico, socio onorario dell'Istituto dal 1959, già membro del Consiglio di Presidenza e della Commissione per redizione nazionale degli scrini di Giuseppe Garibaldi.