Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1978>   pagina <368>
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Libri e periodici
VA. rende qui di palese ragione la minuta quotidiana attività della Commissione, trascrivendo col dovuto rigore critico i verbali delle sedute e ambientando le medesime secondo le buone norme dell'archivistica, ma non esimendosi dal recare ai documenti citati, nei punti più storicamente interessanti, le notazioni venute dall'interpretazione mo­derna soprattutto in quest'ultimo ventennio in fatto di storia pontificia, e ciò con discre­zione e all'occorrenza con lieve tratto. Non sono evitate l'informazione bibliografica più remota intorno ai temi, la citazione di scritti di corredo di miglior stagionatura per quel rispetto alla completezza che non ha mai difettato nelle ricerche dell'A. Sta bene cosi il richiamo alle vecchie lettere del Callier su Roma e a Stati pontifici al tempo dell'occu­pazione francese del 1849 (l'A. ha scritto nel '68 per questa rivista un chiaro articolo sulla Missione del coloriti. Callier nelle Marche e nelle Legazioni), e al noto libro del Farini, o ai profili del Rosi, o alla voce compilata dal Giuntella sull'Altieri nel Dizionario biografico degli Italiani, o alla trattazione del Negri del problema delle ferrovie, o allo studio del­l'Ara sullo statuto dello Stato della Chiesa, a temi insomma che sono centrali alla vita politica e produttiva del territorio. Questo aggiornamento viene realizzato in due capitoli che fungono da introduzione generale e che tolgono al libro il sentore di un'appendice dell'altro volume sulla Commissione governativa. Vi si danno sostanziali avvertimenti sui problemi politici e amministrativi dello Stato pontificio mentre si traccia il profilo della Commissione mediante una diretta inquadratura dei protagonisti appunto nei problemi, nei rapporti con le altre autorità, nel loro comportamento in preparazione del ritorno alla sede romana del papa dal ritiro di Gaeta. Anzi il senso incombente della complessa vicenda si dispiega da questa breve e sapida premessa dell'A., onde si è come sospinti ad una spedita e chiara lettura dei documenti relativi al fatto e ai collegati interessi* Ed è vero che la pre­senza dei personaggi è lasciata intendere nell'impersonalità del documento soprattutto nelle relazioni di ufficio e in particolare nei rapporti di carattere finanziario, che sono i più scottanti sempre, come quelli che attestano precarietà e necessità. Oppure i nomi operosi del momento sono celati dietro firme di segretari e funzionari, o dividono con la firma di altri la responsabilità delle iniziative che lasciano segno nella carta.
Gli Atti della Commissione governativa echeggiano un'attività di vertice nell'ambito della politica interna, essendo la politica estera compito del segretario di Stato, a parte le occasioni in cui si può generare una più larga sintassi d'intenti e parole presso la Commis­sione stessa. È, ad esempio, il momento in cui tra il principe Orsini, designato ministro delle Armi, e la Commissione si carteggia, quell'ottobre 1849, quando l'Orsini con franca risolutezza si intesta di soppiantare senza indugio alcuno il generale Vaillant, espressione di un quartier generale francese ancora efficiente in Roma, e di impostare un proprio metodo d'azione; e può essere ancora il momento in cui la Commissione, fiutate le difficoltà di un colloquio diplomatico con altri Stati e intuito il timore di un nuovo aggravio fiscale per tutto il territorio, è costretta a bocciare l'istanza avanzata da parte dei Francesi di nazionalizzazione del Po, il a fiume reale degli arcadi del Settecento padano (23 gennaio 1850). La Commissione agisce, ripetiamo, entro limiti di politica interna, e di tal natura appaiono chiaramente i tentativi di mettere riparo al deficit dello Stato e di istituire prestiti forzosi tra cittadini abbienti o di avviare operazioni finanziarie con la Banca romana. A questo infatti tendono i lavori più qualificanti della Commissione e vi sono dedicate assidue sedute il cui precetto ispiratore, eliminare spese, moltiplicare i risparmi, provocare introiti, reintrodurre convenienti tassazioni, si traduce in provvedimenti che rientrano nel grande tema unico che è quello di restaurare la macchina dello Stato. Per cui si potrebbe dire che il primum politico della Commissione, formata dal cosiddetto triumvirato rosso, sia di recuperare alio Stato l'unità finanziaria generale, e non solo va valutata nel complesso delle sue attività la decisione di rimettere in vigore l'impopolare tassa sul macinato che può costituire anche un banco delle reazioni politiche dei governati, ma vi va visto pure il disegno, neanche questa volta potutosi realizzare, di sopprimere la franchigia dei porti di Civitavecchia e di Ancona, un istituto già liso prima di questo tempo e a stento difeso dall'Armellini per le Marche nel 1827.
Innanzi a tali obbiettivi sembra passare in una linea di minor interesse il problema dell'epurazione di quegli elementi del pubblico impiego compromessi nel governo repub­blicano, ma si sa pure che la Commissione non risparmiò il rigore pur di riavere uno schie­ramento burocratico su cui fidare per una ripresa della vita amministrativa. Forse è più