Rassegna storica del Risorgimento

QUESTIONE ROMANA; STORIOGRAFIA ITALIA
anno <1978>   pagina <390>
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Massimo de Leonardis
faceva del separatismo e dell'autonomia un dogma, che considerava chiusa per sempre la Questione Romana e comunque riteneva il conflitto fonte di pro­gresso, si affiancò, e con la dittatura si sostituì, la concezione nazionalista, da cui il Fascismo prese le sue idee di politica religiosa. Per Alfredo Rocco e i nazionalisti Io Stato non poteva ignorare la Chiesa: doveva accordarsi con essa per accrescere l'unità e la potenza della nazione o combatterla. In Italia non si poteva che scegliere la prima alternativa. Secondo i liberali il dissidio tra Stato e Chiesa aveva giovato allo Stato e alla sua coesione ed esso poteva dirsi pago del modus vivendi raggiunto e doveva assolutamente rifiutare conciliazioni for­mali; per i più anticlericali era una sciagura la presenza in Italia del Papato, che rappresentava forze retrive contrarie al progresso. Secondo i nazionalisti l'Italia era stata danneggiata nella sua unità interna e nel prestigio internazio­nale dal dissidio con la Chiesa, il cattolicesimo era patrimonio prezioso del po­polo italiano, il Papato era l'idea universale che poteva dare gloria all'Italia. Sono, questi ultimi, motivi che ritroviamo in varie opere, di orientamento nazio­nalista, o fascista, che dalla Conciliazione del 1929 17) trassero più o meno diret­tamente lo spunto per fare la storia della Questione Romana e ritrovare nei fatti storici conferma delle nuove tesi, critiche verso il precedente orientamento separatista.
Francesco Salata nel 1929 raccoglie in volume una serie di articoli e saggi basati sui documenti diplomatici pubblicati da Francia, Germania ed Austria e su inediti dell'Archivio politico del Ministero degli Esteri austro-ungarico.,8) Apparentemente si abbandonava una visione strettamente nazionale del pro­blema, ma l'inquadramento della Questione Romana nell'ambito della politica internazionale, che pure qui prevaleva per la prima volta, è limitato, anche per il carattere di raccolta di studi del volume, solo alle vicende concernenti la Tri­plice Alleanza e serve più che altro a dimostrare alcune tesi dell'autore. Tesi centrale è che il mancato accordo tra il Papato e l'Italia determinò per quest'ul­tima una pericolosa situazione d'inferiorità in campo internazionale, per cui la Triplice Alleanza era divenuta una necessità. Salata sostiene poi che lo spirito di Cavour poteva ben invocarsi all'atto della Conciliazione, perché vi erano molti nessi tra la sostanza dei Patti Lateranensi e le dichiarazioni e le proposte fatte nel '61 dal conte, il cui Capitolato era un vero e proprio Concordato. Il fatto che la relazione del governo Mussolini censurasse la formula cavouriana secondo Salata non toccava Cavour, il cui pensiero era stato deformato dai successori,9' e la cui formula andava interpretata politicamente e non in senso strettamente giuridico. Erano tutte risposte polemiche a quei liberali che si scandalizzavano
1?) Una bibliografia delle pubblicazioni sui Patti Lateranensi edite in quegli anni si trova in A. GIANNINI, Saggio di una bibliografia sugli accordi del Luterano, in Rivista in­ternazionale di scienze sociali e discipline ausiliarie, a. XXXVIII (1930), pp. 142-150 e 550-552 e in R, GIUSTINIANI, Bibliografia degli accordi lateranensi, in II diritto ecclesia-ideo* a. XLV (1934), pp. 100-129. Una rassegna delle polemiche Originate dai Patti in M. MissiBOLi, Date a Cesare, Roma, 1929, libro posto all*Indice per la sua impostazione antireligiosa.
u> F. SALATA, Per la storia diplomatica detta Questione Romana, 1: Da Cavour alla Triplice Alleanza, Milano, 1929.
W) È comune a molti scrittori di tendenza un Illiberale il tentativo di salvare la figura del grande conte distinguendolo nettamente dai successori. Come esempio di candore poli­tico si può ricordare che il volume di V. IBRIZZOLKSI, Da Pio IX a Pio XI, Lanciano, 1929, si apre con una citazione di Cavour e la dedica a Mussolini.