Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1978>   pagina <369>
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Libri e periodici
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opportuno pensare, davanti al quadro della settantina di sedute e dei vari ordini del giorno, ad un unico tema per la rinnovazione dei redditi e dei criteri di amministra­zione; e per tutto questo ci può soccorrere anche da altre fonti il ricordo delle direttive che attraverso altri mezzi di richiamo si potè pretendere di imporre ai sudditi da parte del governo.
La storia dello Stato pontificio degli anni 1848-1850 ha ricevuto, si sa, tra il 1950 e il 1970, contributi notevoli (oltre quelli classici ormai di Ghisalberti, Petrocchi, Demarco, Quazza, Morelli, Giuntclla) da parte di più giovani studiosi come C. Ghisalberti, che ha detto una parola autorevole, valida anche oltre l'ambito del diritto costituzionale, o come Ara, che pur ha approfondito problemi istituzionali dello Stato della Chiesa o come la Maiolo Molinari, che ha rimesso sotto studio la stampa periodica romana dell'Ottocento. E non vanno dimenticati gli studi, per altro verso interessanti, di G. Mariani, di F. Bonelli soprattutto, e si assiste ora ad una reviviscenza di ricerche specifiche in qualche modo afferenti, come quelle, per esempio, di S. Anselmi per le Marche. Molti stimoli sono venuti dalle occasioni delle ricorrenze dei centenari del '48 e dell'unificazione italiana, ma le inda­gini non paiono sostare, e a temi di grande suggestione come la Restaurazione si appli­cano, per quanto riguarda lo Stato pontificio, nuovi studiosi, e infatti si preannunciano con­vegni e pubblicazioni sui grandi protagonisti della ripresa pontificia dopo il 1815 (D. Cec-chi) e particolarmente dopo il 1848 (G. F. Brocanelli). In tale fervore di lavoro si pone utilmente l'altra ricerca sul Consiglio di Stato pontificio, uno studio che viene a buon proposito dopo il pregiato articolo del '63 di Carlo Ghisalberti, Il Consiglio di Stato di Pio IX nel 1848, e che è integrato utilmente da profili dei Consiglieri e degli Uditori e dal bilancio delle singole presenze effettive nonché delle retribuzioni spettanti ai compo­nenti tutti. È una storia voluta costruire dall'esterno delle idee, senza sempre riuscirvi, in una garbata vicinanza ai personaggi di quell'istituto un po' troppo ignorato che fu messo in vita in forza dello Statuto del 14 marzo 1848 dall'oc autorità legittima ; l'A. non manca nemmeno di far capire che il nuovo organo consultivo non ebbe il tempo e il modo di incidere sul circostante mondo politico e che non fu amato dagli uomini nuovi, né riaccet­tato, in epoca di Restaurazione, dalle gerarchie pontificie, più propense a sostituirlo con un omonimo strumento più consono, almeno nelle persone.
Il valore della ricerca dell'A. vien fuori pure dalla puntuale e a momenti persino puntigliosa informazione intorno ai quadri costituenti il Consiglio di Stato e dai lineamenti che sono tracciati delle specifiche operosità, i quali travalicano il breve biennio 1848-49 per abbracciare l'arco di intere esistenze. Cosi la figura del Consigliere Salvatore Betti, già studiata dal Cicconetti e dal Cugnoni, e quella di Francesco Orioli indagata prima dal Natali poi dalla Morelli, vengon fuori totali nel contrappunto rigoroso di testo e note. Né meno si apprezzano i brevi ritratti degli Uditori Ilario Alibrandi, Gioacchino Bertuelli, Corrado Politi, questi ultimi due solo formalmente partecipi del Consiglio di Stato romano e in realtà lontani, assorbiti dalla vicenda militare di Venezia e disposti a richiamarne poi con pubblico vanto il ricordo. E per le svelte notazioni dell'A. ottiene una sobria luce, senza inutili amplificazioni, un liberale, moderato nel fondo ad onta di tutte le apparenze di progressismo, cioè il consigliere Francesco Sturbinetti, coinvolto anche in altre respon­sabilità politiche e amministrative, quelle che lo hanno reso oggetto di studio e di larga rivelazione da parte dello Spada, del Giovagnoli, del Leti, del Ceccarelli, di A. M. Ghisal­berti. La ricerca biografica non è, beninteso, fine a sé nello studio dell'A.: l'accompagna sempre l'attenzione alle situazioni storiche, fauste o impropizie, all'avvenire dell'istituto, anche se questo equivale comunque alla carriera dei personaggi.
Un giustificativo riferimento, nelle prime pagine, ai compiti del Consiglio di Stato (redigere i progetti di legge e i regolamenti di amministrazione pubblica, dar parere sulle decisioni di governo, possibilmente occuparsi del contenzioso amministrativo) e un cenno alle materie discusse nelle varie sedute, nelle quali primeggiano problemi di carattere finanziario e di controllo, fanno riscontro a un epilogo che può apparire velato di un tocco melanconico: esiste in effetti il quadro di molti irreprensibili funzionari al servizio di una prima e seconda amministrazione e colpiti infine dall'esclusione da cariche affini a quelle di sempre nel mutato clima politico di una terza amministrazione.
WERTHER ANGELINI