Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1978
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364
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Emilia Morelli
dagnò la medaglia d'oro; nulla sulle operazioni militari, ma, a guerra finita, questa significativa constatazione di Enrico Guastalla del 15 novembre:
Mi dispiace assai di sentire che non sei contralto delle cose tue durante il periodo della guerra ed a cagione della tua assenza. Mio caro Bruzzesi me lo imagino (sic). Anche la campagna del 1866 avrà per noi gli stessi effetti delle altre. Intanto che noi siamo andati, gli altri hanno fatto perché sono rimasti, e a noi tornando è necessario di ricominciare è la nostra storia.
Agli strascichi polemici militari-politici del 1866 fa riferimento anche questa lettera di Domenico Farmi in risposta a una richiesta di presentazione all'ammiraglio Riboty per fare sperimentare alla Marina italiana un'invenzione americana della quale Bruzzesi era rappresentante:
Saluggia (Piemonte) Lunedì [1868] Caro Amico,
La tua lettera scrittami a Ravenna, dopo un giro molto vizioso, mi capitò alle mani; e ieri ebbi qui in campagna quella del 3. Tu non hai a ringraziare di nulla. È ben poco quello che ho fatto per te e per quel poco ehe valgo disponi di me liberamente.
La polemica Lamannora-Cialdini prova una volta di più che quando si vogliono salvare gli uomini si scuotono le istituzioni. Se subito dopo la Campagna del 1866, una inchiesta, un giudizio qualsiasi, avesse rilevato se colpa vi era ed a chi doveva attribuirsi, qualche uomo avrebbe portato le pene delle nostre sventure, ma nelle punizioni esemplari l'esercito si sarebbe ritemprato. Ora invece l'esercito riceve un non imitabile esempio, ed il dualismo che fino al 1860 lo rodeva secretamente si è posto in chiaro, coi suoi capi, col proprio programma, colle proprie recriminazioni. Certi mali finché non sono palesemente avvertibili, e chiaramente denominati non fanno gran danno; trovata la definizione con essa si appalesano tutti i guai del male latente. così succederà questa volta pure. Da tutto questo però, o mi inganno, vi ha per noi un beneficio. Ed il beneficio è di avere allontanata la possibilità che Lam[armora] riprenda il governo.
Dacché son qui vivo ritirato e non ho quasi nessuna comunicazione coi colleghi ed amici. Fui ammalato dapprima con forte terzana: ora vo rimettendomi: mi astengo però dal cercare o chiedere notizie. Ho bisogno di quiete e di riposo. poi cosa potrei sapere. Il sonno e più Tessere di sasso, dirò anche io col poeta, sarebbero gran ventura in fin che il danno e la vergogna dura! Purtroppo che fino ad ora io non veggo spuntare uomini od idee a rompere l'incantesimo malvagio che tiene accasciata la povera Italia!
Amami e credimi con una stretta di mano. Tuo aff.mo
D. Farini
Con uno sfogo di Guerzoni per non avere avuta nessuna ricompensa per il 1866, passiamo a un'altra intensa attività di Bruzzesi, quella svolta nelle società dei reduci. Restano numerose lettere su questo argomento con lamentele varie, ma sono soprattutto, documentate le quasi incredibili vicende burocratico-finanziarie di chi, titolare della pensione concessa ai Mille, si era permesso di guadagnare anche ricompense al valore.
Poiché, come Guastalla (lettera del 3 novembre 1864), anche Bruzzesi voleva conciliare i doveri politici con le esigenze degli affari , questi ultimi fanno capolino in quasi tutte le lettere che riceve dallo staio maggiore garibaldino frammisti ad altre notizie personali o politiche. Ne è un esempio questa di Giovanni Nicotera:
Napoli, 8 maggio 1865 Carissimo Bruzzesi,
Ti sono veramente grato della lunga lettera che mi hai scritto. Credimi, dopo la disgrazia della perdita di mio padre, sento proprio il bisogno di qualche cosa che mi conforti.