Rassegna storica del Risorgimento

SPELLANZON CESARE
anno <1978>   pagina <359>
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RICORDO DI CESARE SPELLANZON
Il 4 settembre 1977 si Bono compiuti ventanni dalla scomparsa di Cesare Spellanzon, insigne storico del Risorgimento.
Proveniva dal giornalismo militante: nel 1903, giovanissimo (era nato a Venezia il 14 febbraio 1884) era entrato nel glorioso giornale della sua città, il Gazzettino, in qualità di redattore. Successivamente (1909) era divenuto anche corrispondente del Secolo di Milano e nel 1920, trasferitosi nella metropoli lom­barda, ne era divenuto redattore, ma la sua carriera giornalistica doveva finire poco dopo perché, fascistizzatasi la stampa, aveva dovuto nel 1925 lasciare La Stampa di Torino della cui famiglia era entrato a far parte due anni innanzi.
Durante la sua attività giornalistica lo Spellanzon si era interessato quasi esclusivamente di politica estera. Pacifista, umanitario, imbevuto del pensiero di risolvere il problema delle istanze sociali del nostro paese, nel 1912 aveva pubblicato un volume, L'Africa nemica, nel quale sosteneva esser stato un errore la guerra di conquista della Libia, errore sotto ogni aspetto: politico, diploma­tico, economico, finanziario, sociale.
Nella crisi che travagliò il nostro paese tra l'autunno del 1914 e la prima­vera del 1915 lo Spellanzon si schierò decisamente tra i neutralisti, con Giolitti e con Salvatorelli. Rimase tra i perdenti, ma potè nel 1922 e nel 1926, con due opere, la prima intitolata La tregua di Versailles, la seconda Vinti e vincitori nei Balcani, dimostrare quale crisi internazionale fosse stata creata dalla guerra, quali errori fossero stati compiuti dai vincitori nelFimporre agli Stati sconfiitti condizioni tali che certamente avrebbero portato, dopo un certo tempo di irre­quietudini e di crisi parziali, ad un conflitto: tesi che era asserita da altri il­lustri contemporanei quali Keynes e Nitti e che giustifica l'uso del vocabolo tregua nel primo dei due titoli. Nel secondo dei due volumi fu messo a fuoco il settore balcanico, quello da cui era partita la scintilla del conflitto che aveva devastato il mondo a partire del 1914.
Trovatosi in difficoltà per la perdita dell'impiego lo Spellanzon passò ad altra attività, e logicamente dalla politica passò alla storia. E fu in questo campo che si affermò su un piano nazionale ed europeo. Dalla necessità di lavorare per vivere nacquero, per i tipi dell'editore Rizzoli, l'edizione critica ed egregiamente annotata di Le mie prigioni del Pellico (Milano, 1932), e La storia del Risorgi­mento e dell'Unità d'Italia (il 1 volume è del 1930).
Quest'opera, che doveva inizialmente essere una sintesi da compiersi in un paio di volumi, divenne un'opera monumentale, frutto anche di ricerche d'archivio, in cui l'A. profuse tutto il suo senso critico e la profonda conoscenza delle fonti ch'Egli si fece sull'argomento. Purtroppo varie vicende, tra cui non ultima la seconda guerra mondiale, fecero sì che potesse pubblicarne solo 5 volumi (l'ultimo apparve nel 1953) giungendo nella sua ricostruzione critica alla fine del 1848. Continuata da E. Di Nolfo, che in tre volumi giunse al 1856, l'opera è rimasta interrotta, ed è una vera perdita per la storiografia italiana che anche il giovane successore, il quale aveva perfettamente assimilato lo spi­rito creativo del suo predecessore, non abbia condotto a termine l'opera, non si sa bene perché.