Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1978>   pagina <372>
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Libri e periodici
s ti che della personalità di Mantegazza che ne fanno uomo rappresentativo dello specifico clima culturale della Firenze della seconda metà dell'Ottocento. Fra il materialismo di Herzen e lo spiritualismo di Lambruschini, che si erano aspramente scontrati, la prudenza del positivista Mantegazza che, pur fiducioso nelle risorse della ricerca scientifica, non era disponibile a facili ottimismi, e ne ricordava la lunghezza e la necessaria gradualità, rifletteva il felice innesto delle nuove metodologie scientifiche nelle tradizioni culturali della Toscana ricasoliana. a La vita è troppo molteplice e varia, per poter essere illuminata da una sola luce, per quanto viva e potente essa sia , scriveva Mantegazza al termine della sua carriera scientifica, quando il darwinismo, esaurita la sua carica rivoluzionaria, aveva rivelato i suoi limiti e stava per essere contestato dalla nuova scienza del Novecento Per l'antropologo fiorentino, tuttavia, la prudenza e la moderazione erano state regole co* stanti nell'uso della nuova metodologia.
In Mantegazza, inoltre, la ricerca scientifica si era unita all'impegno politico, nel quale non aveva mai riscosso il prestigio e l'influenza di un Villari, ma che lo aveva sem­pre visto battersi per l'Università italiana e per la formazione di una e scienza nazionale . Discutibile è, magari, l'accusa che Landucci rivolge a Mantegazza, d'avere, cioè, sempre lottato per una sempre maggiore libertà e giustizia, ma d'esser mosso da un'ispirazione moralistica e non da una corretta analisi delle strutture. La sua scienza diverrebbe, cosi, secondo Landucci, ce come la religione cristiana, che aveva sempre proclamato l'uguaglianza teorica tra gli uomini e al tempo stesso santificato le disuguaglianze effettive [...] Uomini come Mantegazza che parlavano di ideali e professavano l'aristocratica religione dell'epicu­reismo, non turbavano minimamente l'ordine costituito e non volevano turbarlo, anche se patrocinavano un altro ordine più " ordinato " [...] (p. 171). In realtà, pur accogliendo come considerazione di carattere avalutativo il giudizio sul rapporto fra scienza positiva e ordine costituito, non mi pare accettabile quella connotazione di consapevolezza soggettiva che l'autore sembra attribuire a Mantegazza, quasi a rappresentarlo come deliberato com­plice di un sistema oppressivo. Né mi pare che si possa chiedere ad un evoluzionista cre­dente, per oc fede scientifica, nel progresso ineluttabile, di operare come un volontarista.
Del resto, lo stesso Landucci che più oltre vede nelle accuse rivolte contro la vivise­zione in nome della pubblica moralità l'intento deliberato di colpire la scienza e il materialismo, ci restituisce, non senza qualche contraddizione e qualche forzatura ideologica, l'immagine di un Mantegazza che condanna una moralità da tempo tramontata, o, forse, mai esistita (cfr. p. 177).
L'alba del nuovo secolo registra una larga e rapida diffusione, nella cultura italiana ed europea, della reazione al positivismo, al determinismo, all'evoluzionismo. Landucci ri­corda lo sfogo accorato di Antonio Labriola a Benedetto Croce contro la a cosiddetta rina­scita idealistica. In realtà, dietro questa espressione onnicomprensiva si celava la critica contro quel positivismo che da metodo di ricerca aveva voluto farsi teologia, che aveva tratto conclusioni d'ordine metafisico da un processo d'indagine la cui prima ispirazione era stata proprio antimetafisica. Ma si nascondevano ancora forme virulente di irrazionalismo che anticipavano le follie del nostro secolo e che proprio a Firenze avrebbero avuto il primo centro di diffusione.
Agli inizi del secolo Pasquale Villari, che nel 1890 aveva teorizzato sulle pagine della Nuova Antologia una storiografia che conciliasse la rigorosa ricerca delle fonti con l'or arte eia a poesia dello storico che deve farli rivivere (con quanta maggiore sapienza rispetto alla pura storiografia erudita del classico manuale positivista di Ch.-V. Langlois et Ch. Seìgnobos, Introduclion aux études historiqiies, Paris, 1898!), era per i leonardiani il buon Pasqualino . Intellettuali come Vailati e Calderoni che cercarono allora di superare i limiti del positivismo mantenendo ben saldi i postulati di una ricerca razionale ebbero il torto di cedere a compromettenti collaborazioni con certe mode irrazionalistiche e di condannare quindi la propria opera ad un ingiustificato oblio.
SANDRO ROCABI