Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
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1978
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pagina
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371
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Libri e periodici 371
tuta europea che e è necessario equilibrare le differenze che separano un mercato dall'altro, sostituire alla cieca anarchica speculazione degli industriali un moto pacifico ed intelligente di emulazione e soprattutto ordinare le cose per modo che i frutti, dei progressi delle industrie, dei nuovi sbocchi della produzione non diventino monopolio dei pochi ma si spandano fra le moltitudini a beneficio dei più. La questione sociale è dunque vista dal Mazzini in costante connessione con quella politica, sia nella dimensione nazionale che in quella europea.
PAOLO MARIO SIPALA
GIOVANNI LANDUCCI, Darwinismo a Firenze. Tra scienza é ideologia (1860-1900) ; presentazione di Eugenio Garin; Firenze, Leo S. Olschki, 1977, in 16, pp. 266. L. 4.500.
Quando Darwin pubblicò nel novembre 1859 la sua celeberrima Origine della specie si meravigliò del successo riscosso: nel giro di pochi anni innumerevoli scienziati si dichiararono darwiniani. In Italia II Politecnico fu la prima rivista che diffuse la conoscenza di Darwin incontrando e scontrandosi con resistenze di carattere politico e, soprattutto, religioso veementi: è notissima la guerra condotta dalla Civiltà Cattolica contro questa nuova teoria che sembrava minare i fondamenti stessi della fede. E in Italia il positivismo seppe spesso realizzare un felice incontro con le nostre tradizioni culturali, al punto che l'hegeliano Spaventa poteva riconoscere ad esso la vera espressione dell'esigenza contenuta nel vero idealismo dal momento che indaga sulla infinita esistenza che è a l'attività delle cose e specialmente dell'uomo . A Firenze, ove la discussione sul darwinismo fu avviata nel marzo 1860 da Alessandro Herzen al Museo di Storia Naturale, questo felice incontro fra due culture e fra due generazioni si realizzò, come precisa Eugenio Garin nella sua lucida presentazione, come rapporto dialettico fra la Firenze di Capponi, dei Lanibruschini, dei Ricasoli e la Firenze dei Villari, dei Tocco, dei Mantegazza.
La generazione di questi intellettuali, scrive Landucci, sembrava incarnare quella parte migliore del positivismo di cui parlava Spaventa nel 1867: la filologia, la storia, la linguistica comparata, la psicologia, l'antropologia, le vicende dei popoli con i loro miti e le loro civiltà e la fisiologia... erano questi i capitoli intorno ai quali si ricreò una circolazione di idee, di progetti, di iniziative anche di carattere internazionale (p. 21). E sono anche le questioni affrontate da questo meticoloso e accurato studio di Giovanni Landucci che ripercorre con ce intelletto d'amore e con singolare capacità ricostruttiva lo svilupparsi di quei dibattiti, spesso assai elevati, talvolta di retroguardia, indulgendo solo di rado in facili schematismi.
Questa dialettica fra due culture costituisce anche il filo conduttore e la chiave di lettura di questo volume che dedica particolare attenzione ad alcuni temi specifici: la storia che il positivismo, e Pasquale Villari in particolare, voleva sottrarre a quella condizione di minorità verso le scienze naturali in cui si trovava, e la questione della storia della scienza; la polemica sulle origini del linguaggio che nel poligenismo e nel monogenismo aveva il suo punto focale, anche per i riflessi che aveva in campo religioso: rifiutare la teoria monogenica sembrava dovesse intaccare il dogma della creazione; il dibattito centrale sulla origine dell'uomo e sul rapporto uomo-scimmia; e ancora il ritratto di Paolo Mantegazza professore di Antropologia, che è forse il capitolo meglio riuscito e più significativo del volume, nel quadro di una storia della cultura toscana nell'Ottocento. Concludono la ricostruzione di Landucci i capitoli dedicati al rapporto fra politica e cultura, alla psicofisiologia, premessa a Firenze per gli studi del De Sarlo, che da essa partirono anche se gli approdi furono ben lontani, e al declino del positivismo a Firenze di cui la a scapigliatura di Leonardo rappresentò il sintomo.
Dicevo che le parti più significative di questo volume sono quelle dedicate al patologo Paolo Mantegazza cui fu conferita la cattedra di Antropologia creata presso l'Istituto di Studi Superiori grazie all'intervento di Pasquale Villari, allora segretario generale al ministero della Pubblica Istruzione. E le ragioni del giudizio non risiedono solo nel particolare sviluppo che l'autore dà a questo argomento, ma anche e soprattutto nelle caratteri-