Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1978
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365
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L'archivio di Giacinto Bruzzesi
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Non mi lagno della necessità di fare l'agricoltore. Mi lagno della condizione difficilissima in cui mi ha posto la perdita di mio padre. Tu non puoi figurarti amico mio in quale stato difficile mi son trovato, e mi trovo ancora per la situazione della mia famiglia, che io ignorava completamente, e che ora è venuta a ricadere tutta sulle mie spalle. Io la sostengo con quella stessa forza d'animo con cui sostenni i tormenti di S.ta Caterina in Favignana; ma questo non toglie che io ne risenta.
Del Governo è meglio non parlarne più. Io non so come Crispi, che ha mente e cuore, abbia potuto senza sentirsi scottare le mani scrivere quell'opuscolo.
Ti unisco una piccola notizia. Per la tua attività devi procurare il listino, e spedirlo qui all'indirizzo del Signor Antonio Bevilacqua. Questo nome non deve esserti nuovo. Avrai dovuto sentirlo da Lombardi, e da Missori per le tante amabilità che ci usò questa famiglia il 1862.
Ti sarei veramente grato se qualche volta mi scrivesti in Calabria: l'indirizzo è Nicastro per Sambiase.
Vorrei proprio che tu vedessi Missori, e gli chiedessi perché non risponde a più di sei, o sette lettere che gli ho scritte.
Tutti di mia casa ti salutano. Io ti abbraccio fraternamente. Addio.
Tuo aff.mo amico
G. Nicotcra
Come sia finita nell'archivio Bruzzesi una lettera di Marcora a Cairoli non so; Tale la pena di leggere un giudizio (10 giugno 1873), sn Urbano Rattazzi appena scomparso, giudizio che non ci si aspetterebbe dal futuro esponente radicale: Era un gran bravo e buon'uomo. Non per nulla i consorti gli hanno sempre fatto una guerra ad oltranza .
I dissidi e i personalismi in campo democratico, soprattutto dopo l'unità, sono ben noti. Yale la pena, però, di trovarne un'ulteriore testimonianza in questa lettera di Aurelio Sani:
Forlì, 10 settembre 1889 Mio caro Bruzzesi,
La notizia che tu mi dai nella tua del 2 corrente della frase attribuita a Fratti al suo arrivo a Nizza: Cari amici Nizza terra francese io vi saluto, etc. mi parve a prima vista incredibile, e infatti non m'ingannavo nel mio giudizio. Il Fratti, interpellato in proposito con lettera dell'amico mio Livio Quartaroli, risponde:
Parigi, 7/9/89 Caro Livio,
Ebbi soltanto jeri la tua che mi meraviglia. Honny soit qui mal y pensel Così potevi e dovevi rispondere, non altrimenti. Così poteva rispondere Aurelio, Ho visto la lettera di Cavallotti, che non ha chiesto né a me né ad alcuno smentite. Non ismentisco nulla, nulla; solo, al ritorno, a Parma o altrove, dirò quello che penso su questo bellissimo viaggio e sulla misera pusillanime guerra dei patrioti ufficiali del nostro paese. Noi siamo rimasti sorpresi di tante inesattezze e falsità. Non abbiamo contradetto a quanto pensavamo il giorno prima in Italia! Abbiamo detto parole di pace fra Italia e Francia; abbiamo detto che grande sventura e onta sarebbe una guerra fra le due nazioni. E dovunque splendide accoglienze, rispetto, tolleranza, amicizia. Non ti dico altro e scrivo a te solo privatamente, Lascia che gli scribi si sfoghino ,
Ti trascrivo queste linee di Fratti, pregandoti di rispettarne il carattere privato. Del resto, io non avevo bisogno di questa sua risposta per non prestar fede alla voce ch'egli avesse pronunciato la bestemmia imputatagli dal telegramma nizzardo. Ma la evidente falsità di tal voce valga a metterti in guardia contro le esagerate e sinistre interpretazioni e le polemiche partigiane a cui hanno dato luogo le mostre di simpatia e di fratellanza fra democratici francesi e democratici italiani nel viaggio di questi ultimi in Francia. Sarebbe